Omelia del Vescovo Gerardo per l’inizio della Peregrinatio Mariana

stemma-vescovo-sora

MARIA PELLEGRINA DELLA FEDE

Omelia per l’inizio della Peregrinatio mariana

Santuario di Canneto, 27 settembre 2014

 

Fratelli e sorelle carissimi,

la nostra Missione diocesana viene consegnata oggi a Maria, perché continui insieme con Lei. Maria si mette in cammino con noi, lungo il territorio della nostra diocesi, e non solo: la sua maternità si fa carico dei bisogni e delle speranze delle nostre comunità, raccogliendo preghiere e invocazioni, lodi e lamenti, lacrime e sorrisi.

La nostra chiesa diocesana ha vissuto in questi giorni un autentico evento di “Annunciazione”: la Parola del Signore si è rivelata nelle parole dei missionari, sacerdoti, seminaristi, religiosi e tantissimi laici delle nostre parrocchie, e ha raggiunto migliaia di bambini e ragazzi nelle attività di Oratorio, adolescenti e giovani soprattutto con la pastorale scolastica, molti adulti e famiglie nelle centinaia di Centri di ascolto. Un sentito ringraziamento lo esprimiamo soprattutto nei confronti del Seminario regionale di Anagni. Carissimi educatori e seminaristi, la vostra presenza rischia di lasciare come un “vuoto” negli affetti di tanta gente: ma porteremo per molto tempo, con la vostra amicizia, anche il ricordo gioioso della vostra scelta di vita quale risposta alla chiamata del Maestro Gesù.

La celebrazione di oggi cii traghetta spiritualmente dalla sorpresa dell’Annunciazione al viaggio della “Visitazione”. La “Preghiera per l’anno pastorale” ci consegna l’invocazione con la quale vivere la peregrinatio diocesana: “Cammina con noi, o Maria, missionaria del Verbo di Dio, e risveglia nel cuore la gioia di vivere, e di ascoltare Gesù che per ciascuno di noi dice parole di vita, con le quali capire che vivere è rispondere all’Amore di Dio, e che non c’è gioia più grande di questa”.

La peregrinatio è la “visita” di Maria alla nostra vita ordinaria. Maria, la Vergine Bruna, si fa “compagna di viaggio”, cammina con noi come pellegrina della fede. Lei ci aiuterà a ravvivare nel cuore la bellezza della Parola annunciata e ascoltata, con la quale  capire che il Signore non reprime ma dischiude i nostri sogni. Così recita la “Preghiera a Maria per le Vocazioni”: “Santa Maria, nostra Signora di Canneto, Vergine Bruna e Compagna di viaggio, tu che hai accolto nella tua carne il Verbo di Dio, sciogli le sterili resistenze alla sequela di Cristo, risolvi gli ingannevoli dubbi, e trasforma ogni paura nell’ebbrezza di slanci generosi, favorendo ripetute vertigini per progetti di elevata bellezza”.

Volersi bene

Ognuno di noi pensa di volersi bene e di amare la vita, cerca una risposta ai propri bisogni dando le ali ai tanti progetti.  E’ davvero triste una vita senza direzione. Se non so cosa voglio dalla vita, se non so cosa è più importante per me, se non so a cosa serve la mia esistenza, molto probabilmente finirò per vivere la vita di qualcun altro, e di dipendere da interessi altrui. Trascorrerò la vita a soddisfare i bisogni di un’altra persona, ma non avrò pace.

Cosa significa volersi veramente bene? Come apprezare e valorizzare la vita? Come rispondere al desiderio di essere se stessi?

