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Giubileo delle Fragilità: una comunità che si prende cura

Il 13 luglio, a Canneto, il vescovo Antonazzo ha presieduto la Messa giubilare con la partecipazione delle principali realtà del volontariato diocesano

«Sei fragilità delle fragilità»: con queste parole si può riassumere il senso profondo del Giubileo delle Fragilità, celebrato ieri, 13 luglio 2025, presso la Basilica-Santuario regionale di Canneto.
L’evento, promosso dalla Caritas diocesana, guidata da don Akuino Toma Teofilo, in collaborazione con Unitalsi, Misericordia e Croce Rossa, ha posto al centro dell’attenzione le persone troppo spesso ai margini: anziani, malati, poveri, persone con disabilità, giovani disorientati, e chiunque porti dentro di sé le ferite della vita.

La celebrazione, presieduta alle 17 dal vescovo Gerardo Antonazzo, è stata un invito a considerare la fragilità non come ostacolo, ma come possibilità di crescita umana e spirituale, punto di partenza per costruire una comunità più giusta, fraterna e accogliente. Il Giubileo, infatti, non si è rivolto a pochi, ma si è presentato come una porta spalancata sull’intera umanità, senza esclusioni né barriere.

«Fragilità è una parola che dice molto», ha detto il vescovo durante l’omelia. «Nella sua forma singolare, richiama la condizione universale di ogni creatura. Ma declinata al plurale, le fragilità diventano i volti, le storie, le sofferenze quotidiane che ciascuno incontra o porta con sé». Nessuno escluso, perché nessuno è immune dal limite.

Il racconto del buon samaritano è stato proposto come chiave di lettura e invito all’azione: farsi prossimo è il primo gesto di giustizia. Accanto a chi soffre, la Chiesa non può restare spettatrice: è chiamata a curvare lo sguardo, chinarsi, sollevare.

In questo spirito si colloca l’opera quotidiana della Caritas diocesana, attiva nei dormitori di Sora, nelle mense di Cassino, nei centri d’ascolto sparsi sul territorio.

Un Giubileo silenzioso si compie anche ogni giorno grazie all’impegno dell’Unitalsi, presente alla celebrazione con una folta rappresentanza di volontari e assistiti delle Sottosezioni di Sora e Cassino, guidate dai sacerdoti don Eric Di Camillo, don Mario Colella e dalla presidente Marina Folcarelli.

Un momento particolarmente significativo è stata la partecipazione di tre detenuti della Casa circondariale di Cassino, presenti su autorizzazione del magistrato. Inseriti in un percorso di riconciliazione spirituale e reinserimento umano, hanno preso parte alla liturgia con discrezione, portando all’altare un omaggio floreale alla Vergine Bruna di Canneto. Un gesto semplice, ma denso di significato: anche chi vive la reclusione può sentirsi accolto e coinvolto in un cammino di fede e speranza.

Centrale il ruolo dei giovani, destinatari privilegiati dell’orizzonte giubilare tracciato dal vescovo Antonazzo, da sempre vicino al loro cammino attraverso percorsi vocazionali, educativi e spirituali. «Le fragilità che li attraversano – dall’incertezza sul futuro alla fatica di riconoscersi in un mondo che non lascia spazio ai sogni – devono trovare risposte nella comunità cristiana», ha affermato con forza.

Il Giubileo è stato così anche occasione di rilancio dell’impegno educativo e pastorale verso chi più di altri cerca senso, ascolto, direzione.

Nel Santuario di Canneto, luogo simbolico di fede e meta antica di pellegrinaggi, la giornata ha assunto un significato ancora più profondo. In un tempo segnato da solitudini e smarrimenti, la Chiesa diocesana ha voluto mostrarsi madre che accoglie, voce che consola, mano che solleva.

Ogni parrocchia ha partecipato in autonomia, accompagnando le persone più fragili fino al Santuario. Un’iniziativa non solo liturgica, ma autenticamente sinodale: costruire ponti, stringere legami, creare reti di solidarietà.

Il Giubileo delle Fragilità ha voluto essere uno sguardo che non scarta, una carezza che non giudica, un abbraccio che non esclude, perché ogni fragilità accolta e condivisa può diventare seme di un nuovo umanesimo, primavera di una vita che rinasce.

Andrea Pantone