A Ciampino trenta presbiteri, col vescovo Antonazzo, hanno vissuto l’esperienza degli Esercizi spirituali predicati da don Fabio Rosini
Un viaggio attraverso i sensi. È l’immagine che meglio descrive gli Esercizi spirituali vissuti dal clero diocesano, insieme col vescovo Gerardo Antonazzo, dal 26 al 30 gennaio presso la Casa di spiritualità “Il Carmelo” di Ciampino. Trenta presbiteri hanno seguito il percorso proposto da don Fabio Rosini – noto biblista e scrittore, già direttore del Servizio per le Vocazioni della diocesi di Roma – scelto in continuità con la proposta di spiritualità a Canneto del 30 agosto. A lui è stato affidato il compito di dare forma al tema “Accende lumen sensibus”.
Cinque giorni dedicati ai cinque sensi, da riattivare e purificare per ricomporre l’unità profonda tra corpo e anima, là dove affonda la radice della vita spirituale, della vocazione e del ministero: Dio stesso. Preghiera comune, meditazione, silenzio, ascolto personale, momenti di fraternità hanno costituito l’ossatura del ritiro, fino al culmine della comunione visibile nella Celebrazione eucaristica. Ma ciò che ne ha riempito lo spazio interiore è stata la proposta, come direbbe san Paolo, di «deporre l’uomo vecchio» (Ef 4,23) per ricostruire “l’uomo interiore” (cfr. 2 Cor 4,16), attraverso un’antropologia redenta.
Fin dalle prime meditazioni, don Rosini ha invitato a compiere un passaggio decisivo: dalla cura dell’estetica alla cura dell’“anestetica dei sensi”, per restituire ai sensi la loro funzione originaria: essere porte attraverso cui il reale entra e parla, vie attraverso cui Dio raggiunge l’uomo.
Il leitmotiv biblico è stato il versetto di Isaia, il più citato nel Nuovo Testamento: «Ascoltate pure, ma non comprenderete, osservate pure, ma non conoscerete» (Is 6,9). Una diagnosi spirituale che attraversa la storia: l’uomo guarda e sente, ma non vede l’invisibile, non afferra l’oltre. Per questo il predicatore ha guidato i partecipanti in un itinerario di purificazione sensoriale, sostando su testi che illuminano il rapporto tra percezione, vita e fede.
La vista è stata meditata alla luce del Vangelo di Matteo «Lampada del corpo è l’occhio» (Mt 6,22): quando essa si ferma al momentaneo e non raggiunge il “tetto psicologico”, selezionando ciò che rassicura e conferma, resta non redenta e non salva.
Particolare rilievo ha assunto il tema dell’udito, il più selettivo dei sensi e, allo stesso tempo, il più esposto alla passività. L’ascolto è il luogo della relazione, il punto in cui l’intimità recondita di chi parla è accessibile a chi ascolta, ma è anche lo spazio dell’inospitalità della Parola, respinta – come emerge dal confronto con la parabola del seminatore (cfr. Mt 13,1-23) – dalle contrarietà della vita, dal piacere elevato a norma etica, dalla mondanità. La controproposta della Scrittura ha il suo modello, invece, nella richiesta di Salomone: quella di «un cuore che ascolta» (1 Re 3,9), attento nell’accogliere, valutare e discernere il bene dal male, lungo la direzione tracciata da Dio, dentro i suoi tempi e facendo proprie le sue stesse logiche. È un invito a lasciarsi raggiungere da ciò che non sempre piace e non sempre è facile, ma chiede distacco e obbliga ad una posizione.
Il percorso ha mostrato come la percettività umana, quando non educata, generi relativismo e dispersione. San Paolo, nella Seconda Lettera ai Corinzi, ha offerto la chiave finale: per avere “il pensiero di Cristo” (cfr. 1 Cor 2, 16), che Gaudium et Spes definisce «misura dell’uomo perfetto» (n. 22), «Non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili» (2 Cor 4,18), perché «ciò che è visibile è temporaneo, ciò che è invisibile è eterno» (ibidem). Siamo al cuore del cammino: imparare a vedere l’invisibile e scoprire ciò che è rimasto nascosto «fin dalla fondazione del mondo» (Mt 13,35), cioè il suo Creatore.
Gli Esercizi si sono configurati così come un’occasione favorevole per ritrovare la percezione profonda della vita, per riassegnare ai sensi la loro specificità spirituale, perché solo un uomo che vede, ascolta e tocca con cuore purificato può annunciare il Vangelo con autenticità e solo un presbitero che custodisce l’unità tra corpo e anima può essere segno credibile della luce che Dio continua ad accendere nei sensi dell’umanità.
Andrea Pantone





