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Corpus Domini 2026

Cassino, con tutta la sua Zona Pastorale, ha festeggiato la solennità del Corpo e Sangue di Cristo

Anche quest’anno per la solennità del Corpus Domini, caduta nella prima domenica di giugno, la Zona pastorale di Cassino, grazie all’accordo fra tutti i parroci, ha celebrato la Messa vigiliare vespertina comunitariamente nella Chiesa Concattedrale di Cassino, potendo così avere il Vescovo Gerardo Antonazzo a presiedere sia l’Eucarestia sia la processione. Ed è stata una giornata davvero sentita e ben vissuta. Le varie parrocchie si sono date da fare per allestire infiorate ed altarini per le soste della processione, per onorare al meglio il Santissimo Corpo e Sangue di Cristo. Non si tratta, infatti, come per le altre feste religiose, di portare in processione un’immagine dipinta o scolpita, ma il vero Corpo e Sangue di Cristo: Lui, vivo e vero, per tutti noi.

Tutto è iniziato nella Concattedrale: coloro che vi arrivavano erano subito colpiti dai tappeti di fiori che segnavano il percorso dall’ingresso all’altare maggiore, prima più piccoli, in ultimo quello più grande e significativo: un’opera di forma ovale che ritraeva l’immagine di San Francesco e sotto due date: 1226 e 2026, proprio per ricordare gli ottocento anni che ci separano dal grande Santo di Assisi, Patrono d’Italia. Quando Vescovo, Sacerdoti, diaconi e ministranti hanno fatto ingresso solenne nella chiesa, è stato un momento emozionante, che ha fatto subito sentire che si trattava di una solennità, anzi: della Solennità liturgica per eccellenza. Il Coro parrocchiale accompagnava la liturgia con i canti, in prima fila i bambini che avevano da poco ricevuto la Prima Comunione, con i catechisti e i genitori, la chiesa gremita di fedeli.

Dopo la liturgia della Parola, il Vescovo Gerardo si è soffermato sulle parole lette: il libro del Deuteronòmio riporta le parole di Mosè al popolo per ricordare che Dio lo aveva umiliato, gli aveva fatto provare la fame, poi lo aveva nutrito di manna, mai conosciuta prima, per far capire che l’uomo non vive di solo pane, ma di quanto esce dalla bocca del Signore. Poi San Paolo, nella prima lettera ai Corinzi (1Cor 10,16-17), dice: “Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo. Fratelli, il calice che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poi la sequenza, che parla del “pane degli angeli”, che non deve essere gettato. E infine il Vangelo del giorno (Gv 6,51-58), in cui Gesù dice: “La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, se uno mangia di questo pane vivrà in eterno”. È uno dei passaggi focali, c’è la “autorivelazione” di Gesù, che dice di sé stesso di essere il vero pane. Molti studiosi chiamano questo passo del Vangelo “il capitolo del pane”. È la fede che ci rende accessibili le parole di Gesù. Se la persona crede in Lui, persona “viva”, non è feticismo religioso, provoca infatti un cambiamento di vita, una conversione, mistero grande, da cui nasce il nostro “dover essere”. Questa è l’opera di Dio in un incontro personale con Lui.

Al termine della Messa, ci si è preparati per la Processione solenne, rito centrale di questa ricorrenza.  Una grande ostia consacrata, racchiusa nell’ostensorio, viene esposta alla pubblica adorazione portata in mano dal Vescovo sotto un baldacchino, quest’anno portato da Capi Scout: una rappresentazione simbolica di Gesù che percorre le strade del mondo. Perciò la tradizione vuole che al suo passaggio si lancino fiori, o meglio, si preparino tappeti floreali artistici su cui far passare Gesù e pertanto in molte località la tradizione delle “infiorate” è diventata anche una grande attrazione turistica.

La processione era aperta dai Lupetti Scout, seguivano i bambini della Prima Comunione guidati da Sr. Ermanna, le Suore, i Sacerdoti delle parrocchie di Zona, poi il SS.mo portato dal Vescovo contornato da alcuni Sacerdoti, poi i fedeli e tutto il popolo. Uscendo dalla Concattedrale, la prima sosta è stata fatta, come da tradizione, all’ingresso della Casa delle Suore di Carità; il Vescovo ha poggiato l’ostensorio sull’altarino ben preparato e lo ha incensato, si è pregato, letto qualche brano di Vangelo e infine il Vescovo ha impartito la solenne Benedizione eucaristica ai fedeli, inginocchiati o chini. Poi si riprendeva il cammino, tra preghiere e canti fino alla successiva sosta con le stesse modalità. La seconda sosta, in pieno centro cittadino vicino alla chiesa di S. Antonio, i cui membri avevano allestito una magnifica infiorata che rappresentava l’Ultima Cena con la prima Eucarestia, molto ben addobbata. Dopo un breve tratto, la nuova tappa era quella preparata dalla Parrocchia di San Bartolomeo presso l’istituto delle Suore Stimmatine, con un’infiorata che ricordava i 1700 anni dal ritrovamento della Croce di Gesù da parte di Sant’Elena e l’800° anniversario di S. Francesco; un’altra sosta è stata presso “Villa Serena”, per portare un segno di vicinanza e di conforto ai malati e a coloro che se ne prendono cura. Così si è fatto anche raggiungendo la “Clinica S. Anna”, dove l’altarino è stato allestito dalla Parrocchia di S. Pietro Apostolo; infine l’ultima tappa è stata presso la chiesa di S. Giovanni Battista, che aveva realizzato un incantevole tappeto floreale che occupava il corridoio centrale, dal portone all’altare, sull’Eucarestia. Lì è stata l’ultima “stazione”: il Coro S. Giovanni Battista, diretto dal M° Fulvio Venditti, ha accompagnato col canto il momento finale. Dopo l’ultima preghiera e benedizione, è stata riposta l’Ostia santa nel tabernacolo. Il Parroco Don Giovanni ha voluto ringraziare non solo il Vescovo, ma tutti per l’impegno e per la buona riuscita della giornata, sollecitando un forte applauso che subito è arrivato; con l’ultimo canto si è conclusa la celebrazione per il Corpus Domini 2026, che resterà nel cuore di molti.

Adriana Letta