Sant’Angelo a Balsorano

PARROCCHIA “SS.MA TRINITÀ”

BALSORANO (AQ)

 

SANTUARIO RUPESTRE DI S. ANGELO

 

 

 

PERCHÉ SI CHIAMA COSÌ LA GROTTA DI S. ANGELO

IN BALSORANO?

 

La grotta di Balsorano si chiama grotta di S. Angelo, perché vi fu sempre venerato san Michele Arcangelo.

Anticamente, all’interno della grotta, vi erano tre dipinti dell’Arcangelo. In tutto il Medioevo san Michele Arcangelo viene quasi sempre chiamato S. Angelo.

La città del Gargano, dove si apre la famosa grotta e dove apparve, secondo la tradizione, l’Arcangelo san Michele, si chiama Monte S. Angelo.

Anche la Mole Adriana a Roma, su cui torreggia la statua di san Michele Arcangelo, si chiama Castel S. Angelo.

Così, sia a Monte S. Angelo (Foggia), sia a Roma sul Castel S. Angelo, S. Angelo è soltanto san Michele Arcangelo.

Sappiamo che nei secoli XI, XII e XIII, fiorirono in Valle Roveto, chiese e monasteri sotto la guida dei figli di san Benedetto.

Per restare nelle vicinanze della nostra grotta, a Pescocanale (piccolo paese del Comune di Capistrello), la chiesa Parrocchiale fu sempre dedicata a san Michele Arcangelo, protettore del paese. La chiesa inoltre, veniva indicata nelle cronache cassinesi, nei privilegi pontifici ed imperiali e poi nelle visite pastorali dei vescovi di Sora, come chiesa di S. Angelo e mai di san Michele.

Inoltre, anche a Morrea, piccola frazione del Comune di san Vincenzo Valle Roveto, da secoli esiste la chiesa di S. Angelo, cioè di san Michele Arcangelo.

 

 

LA DEVOZIONE A SAN MICHELE ARCANGELO

 

Nel Medioevo, fiorì e si estese a quasi tutta l’Europa, la devozione a san Michele Arcangelo, cioè a S. Angelo.

Il suo culto si propagò dappertutto. Esso probabilmente risale al V secolo, certamente al VI. A Venezia lo troviamo nel tesoro di san Marco, nel secolo X.

Antichissimo è il suo culto in Normandia.

L’immagine dell’Arcangelo sulla porta del celebre Santuario del Gargano, fu fusa nel 1076 a Costantinopoli e, attorno a questo periodo, troviamo san Michele a Verona, ad Assisi, a Pisa, a Parigi, a Tolosa ed in tantissime altre città.

La devozione all’Arcangelo Michele era diventata universale, tanto che nei secoli XI, XII, XIII e XIV, si moltiplicarono ovunque le immagini a san Michele.

Fin dalle epoche più remote, fu il Monte Gargano ad ispirare fedeli e altri paesi a dedicare a san Michele Arcangelo non solo cappelle e chiese, ma anche altre grotte sui monti.

Ed in genere, i santuari di san Michele Arcangelo, sono caratterizzati dalle alture e dalle caverne.

Nessuna meraviglia quindi, che anche a Balsorano, nell’ampia grotta della montagna, si iniziasse la devozione a san Michele Arcangelo, prendendo il nome di Grotta di S. Angelo.

QUANDO HA INIZIO IL CULTO DELL’ARCANGELO MICHELE

NELLA GROTTA DI BALSORANO?

Quando ha inizio non lo sappiamo.

Una data importante la possediamo però: 16 Febbraio 1296.

In questo anno, ci viene assicurato che il Santuario della Grotta di S. Angelo era legato ad un monastero di Benedettini.

Così si esprime la Bolla che Papa Bonifacio VIII (1294-1303), rivolge al vescovo di Sora Nicola, imponendogli di recuperare e difendere i beni, gli averi e i diritti perduti della Chiesa di S. Angelo (ossia del Santuario di san Michele Arcangelo, in Balsorano).

 

GLI ESERCIZI SPIRITUALI PER SOLI UOMINI

NELLA GROTTA DI S. ANGELO IN BALSORANO

 

A quando risale a S. Angelo la pratica degli esercizi spirituali? Non abbiamo una sicura risposta da dare.

Tuttavia, la tradizione, che spesso è degna di essere ritenuta come un documento, ci potrebbe portare molto lontani nel tempo, dal momento che piatti e stoviglie, di data non troppo recente, ancora si conservano all’interno del refettorio del Santuario.

