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Il cammino interiore – Omelia per la solennità dell’Epifania (Pontecorvo, Chiesa Concattedrale, 6 gennaio 2026)

IL CAMMINO INTERIORE

Omelia per la solennità dell’Epifania
Pontecorvo, Chiesa Concattedrale, 6 gennaio 2026 

 

 

Il Natale del Signore è epifania di Dio. La Luce di Betlemme è preludio alla rivelazione del Mistero: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria” (Gv 1,14). Preceduto dal grido del profeta: “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te” (Is 60,1), l’apostolo Giovanni raccoglie la metafora della luce per introdurre la venuta del Verbo nella notte del mondo: “Luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9). La diffusione della “Luce vera” rischiara la trasformazione della condizione umana: “A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12).

Un cammino che cambia il cuore

Alzati” è il monito di Dio nella sua epifania ad Abramo, invitato a sollevarsi dalle sue frustrazioni e a mettersi in cammino fidandosi delle promesse divine. Alzati, rivestiti di luce” è il monito dell’epifania di Dio nel suo Verbo eterno. “Alzati” segna un nuovo inizio; è invito ad un cammino interiore. “Alzati” significa mettersi in ricerca, lasciarsi attrarre dal desiderio della verità. E’ il cammino che conduce verso la propria interiorità: troverai Dio, e lo adorerai in te! La cultura pervasiva del momento cerca di offuscare la presenza di Dio senza negarlo, ma cercando di anestetizzare la coscienza umana e la ricerca interiore. È una cultura di evasione e di alienazione. L’interiorità della persona è come “addormentata” da una cultura del consumo in cui si promuove l’evasione da se stessi e dai problemi sociali; oppure è stordita dall’iperattività, per la quale si lascia prendere così totalmente da qualcosa che distoglie ogni riflessione, fino a diventare estranei a noi stessi. “Alzati”: reagisci a questo torpore dell’anima, ascolta i gemiti della tua coscienza. Sarà questa “voce nel deserto” delle tue solitudini a guidarti alla sublime ricerca e riscoperta del Mistero che abita in te. Inizia un cammino interiore, mettiti in ricerca, lasciati attrarre dal desiderio della verità. In cammino con i Magi, saggi dell’antico oriente, lasciati ammaestrare dalla sapienza del cuore. Ascolta i gemiti della tua coscienza: sarà questa voce a guidarti alla sublime ricerca e conoscenza del Mistero che abita in te.

In buona compagnia

Entra a far parte della carovana dei cercatori di Dio, con i Magi del nostro tempo. Il pellegrinaggio del cuore inizia quando si lascia finalmente sorprendere da una luce inattesa, che da sempre brilla nell’intimo più profondo della sua coscienza: “La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta” (Gv 1,5). Così s. Agostino nelle Confessioni: “Hai brillato, e la tua luce ha vinto la mia cecità”. Divinizzato dall’incarnazione del Verbo, l’uomo riconosce la sua presenza nell’intimo di se stesso. Mendicanti di Verità, cerchiamo il Dio della Luce ritornando in noi stessi: Se “Dio è più intimo a me di me stesso” (Agostino,  Confessioni, III, cap. 6, par. 11”, non resta che rientrare in se stessi per ritrovare Dio: “Non uscire da te stesso, rientra in te: nell’intimo dell’uomo risiede la verità”(Agostino, De vera religione, XXXIX, 72). Il cammino dei Magi è metafora del pellegrinaggio interiore verso il proprio cuore, con i suoi desideri di infinito. Il famoso scritto Castello Interiore di Santa Teresa d’Avila presenta un’allegoria dell’anima, come un castello di cristallo con sette stanze. Rappresenta il viaggio spirituale verso l’unione con Dio; ogni stanza simboleggia una tappa di crescita interiore, dal raggiungimento delle prime dimore più esteriori, legate al mondo e ai vizi, fino al raggiungimento della settima e più intima, dove risiede Dio, culminando nell’unione mistica. L’opera insegna che Dio è presente nel centro dell’anima e si può raggiungerlo attraverso la preghiera, superando le difficoltà e le distrazioni per scoprire la propria ricchezza interiore, Dio e la potenza unica del suo Amore.

