Diocesi Sora Cassino Aquino Pontecorvo
Associazioni Omelie Vescovo Vescovo Gerardo Antonazzo

Una speranza piena d’immortalità – Omelia per il Giubileo diocesano “Angeli in Cielo” (Basilica-Santuario Regionale di Canneto, 9 novembre 2025)

UNA SPERANZA PIENA D’IMMORTALITÀ

Omelia per il Giubileo diocesano “Angeli in Cielo”
Basilica-Santuario Regionale di Canneto, 9 novembre 2025

 

Carissime famiglie, cari amici e pellegrini,

la Vergine Bruna di Canneto, patrona presso Dio della nostra diocesi, accoglie tutti nel suo cuore di Madre. Maria è Madre nella fede e nella gioia: una maternità nella quale si compie la volontà di Dio sulla giovane di Nazareth, resa feconda dalla potenza dello Spirito Santo; una maternità nella quale il Cielo abbraccia la Terra, il Divino sposa l’Umano, l’Eterno abita il nostro Tempo, l’Infinito si lascia circoscrive dalla finitudine, Dio si fa Uomo, il Verbo si fa Carne.

Maria è madre nel dolore e nel pianto: partecipa alle umiliazioni del Figlio, condivide la via del suo dolore, piange sulla croce del Figlio, bacia con le sue lacrime le ferite dell’Innocente, condannata anche Lei all’estremo dolore nella crocifissione del suo Signore. Avrebbe dato la sua vita pur di vedere salva la vita del Figlio, come ogni mamma. Invece, anche a Lei è toccato l’indicibile dolore di sopravvivere alla morte del Figlio.

Maria è Madre e Maestra di speranza: muore suo Figlio, non muore la speranza nel Figlio. La fede della Vergine Maria nell’Annunciazione del Signore a Nazareth resta forte e irremovibile nell’agghiacciante e cruenta scena del Calvario: “Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala”. Il verbo giovanneo è al plurale: “Stavano…”, perché insieme con Maria e accanto a Lei stanno tutti i genitori provati duramente dalla perdita mortale di un figlio o di una figlia. Con la Madre di Gesù, ogni genitore vive il dolore di uno strappo ingiusto, nemico, cattivo, crudele, insopportabile. Ed è proprio nel cuore di questa dura scena, che sia la speranza di Gesù nell’amore del Padre, sia la speranza di Maria davanti alla morte del Figlio, restano entrambi “piene di immortalità” (Sap 3,4). Gesù si consegna alla speranza dell’amore indefettibile: “È compiuto!” (Gv 19,30). Nulla è perduto con la morte! Gesù non grida la sua rabbia né il fallimento di un’esistenza fin troppo giovane, ma si affida alla speranza nel Padre, che non potrà abbandonarlo alla disperazione. Così la Madre: Maria è desolata nel suo dolore, ma non è una Madre disperata. Rinnova sul Calvario il suo “Eccomi”, restando fiduciosa nell’opera di Dio: “Ai piedi della croce, mentre vedeva Gesù innocente soffrire e morire, pur attraversata da un dolore straziante, ripeteva il suo “sì”, senza perdere la speranza e la fiducia nel Signore. In tal modo ella cooperava per noi al compimento di quanto suo Figlio aveva detto, annunciando che avrebbe dovuto «soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere» (Mc 8,31), e nel travaglio di quel dolore offerto per amore diventava Madre nostra, Madre della speranza” (Spes non confundit, 24).

“Quale segno ci mostri per fare queste cose?”. Questa è la domanda con cui nel brano evangelico i Giudei provocano Gesù, mentre era incollerito con tutti coloro che stavano profanando la Casa di Dio. Ascoltando la mia meditazione, forse anche voi vorreste chiedermi: “Quale segno ci mostri per dire queste cose” sulla morte dei nostri figli? Non ho altra “prova” che la Pasqua del Signore. È questo il segno che Gesù annuncia ai suoi interlocutori: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”…Egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù”. Papa Francesco così scriveva a proposito dell’Anno Giubilare Pellegrini di speranza: “Questa speranza, ben più grande delle soddisfazioni di ogni giorno e dei miglioramenti delle condizioni di vita, ci trasporta al di là delle prove e ci esorta a camminare senza perdere di vista la grandezza della meta alla quale siamo chiamati, il Cielo” (Spes non confundit, 25).

Cari amici,

oggi la nostra fede celebra la Pasqua del Signore, àncora sicura di salvezza e segno certo di speranza nella vita eterna: al dolore per il “nascondimento” della presenza fisica e degli affetti di quanti riposano già nella pace di Dio, uniamo la preghiera per la loro purificazione ultima e definitiva. Ogni dolore umano, pur legittimo e insopprimibile, non soffochi la fiducia nella misericordia di Dio che trasforma ogni vita mortale in una pietra preziosa con la quale edifica la Gerusalemme del Cielo: “La Pasqua non elimina la croce, ma la vince nel duello prodigioso che ha cambiato la storia umana. Anche il nostro tempo, segnato da tante croci, invoca l’alba della speranza pasquale. Egli, il Risorto, mediante lo Spirito Santo continua a ricordarcelo, perché possiamo essere suoi testimoni anche dove la storia umana non vede luce all’orizzonte. La speranza pasquale non delude” (Papa Leone, 5 novembre 2025).

 

+ Gerardo Antonazzo

Clicca qui per leggere l’omelia.