Nella Casa Circondariale di Cassino, il Vescovo Antonazzo ha ricordato il Patrono del Corpo di polizia penitenziaria
Martedì 30 giugno, presso la Casa Circondariale di Cassino, per iniziativa del Direttore dott.ssa Maria Antonietta Lauria e del Comandante della Casa Circondariale, nel salone debitamente preparato, è intervenuto il Vescovo diocesano Gerardo Antonazzo per presiedere la S. Messa in commemorazione di San Basilide, Patrono del Corpo di polizia penitenziaria, con la presenza di Don Emanuele Secondi concelebrante.
Presenti le autorità civili e militari, l’assessore Pierluigi Pontone con la fascia di Sindaco, rappresentanti della ASL di Frosinone, con il Direttore sanitario dott.ssa M. Giovanna Colella; ospiti importanti e personale della Casa, perché era una celebrazione per ricordare un santo che è il Protettore degli agenti di polizia penitenziaria. Bisogna considerare quanto può essere delicato e difficile il loro lavoro, che deve assicurare l’esecuzione delle misure restrittive della libertà personale, garantire l’ordine e la sicurezza all’interno degli istituti di pena, partecipare ai percorsi di rieducazione e osservazione, sempre nel rispetto delle prescrizioni previste dai provvedimenti della Magistratura di sorveglianza. E dunque erano numerosi e attivi, alcuni di loro hanno fatto le letture previste per la Messa, oltre alla preparazione del salone, con il tavolo trasformato in altare e posto ben in vista il quadro che rappresenta San Basilide.
Come ha spiegato il Vescovo, è Eusebio di Cesarea che ci fornisce notizie su di lui. Origene, allora diciassettenne, avvicinato da alcuni pagani amanti della verità, prese ad istruirli nella fede cristiana con tale dottrina e con tale ardore che, diffusasi la fama, molti accorsero a lui e furono conquistati da lui alla fede di Cristo: in quel tempo di persecuzione molti di essi affrontarono il martirio. Secondo Eusebio, Basilide era uno dei soldati addetti a scortare i condannati al luogo del supplizio. Aveva assistito ad alcune lezioni di Origene, riportandone una profonda simpatia per il cristianesimo e per i cristiani, ma non si era subito deciso a ricevere il battesimo. Fare il suo dovere di soldato pian piano gli cambia lo spessore umano, divenendo via via più umano e più libero: infatti chi segue Cristo, che è vero uomo, diventa più uomo. La sua umanità cresce fino a che si rifiuta di compiere cose ingiuste dichiarandosi cristiano e subendo il martirio. La sua storia si intreccia con quelle di Potamiena e della madre Marcella, anche loro martiri.
Nella preghiera del Poliziotto penitenziario, che è stata letta, egli chiede a Dio e al suo Patrono, “luce e forza perché possiamo riuscire a svolgere bene il nostro difficile compito di tutelare la società nell’aiutare chi ha sbagliato per debolezza a ritrovare il senso morale della vita”.
L’atmosfera in sala era molto seria ma serena, tutti hanno seguito con attenzione e volentieri la celebrazione e le parole del Vescovo, nonostante il caldo che i ventilatori disposti in sala non riuscivano bene a placare. Al termine i saluti sono stati cordiali e sentiti e si è voluto conservare il ricordo di questo intenso momento vissuto insieme con una bella foto di gruppo con tutti gli intervenuti.
Ma non finiva qui. Con pensiero gentile, avevano preparato per gli ospiti anche un bel buffet all’aperto, all’ombra e con tante cose buone, addirittura con un filo di venticello ristoratore; al momento dei saluti, era tutto un ringraziamento reciproco, un arrivederci affettuoso.
Adriana Letta































