Il Parlamento europeo di Strasburgo intitola una Sala-riunioni a “Benedetto da Norcia”
Era ora! Era ora, sì, che l’Unione Europea riconoscesse davvero di essere sotto la protezione del suo Patrono principale, San Benedetto, scelto e proclamato da San Paolo VI, nel lontano 1964, in occasione della consacrazione della ricostruita abbazia di Montecassino.
Martedì 20 ottobre, una Sala-riunioni del Parlamento Europeo a Strasburgo, è stata ufficialmente intitolata a “Benedetto da Norcia”: erano presenti figure apicali come la Presidente Roberta Metsola e la vice-Presidente Antonella Sberna. Presenti anche le delegazioni delle tre gemellate “città benedettine”, Norcia, Subiaco e Cassino, dove Benedetto nacque, visse e si fermò avendo fondato sulla Regola il monastero di Montecassino.
La delegazione cassinate, guidata dal Sindaco Enzo Salera e con le assessore Gabriella Vacca e Concetta Tamburrini, ha mostrato con emozione ed orgoglio il Logo ufficiale della candidatura di Cassino a Capitale italiana della Cultura 2029 in occasione dei 1500 anni dalla fondazione dell’Abbazia.
La storica giornata, dal titolo: “Le radici che modellano il futuro” – “San Benedetto e i valori che hanno plasmato l’Europa”, è cominciata alle 15,30 con la cerimonia di intitolazione della sala, dopo di che si è svolta la conferenza che, moderata dal vaticanista Andrea Gagliarducci, ha visto gli interventi della vice-Presidente Antonella Sberna, degli Europarlamentari Nicola Procaccini, Carlo Fidanza e Marco Squarta. Anche i tre Sindaci delle città benedettine hanno preso la parola, uniti dai valori dell’eredità benedettina e considerando San Benedetto “Padre dell’Europa”. È intervenuto da remoto lo scrittore ed editore Rod Dreher. Infine, su radici, valori e futuro dell’Europa hanno parlato il Nunzio Apostolico dell’Unione Europea e l’Abate Primate dell’Ordine Benedettino.
Ecco perché si può gioire e dire: Era ora!, perché finalmente – proprio in un periodo di guerre, di grandi trasformazioni e rivolgimenti internazionali, di dissidi e difficoltà inaudite, in cui si nota un preoccupante scollamento e indebolimento dell’Unione Europea – si è ripreso a parlare della storia dell’Europa, dei suoi valori culturali, spirituali, morali, e a riconoscere l’enorme importanza dell’influsso del cristianesimo. Basta soffermarsi a riflettere. Certo che San Benedetto può essere a ragione chiamato “Padre” di molte nazioni, legislatore, evangelizzatore e civilizzatore dell’Europa, operatore e messaggero di pace, è cosa risaputa e ampiamente dimostrata storicamente e scientificamente. Egli ha operato non solo nel campo spirituale, mirando innanzitutto alla elevazione spirituale, attraverso la Regola ed il “non anteporre nulla all’amore di Cristo”, ma anche culturale, con il salvataggio di moltissime opere di autori classici effettuato dagli amanuensi, con l’istituzione di scuole, con il valorizzare e regolare il lavoro anche manuale al quale per la prima volta viene attribuita dignità, e con il favorire il fondersi della civiltà latina con il mondo barbarico; sul piano sociale e umanitario, con l’assistenza ai poveri, ai viandanti e pellegrini, ai giovani, ai malati; nel campo dell’arte costruendo o riparando chiese e monasteri improntati alla bellezza e all’arte. È davvero lungo l’elenco dei meriti che lo rendono grande e spiegano il titolo di Patrono principale dell’Europa.
Ricordiamo bene negli anni passati quante richieste all’Europa di inserire nella sua Costituzione le radici cristiane e l’opera preziosa di San Benedetto!
Nell’estate del 2003 il progetto di una Costituzione dell’Unione Europea prese corpo attraverso i lavori della Convenzione: in quel delicato momento per l’Unione, forte fu la voce di San Giovanni Paolo II che dedicò al tema delle radici cristiane d’Europa ben 8 Angelus domenicali consecutivi dal 13 luglio al 31 agosto, facendo costante riferimento all’esortazione postsinodale «Ecclesia in Europa», firmata proprio il 28 giugno 2003, dove il Papa chiedeva un esplicito «riferimento al patrimonio religioso e specialmente cristiano dell’Europa» nel testo del futuro trattato costituzionale dell’Unione.
Nel famoso discorso di Subiaco (1° aprile 2005, il giorno precedente la morte di Giovanni Paolo II) l’allora cardinale Ratzinger aveva già toccato il tema delle radici cristiane dell’Europa, negando tra l’altro che la loro esplicita menzione nella Costituzione continentale potesse offendere qualcuno.
«L’ Europa non può e non deve rinnegare le sue radici cristiane» Fu il nuovo richiamo di Papa Benedetto XVI nel viaggio in Austria, nel settembre 2007. Ma già a Regensburg, nel 2006 aveva affrontato il tema. «La ‘casa Europa’, come amiamo chiamare la comunità di questo Continente, – disse – sarà per tutti luogo gradevolmente abitabile solo se verrà costruita su un solido fondamento culturale e morale di valori comuni che traiamo dalla nostra storia e dalle nostre tradizioni». Le radici cristiane, infatti, «sono una componente dinamica della nostra civiltà per il cammino nel terzo millennio. Il cristianesimo ha profondamente modellato questo Continente. E di ciò rendono testimonianza in tutti i Paesi».
Ci sono voluti due anni per ottenere questo evento, che è finalmente un riconoscimento ufficiale ed esplicito dell’opera di San Benedetto nella costruzione e nella storia d’Europa. Siamo contenti e orgogliosi di questa tappa, ma dobbiamo impegnarci tutti a sostenere noi, dal basso, l’ideale di un’Europa più unita, non solo e non tanto dalla politica e dall’economia, ma soprattutto dai valori più importanti di tutti, quelli immateriali della spiritualità, della cultura, dell’arte, della storia, dell’accoglienza e del servizio, delle relazioni umane e della collaborazione tra persone e popoli. E non dimentichiamo la preghiera. San Benedetto la metteva al primo posto: “Ora, labora et lege”!
Adriana Letta





