Ieri, nella Concattedrale di Pontecorvo, Chiesa diocesana riunita attorno al vescovo Antonazzo per la veglia di preghiera in vista della centesima Giornata mondiale
Una Chiesa chiamata a ritrovare nell’unità la sorgente della propria missione e a farsi segno di speranza in un mondo segnato da divisioni, conflitti e fragilità. È questo il messaggio emerso dalla Veglia Missionaria Diocesana celebrata venerdì 16 ottobre nella Concattedrale di San Bartolomeo Apostolo in Pontecorvo, presieduta dal vescovo Gerardo Antonazzo, in occasione della Giornata Missionaria Mondiale 2026, che quest’anno coincide con il centenario della sua istituzione.
Attorno al Pastore diocesano si sono ritrovati sacerdoti, religiosi, religiose, operatori pastorali e fedeli provenienti dalle diverse comunità del territorio, per vivere un intenso momento di preghiera e riflessione sul tema scelto per l’Ottobre Missionario “Uno in Cristo, uniti nella speranza”.
Fin dall’inizio della celebrazione è risuonato l’invito a guardare alle sfide del tempo presente con gli occhi della fede. Guerre, povertà, emarginazione, solitudini e lacerazioni sociali non rappresentano soltanto lo scenario nel quale la Chiesa è chiamata ad operare, ma costituiscono anche un appello a riscoprire il valore dell’annuncio evangelico come proposta di fraternità, riconciliazione e pace.
La veglia si è sviluppata attraverso un itinerario spirituale che ha condotto l’assemblea dalla conversione personale al rinnovato impegno missionario. Nella prima parte della celebrazione i partecipanti sono stati invitati a riconoscere le proprie fragilità e le incoerenze che spesso ostacolano la testimonianza cristiana. Le invocazioni penitenziali hanno richiamato le divisioni interne alla comunità ecclesiale, le difficoltà nell’accoglienza dell’altro, l’indifferenza di fronte alle ingiustizie e la tentazione di vivere la missione in modo isolato, senza autentica corresponsabilità.
L’ascolto della Parola di Dio ha poi orientato la riflessione verso il mandato affidato da Cristo alla Chiesa: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli».
Nel corso della veglia, un passaggio particolarmente significativo è stato dedicato al tema della pace, presentata non come semplice assenza di conflitti ma come capacità di vivere relazioni fondate sull’accoglienza reciproca e sul rispetto delle differenze. La riflessione proposta all’assemblea ha richiamato il valore della «convivialità delle differenze», indicando nella comunione tra persone, culture e popoli diversi una delle espressioni più autentiche della missione cristiana.
L’intera celebrazione ha evidenziato come la missione non sia riservata a pochi specialisti dell’evangelizzazione o a quanti operano nei territori di prima evangelizzazione, ma riguardi ogni battezzato. Famiglie, giovani, consacrati e laici sono chiamati a sentirsi parte di un unico corpo e corresponsabili dell’annuncio del Vangelo, attraverso la testimonianza della carità, il servizio ai poveri e l’impegno quotidiano nella costruzione del bene comune.
Nella sua riflessione, mons. Antonazzo ha ripreso il significato profondo della ricorrenza missionaria, richiamando l’esigenza di una Chiesa che sappia ritrovare le ragioni della propria unità in Cristo per diventare credibile nell’annuncio. La missione, infatti, nasce dalla comunione e trova nella fraternità vissuta il primo linguaggio capace di parlare al mondo.
La veglia si è conclusa con il mandato missionario rivolto all’assemblea. Il vescovo ha invitato i presenti a tornare nelle proprie comunità come testimoni del Vangelo della pace, custodi della comunione e seminatori di speranza, affidando allo Spirito Santo il cammino missionario della Chiesa locale.
La celebrazione ha rappresentato la declinazione diocesana della Giornata Missionaria Mondiale. Un appuntamento che, nel centenario della sua istituzione, ha rinnovato la consapevolezza di una Chiesa chiamata a vivere la propria vocazione universale attraverso la preghiera, la solidarietà e l’impegno concreto a favore delle giovani Chiese e delle comunità che nel mondo testimoniano il Vangelo in condizioni di povertà, minoranza o persecuzione. Come ricordato più volte nel corso della serata, soltanto una comunità realmente unita può diventare segno credibile dell’amore di Dio e portare speranza nelle pieghe della storia.
Andrea Pantone,
Direttore dell’Ufficio per le Comunicazioni sociali