Ma cosa sono gli Esercizi Spirituali, che forse da due secoli sono la bellezza caratteristica di S. Angelo?

Gli Esercizi Spirituali, hanno luogo ogni anno, nella seconda settimana del mese di Maggio. I pellegrini che partecipano a quei giorni di ritiro e di preghiera –unicamente uomini- si chiamano con l’appellativo di “fratelli” e ubbidivano, una volta all’arciprete di Balsorano, mentre oggi ubbidiscono agli ordini del Rettore del Santuario o di chi, per lui, dirige quelle giornate spirituali.

Gli Esercizi consistono in molte preghiere che vengono recitate in comune dai fratelli nella giornata. Centinaia di uomini, si trasformano in quei giorni di preghiera e danno prove continue della loro fede e di sentimenti profondamente cristiani.

Chi va a S. Angelo in quei giorni, vi si reca solo con lo scopo di meditare, di pregare, di diventare migliore, di riaffermare i propri principi di fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa.

 

Degni di nota nella vita del Santuario

sono le figure del Priore Antonio Troiani e del Rettore Padre Enrico Iacovitti.

 

ANTONIO TROIANI

Priore a S. Angelo dal 1941 al 1987

Degno di nota per il suo instancabile lavoro e la sua impareggiabile dedizione al Santuario, merita Antonio Troiani, Priore a S. Angelo dal 1941 al 1987.

Antonio Troiani  nasce a Balsorano il 12 dicembre 1904.

Nel 1941, a soli 37 anni, diviene Priore del Santuario, per incarico dell’allora parroco Don Antonio Macciocchi.

Non era certamente facile ricoprire quel ruolo in quel tempo, per via delle pessime condizioni in cui versava il Santuario.

Inoltre, l’entusiasmo iniziale del giovane Priore, veniva frenato dalla seconda guerra mondiale. In queste circostanze, solo pochi affezionati continuarono a salire a S. Angelo per gli Esercizi Spirituali.

A condividere gli stessi interessi e lo stesso entusiasmo del priore Troiani, nella ricostruzione del Santuario, collaborò anche il nuovo Rettore, Padre Enrico Jacovitti.

I “due pilastri” della ricostruzione del Santuario, lavorarono l’uno al fianco dell’altro nella ricostruzione dell’ospizio.

Qualche anno più tardi, cominciò l’opera di ricostruzione della strada che, dal paese di Balsorano, conduce al Santuario.

Il 5 Maggio 1957, fu inaugurato ufficialmente il Santuario. In quella circostanza furono benedette le nuove campane, le targhe di bronzo per la Via Crucis, fu innalzato il nuovo Crocifisso, si realizzò il nuovo impianto igienico e idrico. Il Santuario fu dotato di un gruppo elettrogeno per l’illuminazione della grotta e del fabbricato, furono acquistati candelieri e restaurato l’altare della Madonna dello Spirito Santo. Il Santuario così, veniva fornito di ogni cosa.

Il 2 maggio 1982, un altro desiderio del Priore Troiani si verificò: la bara con i resti mortali di padre Enrico Jacovitti, veniva trasportata all’interno della grotta di S. Angelo, dove da allora riposa al fianco dell’altare della pietà, entrando in grotta, sulla destra.

Il 12 novembre 1987, mentre tornava a casa dopo aver acquistato del materiale per il Santuario, Antonio Troiani concludeva il suo pellegrinaggio terreno in questo mondo.

  1. Angelo sarà sempre grato ad Antonio Troiani, perché negli anni in cui ha ricoperto il ruolo di Priore, ha sempre servito con dedizione e passione il Santuario.

Molto di ciò che noi oggi possiamo fare e ammirare in questo posto santo, è frutto delle sue fatiche, del suo ingegno e soprattutto della sua preghiera.

PADRE ENRICO IACOVITTI

Instancabile Rettore del Santuario di S. Angelo

Errico Iacovitti Arcangelo, nasce a Balsorano il 18 febbraio 1849. Il secondo nome lo ebbe a motivo della devozione, da parte dei suoi genitori, in onore di san Michele Arcangelo, venerato nella Grotta di Balsorano.

Fece la prima comunione a circa nove anni. Era un bambino avveduto e già molto addottrinato sulla religione cristiana. Ad undici anni non ancora compiuti, divenne seminarista. Affrontò lo studio con disinvoltura, suscitando il compiacimento degli insegnanti.