Maria, come ogni ragazza della sua età, pensava di volere bene alla sua vita, accarezzava i suoi sogni, costruendo i suoi onesti progetti. Con Giuseppe condivide la purezza dello sguardo e l’innocenza dell’abbraccio, l’emozione della parola e la loquacità dei silenzi. Si volevano bene, Giuseppe e Maria, imparando ad amare ed ad accogliere ciascuno i sogni dell’altro. Quello che Maria condivide con Giuseppe esprime l’innocenza dell’animo e la trasparenza del cuore. Dio entra nei sogni di Giuseppe e di Maria, e li aiuta a sognare insieme, non senza di Lui. Insieme scoprono che non possono volere bene ai propri progetti, senza volere bene al Signore, senza ascoltare la sua Parola. Giuseppe e Maria imparano a rimettere i loro progetti nelle mani di Dio, non per rinunciarvi, ma perché si realizzino nella maniera più sorprendente e sublime.

Carissimi ragazzi e ragazze, è stupenda la vostra fantasia e creatività, ma nessuno può capire la propria esistenza, dare un senso alla propria storia, volere bene a se stesso senza vivere l’amicizia intima e confidenziale con Dio. Insomma, da Nazareth ci dovremmo passare prima o poi tutti, e scoprire nel dialogo personale con il Signore, dal quale abbiamo ricevuto il dono della vita, che Lui per primo e da sempre vuole bene alla mia persona più di chiunque altro. Lui ci crea con amore e per amore, non per avere dei sudditi e degli oppressi, ma creature libere di amare. Lui conosce ciò per cui ci ha desiderati, e vuole avere bisogno di noi per realizzare qualcosa di unico e irripetibile. E noi abbiamo bisogno di Lui per capire la nostra storia, guardare al nostro futuro. Aprendoci all’iniziativa di Dio, impariamo a diffidare delle nostre paure, delle nostre ansie, dei calcoli materiali, improntati alla logica asfissiante del tornaconto, delle gratificazioni umane, del soddisfacimento dei propri interessi, dell’individualismo sfrenato. Non dobbiamo pretendere di attraversare il mare della vita utilizzando piccoli cabotaggi, per una comoda navigazione sotto costa, senza mai avere l’audacia di prendere il largo.

Ingannevoli dubbi

Nel dialogo con Dio a Nazareth, Maria ha il coraggio e l’onestà di non evitare la domanda: “Come avverrà questo?”(Lc 1,34). E Dio non si fa attendere. Maria sperimenta che c’è dell’incredibile nell’agire di Dio e nelle sue richieste. Lei vive la sopresa di questa irruzione nel cuore dei suoi sogni adolescenziali. La sua domanda dà voce anche ai nostri dubbi: Perché seguire il Signore? Perché proprio io? E perché proprio in questo momento in cui volentieri pensavo ad altro? Non sarebbe meglio rimandare? E gli altri come vedrebbero la mia scelta?

Queste e altre domande foraggiano le nostre inquietudini, e ritardano la nostra risposta. Le resistenze e i dubbi ingannevoli generati da una cultura egoistica, potrebbero anche vanificare l’iniziativa del Signore. Lui sceglie proprio te e non a caso, ma con occhio di predilezione. E questo ti commuove, fino al dono delle lacrime per lo stupore e l’inadeguatezza. “Quanta grazia nei disegni di Dio” (s. Ambrogio, I sacramenti II,19). Maria è dichiarata “piena di grazia” perché nel disegno di Dio doveva essere una creatura totalmente bella. L’angelo Gabriele le riconosce di aver “trovato grazia presso Dio” perché l’Onnipotente vuol portare a termine il suo irrinunciabile disegno. Di fronte a tanta grazia, come dubitare di Dio e dei suoi disegni?

Nella parabola del vangelo odierno, un “sì” iniziale si perverte in un triste rifiuto. Cosicchè, la chiamata a servire il Signore, dopo un sì euforico ed entusiasta, a volte si spegne tristemente nel disimpegno e nella perdita di motivazioni, scadendo nel fallimento di un rifiuto. Diversamente da chi, dopo aver ripetutamente dichiarato un “no” ostinato, si rimette in discussione fino ad arrendersi alla chiamata del Signore: “Mi hai sedotto Signore…hai fatto forza e hai prevalso” (cfr Ger 20).

