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Dentro il segno dei tempi

L’assemblea diocesana del 25 giugno, sotto la guida di monsignor Palmieri, ha rilanciato il cammino sinodale tra sfide pastorali e rinnovamento

Con un ampio coinvolgimento che ha interessato presbiteri, religiosi, laici e quanti ricoprono incarichi di servizio nelle comunità, si è svolta giovedì 25 giugno, nella chiesa di San Carlo a Isola del Liri, l’assemblea diocesana che, senza soluzione di continuità, ha scandito il cammino pastorale della Diocesi di Sora‑Cassino‑Aquino‑Pontecorvo. Al centro dell’incontro, presieduto dal Vescovo Gerardo Antonazzo e arricchito dalla presenza di mons. Giampiero Palmieri, vicepresidente della CEI, il tema del vivere il cambiamento nel quale siamo immersi, riconoscendone le sfide ma anche le potenzialità. Tale cambiamento interpella la Chiesa a rinnovarsi senza smarrire la fedeltà al Vangelo e all’uomo, soprattutto nella cura dei testimoni della fede all’interno delle famiglie.

Il titolo dell’assemblea, “Saldi nella fede per una Chiesa missionaria – Dai segni dei tempi al tempo dei segni”, ha orientato la riflessione verso una lettura realistica della stagione culturale attuale. Mons. Antonazzo, riprendendo la sua seconda Lettera sinodale del Cammino diocesano, ha richiamato l’esortazione paolina ai Colossesi: rimanere radicati in Cristo è la condizione per affrontare un contesto in cui la trasmissione della fede non può più essere considerata spontanea o garantita. La fine del cosiddetto catecumenato sociale, l’indebolimento dei legami educativi e la frammentazione delle relazioni familiari chiedono alla comunità cristiana un nuovo slancio.

Mons. Palmieri ha offerto una lettura ampia del cammino sinodale nazionale, ricordando come la Chiesa italiana sia chiamata a rimettere al centro il dono della fede e a rinnovare la vita comunitaria attraverso una corresponsabilità reale dei battezzati. In una stagione segnata dalla diminuzione delle risorse e dalla crescente complessità sociale, diventa decisivo valorizzare carismi e ministeri, sostenere le famiglie nel loro compito educativo e accompagnare i giovani in percorsi continui e non frammentati. La prospettiva missionaria, ha sottolineato, nasce da comunità che vivono relazioni fraterne, celebrano con autenticità e testimoniano la carità come espressione concreta del Vangelo.

La diocesi ha individuato come priorità la revisione dell’annuncio della fede nelle diverse età della vita, alla luce delle recenti indicazioni della CEI sull’iniziazione cristiana e sull’identità dei padrini e madrine. Le nuove linee orientative richiamano l’urgenza di un’alleanza educativa tra famiglia, comunità e scuola. All’interno di questa prospettiva, la figura di testimoni credibili assume un ruolo decisivo: uomini e donne capaci di accompagnare i più piccoli e i giovani con una presenza stabile, autorevole e capace di integrare dimensione catechetica, liturgica e testimoniale.

Il Convegno ha rilanciato l’invito a superare una lettura passiva della realtà per assumere uno sguardo capace di riconoscere nella storia le provocazioni dello Spirito. La Chiesa è chiamata a non temere la crisi, ma ad abitarla con fiducia, lasciandosi purificare da ciò che è superfluo e ritrovando la freschezza dell’annuncio evangelico. La convocazione ampia rivolta a presbiteri, diaconi, religiosi, operatori pastorali, catechisti, educatori, docenti di religione, associazioni e gruppi sinodali ha testimoniato la volontà di coinvolgere l’intero popolo di Dio in un cammino condiviso. La missione, è stato ribadito, non può essere affidata a pochi, ma nasce dalla corresponsabilità di tutti i battezzati, chiamati a riconoscere il proprio ruolo nella vita della Chiesa e nella testimonianza del Vangelo nel mondo.

La serata si è chiusa con un clima di attenzione e di responsabilità condivisa, per riconoscere che la vita delle comunità oggi chiede scelte più consapevoli a sostegno delle famiglie e dei più giovani, capaci di custodire la fede come un bene affidato a tutti. Il Vescovo ha richiamato la necessità di uno sguardo lucido, che non si lasci intimidire dalle fatiche del presente, ed ha ricordato che la Chiesa diocesana può crescere solo se rimane vicina alle persone, se sa ascoltare e se accetta di lasciarsi provocare dalla realtà. È in questo dialogo paziente con la storia che l’annuncio del Vangelo ritrova forza e credibilità.

Andrea Pantone