Negazione di Dio, oscuramento dell’uomo

Il cammino dei Magi si riverbera e si perpetua nella ricerca di ogni uomo. L’Epifania rivela il cammino di Dio verso l’uomo, e mette in cammino il cuore dell’uomo attratto dalla luce divina per ritrovarla nel profondo della propria essenza umana: “È in te la sorgente della vita, alla tua luce vediamo la luce” (Sal 36,10). Le domande e i dubbi che muovono i passi dei Magi, sono quelli che mettono in cammino il cuore e la mente di ogni uomo e di ogni donna alla ricerca della verità. La loro strada impervia e insidiata da Erode è la fatica di ogni cuore che non si arrende di fronte alla posta in gioco, alta e sublime, della propria dignità singolare e preziosa. Quanto più il cammino della verità ci avvicina a Dio, tanto più rivela la conoscenza dell’uomo. La conoscenza di Lui rischiara la conoscenza di sé, della sublime dignità di ciascuno: generati come creature ad immagine e somiglianza di Dio, veniamo da Lui rigenerati come figli. La nostra natura umana è trasfigurata: non più soltanto umana, ma arricchita della partecipazione alla natura divina. Una doppia nascita, una duplice vita, umana e divina ad un tempo. Pertanto, l’oscuramento di Dio offusca la dignità dell’uomo. Un Dio percepito come assente o lontano (oscurato) toglie all’uomo la sua principale fonte di definizione e di speranza, rendendo la sua dignità più precaria e dipendente dalle sole capacità terrene, senza un orizzonte trascendente.

Quid est homo?

È la domanda che si pone l’orante biblico: “Cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell’uomo, perché te ne curi?” (Sal 8,5). “L’uomo scruta il cielo per carpirne i segreti e trarne presagi, percorre le strade del mondo nell’intento di scovare risorse per la sua vita e meraviglie da contemplare, indaga su ogni cosa, ponendo continue domande. Ma in questa ininterrotta ricerca l’interrogativo di fondo è sempre lo stesso: che cosa è l’uomo?” (Commissione biblica, 30 settembre 2019).  L’Epifania del Signore, mentre rivela il Mistero della gloria divina, manifesta anche l’uomo all’uomo: “Tu vivrai in intimità con Dio, sarai erede insieme con Cristo perché sarai diventato dio. Dio ha promesso anche di concederti le sue stesse prerogative una volta che fossi stato divinizzato e reso immortale. Dio non lesina i suoi beni, lui che per la sua gloria ha fatto di te un dio” (S. Ippolito sacerdote, La confutazione di tutte le eresie, cap. 10). Papa Benedetto XVI ha ripetutamente affermato la necessità della ricerca di Dio per conoscere la verità sull’uomo. Nel discorso tenuto all’Università Gregoriana dichiarava che “l’uomo non può essere pienamente compreso se non lo si riconosce aperto alla trascendenza” (1° novembre 2006). Il riferimento a Dio è indispensabile perché l’uomo risponda alle domande fondamentali circa i significati della sua esistenza. L’assenza di Dio porterebbe alla disperazione: “Solo in riferimento al Dio-Amore, che si è rivelato in Gesù Cristo – ha affermato l’uomo può trovare il senso della sua esistenza e vivere nella speranza. La speranza fa sì che l’uomo non si chiuda in un nichilismo paralizzante e sterile, ma si apra all’impegno generoso nella società in cui vive per poterla migliorare”. Quando si offusca il Mistero di Cristo si oscura la verità dell’uomo.  Il cammino dei Magi è speculare alla venuta di Dio: venendo incontro all’uomo nel corpo fragile di un Bambino, Dio svela all’uomo la sua dignità umana e divina.

                               + Gerardo Antonazzo