Serva dell’Eccomi

Maria non sa dire di no a Dio! E il suo “eccomi” esprime una fiducia incondizionata. Nel momento in cui raggiunge la certezza interiore che nelle parole dell’angelo è proprio l’azione di Dio che si sta svolgendo a suo favore, dichiara un “sì” capace di Dio, offre una risposta all’altezza di Dio, in grado di corrispondere alle attese del Signore.

Con l’adesione alla volontà di Dio, Maria coglie nella logica del servizio il senso profondo della sua vita: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38). E diviene Madre di Colui che “pur essendo nella condizione di Dio… svuotò se stesso assumendo una condizione di servo… (cfr Fil 2,5-11). Quello di “serva” è un appellativo che Maria s’è scelta da sola, e volentieri, avendo capito che se la vita non è servizio, non serve a nessuno. E in quanto serva non si vergogna di dichiararsi pronta ad “eseguire” la volontà di un Altro, perché in quell’essere serva riconosce la sua libertà di amare senza riserve: “Eppure – scrive don Tonino Bello – quell’appellativo, così autoreferenziato, non trova posto nelle litanie lauretane! Forse perché, anche nella Chiesa, nonostante il gran parlare che se ne fa, l’idea del servizio evoca spettri di soggezione, allude a declassamenti di dignità, e sottintende cali di rango, che sembrano incompatibili col prestigio della Madre di Dio. La qual cosa fa sospettare che perfino la diaconia della Vergine sia rimasta un concetto ornamentale che intride i nostri sospiri, e non un principio operativo che innerva la nostra esistenza (don Tonino Bello, in “Maria donna di servizio”).

Nel canto del Magnificat loderà la misericordia del Signore perchè “ha guardato l’umiltà della sua serva”. Nel mistero dell’Annunciazione Dio ha educato Maria alla vera libertà! La sua gioia sarà consegnare totalmente e definitivamente le proprie decisioni nella mani di Dio, per essere al servizio del suo disegno. Questo le basterà per essere immensamente felice!

Carissimi, tutti noi e in modo particolare voi adolescenti e giovani, non saremo mai talmente felici della nostra vita se non quando diventeremo felici di quello che Dio ci chiede di scegliere.

Missionaria del Verbo di Dio

Quando Maria si mette in viaggio verso la casa di Elisabetta, come missionaria del Verbo di Dio, al suo saluto esulta il grembo dell’anziana cugina che tutti conoscevano sterile.

“In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta (Lc 1,39-40).

“Invitiamo Maria – diceva Giovanni Paolo II – a varcare la soglia di tutte le famiglie, così come un tempo, varcò quella della casa di Zaccaria. La preghiamo di portare a tutti lo stesso messaggio di fede materna e di amore” (Giovanni Paolo II, 15 agosto 1980).

Oggi Maria si mette in viaggio per farci esultare nella fede, per non rassegnarci ad una vita cristiana  sterile, sicuri che Dio continua a fecondare i nostri progetti con la sua Parola, e continua a deporre nei sogni di tanti figli e figlie il seme della chiamata divina.  Maria attraversa ancora una volta le montagne, le nostre stupende montagne, visita le nostre contrade, abita la vita delle nostre case, condividendo speranze e angosce, fede e indifferenza, devozione e distrazioni.

Iniziamo oggi le nostre processioni mariane, dove l’immagine della Madonna di Canneto sarà circondata di onori, venerata con canti e con fiori, e dove i confratelli e le consorelle delle nostre Confraternite, insieme con tanti fedeli, faranno a gara per trasportarla in cammino per le vie delle nostre parrocchie. Grazie a questa accoglienza festosa, sarà Maria a convincere il cuore di tutti, in particolare dei nostri ragazzi e ragazze, che è bello dedicare l’esistenza al servizio di Dio e dei fratelli…e che non c’è gioia più grande di questa.  Amen.

 

+ Gerardo Antonazzo

Categorie: Diocesi,Documenti e Omelie,Peregrinatio,Tutte Le Notizie