Omaggio allo scrittore albanese Ismail Kadare
Giovedì 12 marzo, nell’Aula Magna dell’Università di Cassino e del Lazio meridionale sede della Folcara, si è svolta la Giornata delle lingue 2026, con uno speciale omaggio allo scrittore albanese Ismail Kadare. Giornata frutto della collaborazione interistituzionale che ha visto la Rete delle Scuole di Cassino per Letterature dal Fronte, l’Università cassinate, lo Scire, il Corso di Studi di Lingue e l’Università di Tirana. Una mattinata che ha visto Docenti e studenti interagire attorno alla figura di uno scrittore, Kadare, uno dei più grandi autori europei del Novecento, più volte candidato al Premio Nobel per la Letteratura, nato e cresciuto in Albania, paese che lasciò nel 1990, perché in contrasto con la dirigenza comunista, chiedendo asilo politico in Francia, e la cui opera va dalla poesia alla narrativa alla saggistica.
Dopo i saluti istituzionali, tra cui anche Eliona Kulluri Bimbashi e Alessandra Sanella, responsabili dell’accordo tra gli atenei di Cassino e di Tirana, la Dirigente Scolastica Maria Venuti, dell’IIS San Benedetto, scuola capofila della Rete delle scuole di Cassino, ha porto il saluto alle scuole video-collegate, l’Università di Tirana ed il Liceo “Petrarca” di Trieste. A coordinare gli interventi, sono state, per le Università Alessandra D’Atena, per la rete delle Scuole le prof.sse Chiara Paolisso e Maria Luciani.
Il Prof. Tomaiolo ha introdotto il discorso, sottolineando il livello mondiale della letteratura e la narrazione di Kadare che è storica ma al tempo stesso anche immaginifica. A sua volta, Clara Abatecola, Presidente e fondatrice dell’Associazione culturale Letterature dal Fronte, ringraziato il prof. Tomaiolo, ha sottolineato come la letteratura è capace di trasmettere la propria memoria attraverso la lingua, di modellare la realtà, preservare il sapere, costruire ponti e far conoscere per costruire ponti di conoscenza. Ha ringraziato l’Università di Tirana per la collaborazione, grazie alla quale quest’anno Letterature dal fronte tratterà proprio la letteratura albanese, di un popolo così vicino a noi anche culturalmente, cosa che rende probabile anche una pubblicazione quest’anno. Ed ha ringraziato anche i docenti dell’ateneo cassinate, grazie a cui l’Associazione va avanti. Il prof. Riccardo Finocchi, docente Unicas, ha offerto qualche riflessione sul fatto che si sarebbe letto lo stesso brano tradotto in varie lingue: parlare di lingue, al plurale, significa anche parlare di traduzione, cosa niente affatto facile, tanto che il linguista Roman Jakobson disse: “Traduttore, traditore” e il semiologo Umberto Eco: “Tradurre è dire quasi la stessa cosa”. Collegata da Tirana, la prof.ssa Dhurata Sherhi ha parlato di Kudare e in particolare su “La bambola”, ultima opera pubblicata nel 2015 in Albania, prosa dedicata alla casa, alla madre, scritta con trasparenza, quasi una terapia contro la paura. Madre e figlio, chi ha creato chi, lotta tra la madre e la casa. La madre appare come oscurità da cui andiamo via; la casa come spazio per tutti. L’incontro tra madre e figlio si svolge nella “casa della scrittura”.
Sempre da Tirana ha parlato Persida Asllani sulla libertà della letteratura: la letteratura mi ha fatto arrivare alla libertà e non il contrario. La mia libertà è stata la letteratura, letteratura come storiografia.
È stata poi la volta degli studenti, alternando quelli video-collegati da Trieste e Tirana a quelli presenti in Aula Magna. Hanno iniziato leggendo una pagina di “La bambola”, in albanese, italiano, inglese, tedesco, spagnolo, francese. Poi, alternandosi, hanno letto brani tratti da “Il Palazzo dei sogni”, “Il ponte a tre archi”, in italiano, russo, inglese, francese, greco, spagnolo, tedesco e infine concludendo con una poesia. Si è conclusa così una mattinata culturale davvero intensa e preziosa, che ha avvicinato molti giovani tra loro e alla letteratura, quindi ad andare nel profondo della riflessione e della narrazione. La loro disinvoltura nell’uso contemporaneo di tante lingue diverse, manifesta un arricchimento di esperienze, un’apertura di orizzonti mentali, culturali e sociali, che non può fare che bene al loro presente e al loro futuro e a quello di tutta la società.
Adriana Letta





