Nel periodo delle vacanze, tornava a Balsorano, dove, spesso, si recava al Santuario di S. Angelo per trascorrervi intere giornate di preghiere e digiuno per ringraziare la Madonna di averlo fatto venire al mondo e di averlo avviato alla vita sacerdotale.

Della grotta conosceva i più remoti particolari. Era affascinato dal penetrare, il più possibile, nel misterioso e tenebroso cunicolo esistente e del quale -si diceva a quel tempo- congiungesse la grotta del nostro Santuario con quella del Gargano, in Puglia, anch’essa dedicata a san Michele Arcangelo.

Allo scoppio della guerra del 1915-1918, fu chiamato a prestare il servizio militare, che durò appena qualche mese, perché prossimo alla celebrazione della prima messa.

Questo gli consentì di scampare al terribile terremoto del 13 gennaio 1915, trovandosi a Roma per l’espletamento delle pratiche circa l’esonero dal servizio militare.

Due anni dopo, il 15 agosto 1917, fu consacrato sacerdote dal vescovo Iannotta, nella cattedrale di Sora, alla presenza dei genitori emozionatissimi.

Nell’agosto del 1919, gli venne assegnata la Parrocchia della SS.ma Trinità di Meta, frazione di Civitella Roveto, ove rimase fino al settembre 1935.

Nel novembre 1934 il vescovo lo nominò anche rettore del seminario di Sora, oltre che canonico della cattedrale e insegnante nel seminario.

Il 28 novembre 1939, fu nominato arciprete della parrocchia di san Lorenzo Martire, in Isola del Liri (Fr).

Con tale nomina in Don Errico subentrò un tormentato periodo di malessere della vita sacerdotale. Era venuto al mondo con la voglia di fare il bene. Non era portato ad espletare il gravoso peso della conduzione di una Parrocchia, specie di grande entità come appunto quella di san Lorenzo di Isola del Liri. Da bambino era cresciuto intorno e all’interno del convento dei frati di san Francesco e la vita degli stessi lo aveva contaminato e incantato.

Con lettera del 15 novembre 1944, Padre Errico scrive al vescovo diocesano comunicando la sua decisone di lasciare la Diocesi per vestire l’abito francescano. Dopo un breve soggiorno presso il convento di san Francesco in Balsorano, giunse con tre giorni di cammino, presso il Convento di san Giuliano all’Aquila.

Nel mese di maggio del 1951, padre Errico veniva invitato a partecipare agli esercizi spirituali presso il santuario di S. Angelo. Aderì indubbiamente con immenso piacere.

Con la sua nomina a rettore del Santuario di S. Angelo, iniziò il periodo più fluente per l’eremo. Infatti, il nuovo Rettore lavorò instancabilmente al fianco del priore Troiani per la rinascita spirituale e materiale del nuovo Santuario.

Dal 2 maggio 1982, la bara con i resti mortali dell’indimenticabile Padre Enrico Iacovitti, sostano all’interno della grotta di S. Angelo, dove da allora riposa al fianco dell’altare della pietà.

PRIVILEGI ED INDULGENZE

Con rescritto della Segreteria della santa Congregazione delle indulgenze e reliquie, in data 27 Gennaio 1888, furono accordati  i seguenti privilegi ed indulgenze:

 

  1. Il privilegio perpetuo dell’Altare dedicato a Maria SS. dello Spirito Santo;
  2. Oltre all’indulgenza di cento giorni, quella di trecento giorni una sola volta al giorno a tutti i fedeli, i quali con cuore almeno contrito e devotamente ascenderanno la scala di Maria SS.ma nelle sette sue festività, nella festa di San Giuseppe ed in tutte le domeniche di Quaresima;
  3. L’indulgenza plenaria una volta sola, dal primo maggio a tutto il giorno otto di detto mese a tutti i fedeli i quali in un giorno compreso entro lo spazio del tempo accennato, veramente pentiti, confessati e comunicati, visiteranno nella grotta l’altare dedicato a san Michele Arcangelo, ed ivi per qualche spazio di tempo pregheranno secondo l’intenzione del  Sommo Pontefice;
  4. L’altare privilegiato di san Michele Arcangelo per l’otto Maggio, in cui si celebra la festa della sua apparizione.

Con successivo rescritto 16 Febbraio 1955, n. 1255 si concede l’indulgenza plenaria ai fedeli che visitano il santuario:

  1. Nelle feste della Madonna riportate nel calendario universale della Chiesa;
  2. Tutte le volte che vi accedono pellegrinando in gruppo, purché confessati e comunicati e preghino secondo l’intenzione del Santo Padre.

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