Vitaliano Lilla di Sant’Agnese. Missionario passionista

Vitaliano Lilla di Sant’Agnese. Missionario passionista (1840-1921)

di Lucio Meglio

Novantasei anni fa, il 27 gennaio 1921, sul Monte Argentario all’età di ottantuno anni moriva il missionario passionista Vitaliano Lilla. Al secolo Angelo Maria, questo religioso nacque a Sora in vico San Bartolomeo il 5 giugno 1840 dai coniugi Carmine Lilla ed Elisabetta Staci. Il piccolo crebbe come tutti i bambini del suo tempo. Fin dall’infanzia frequentò assiduamente la sua parrocchia, nel cuore dell’antica città, dove all’età di undici anni ebbe occasione di partecipare alla predicazione dei padri passionisti che toccò a tal punto il suo stato d’animo che cinque anni dopo, nel giugno 1856, decise di entrare nel Noviziato passionista di Paliano dove emetterà la professione religiosa cambiando il suo nome in quello di Vitaliano di Sant’Agnese. Pur non avendo ancora terminato gli anni di formazione i suoi superiori si accorsero fin da subito delle sue capacità tanto che decisero di inviarlo tra i primi missionari negli Stati Uniti. Giunto a New York il 25 dicembre 1860 p. Vitaliano si trasferì  a West Hoboken, nello Stato del New Jersey, diocesi di Newark, per prendere possesso della chiesa di St. Mary, ed iniziare a porre le basi per l’apertura del ritiro di St. Michael che avverrà nel 1863. In questo ritiro iniziò il lungo periodo di apostolato e di studio del religioso sorano negli Stati Uniti che in undici anni ebbe modo di conoscere una realtà sociale e culturale diametralmente opposta a quella di provenienza. Nei primi anni di permanenza a West Hoboken terminò il suo periodo di noviziato arrivando prima, nel febbraio del 1862, a ricevere gli ordini minori, ed in seguito, il 9 maggio del 1863, ad esser ordinato sacerdote per mano del vescovo di Newark James Roosevelt Bayley. Il 12 febbraio 1873 p. Vitaliano vista la conoscenza di ben tre lingue (inglese, spagnolo, francese) fu inviato, assieme ad altri tre confratelli, come primo missionario passionista in Messico. Qui vi rimase ininterrottamente per quarant’anni scrivendo le pagine più belle della sua vita. Così una biografia messicana ricorda la sua figura: «tra i Passionisti italiani che irrigarono con il sudore della sua fronte la terra messicana il principale fra tutti fu il padre Vitaliano. Quanto dovesse patire in quelle inospitali regioni, allora ancora selvagge, quante escursioni missionarie facesse per monti e boschi e qualche volta alle prese anche con le belve non è cosa da potersi narrare nello spazio di un cenno necrologico. Ma più che con le belve della foresta dovette trattare più spesso con belve umane, quali si dimostravano le Pelli Rosse, assai più pericolose di quelle. Tuttavia a poco a poco riuscì a farsi amare anche da costoro che lo chiamavano: “il Santo padre d’Italia”. Non di rado, con la sua parola insinuante e con l’autorità che s’era acquistata con la virtù in mezzo ad essi, giunse a sedare diuturni odi ed impedire vendette atroci fra quelle tribù, a cui dava egli, per la loro accanita guerra intestina, non il nome di Messicani ma quello di mezzi-cani». Tacubaya e Toluca furono le principali città messicane dove svolse il suo apostolato; nella seconda fu l’artefice della fondazione del Convento di San José, popolarmente chiamato El Ranchito. Dal 1899 al 1902 fu inviato come missionario nell’isola di Cuba dove attese alla cura spirituale dei soldati americani: «con l’arrivo del padre Vitaliano si è potuto attendere al bene spirituale dei soldati americani cattolici. Tutte le domeniche questo padre celebra la messa alle ore 10 del mattino e recita una predica in inglese di venti minuti. Visita gli infermi ed i moribondi dell’ospedale militare, somministrando loro i sacramenti». Per questo servizio gli sarà conferita la cittadinanza onoraria statunitense. Tornato in Messico vi rimase per altri otto anni fino al 1910 quando rientrò nel continente europeo per assumere l’incarico di vicario del convento spagnolo di Daimiel. In Spagna dimorò per due anni; il richiamo della terra natia fu per lui troppo forte, così da chiedere ai superiori il permesso di poter ritornare in Italia per potervi restituire in pace le sue stanche membra, ripetendo graziosamente il verso dantesco: “tu ne vestiste queste misere carni e tu le spoglia!”. Dopo oltre mezzo secolo d’assenza nel 1912 p. Vitaliano ritornò nella patria che lasciò ad appena vent’anni di età. Fu assegnato di famiglia nel ritiro romano della Scala Santa dove visse fino al 1918 anno nel quale si ritirò nel Convento del Monte Argentario dove, il 27 gennaio del 1921, solennità di san Vitaliano papa, ad ottantuno anni di cui sessantaquattro di professione, p. Vitaliano Lilla di Sant’Agnese, a causa di un banale raffreddore, se ne volò al cielo, compianto da tutti i suoi confratelli che tanto ne apprezzarono i meriti e le virtù.

Missionario, superiore, maestro dei novizi, sacerdote esemplare, accanto a queste attività p. Vitaliano si dedicò anche a quella dello studio e della scrittura, dando alle stampe quattro volumi, tutti in lingua spagnola, di cui i principale fu l’Espejo Historico utilissimo para todos o sea coleccion de ejemplos edificantes e instructivos sovre la Santa Ley de Dios, [Imprenta del Sagrado Corazon de Jesus, Mexico, 1896], un testo di mistica nel quale si presentano esempi di vita religiosa tramite i quali istruire ed educare le popolazioni alla vita cristiana. L’opera è arricchita dalla premessa dell’arcivescovo di Tarso Nicolás Averardi, visitatore apostolico in Messico, nella quale si concedono cento giorni di indulgenza plenaria ai lettori del volume.

Figura eclettica e di grande spessore umano e culturale, Vitaliano Lilla è considerato uno dei maggiori missionari dell’America Latina. La sua esperienza religiosa si espresse tanto in chiave teologica con i suoi scritti, quanto nel portare avanti un’attività di nuova evangelizzazione in terre lontane e distanti culturalmente dalle nostre, il tutto all’interno di una visione dinamica e progressista della Chiesa del tempo. Il 25 ottobre 2015 la città di Sora gli ha dedicato una strada attigua al ritiro dei Padri Passionisti così come a Toluca in Messico.

Fonti:

Meglio Lucio, Passionisti sorani. Biografia dei pp. Vitaliano Lilla, Silvestro Lilla e dei religiosi della Città di Sora nella Congregazione della Passione di Gesù Cristo, San Gabriele Edizioni, 2015.

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