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C’è vita nel discernere

Ieri il Seminario teologico-pastorale ha proposto come accompagnare a vivere comunitariamente scelte illuminanti per costruire la Chiesa del futuro

 

L’esistenza cristiana da vedere e vivere nel suo rigoglio e nella sua vitalità: è stata questa la prospettiva che ha inteso aprire, con i suoi temi e le sue immagini, il Seminario teologico-pastorale che si è svolto venerdì scorso 12 gennaio nella chiesa San Carlo di Isola del Liri. L’evento ha aperto i vari momenti assembleari e formativi diocesani che anche nel corso del 2024 riuniranno fedeli e sacerdoti della Diocesi. L’incontro è venuto ad inserirsi nella cosiddetta “fase sapienziale” del Cammino sinodale, dedicata al discernimento di quanto emerso dall’ascolto sinodale. Nel biennio precedente le comunità cristiane e i mondi che gravitano intorno ad esse sono stati profondamente interpellati dal volto e dalla storia dell’altro, continuando a rivolgere lo sguardo verso l’orizzonte dell’annuncio di Cristo e a percorrere i sentieri dell’affidamento allo Spirito. Esse si trovano oggi, come emblematicamente espresso dal titolo stesso dell’appuntamento “Dall’ascolto al discernimento. Scegliere il meglio nella carità”, di fronte ad un passaggio decisivo: formulare proposte necessarie ad orientare il rinnovamento ecclesiale, perché sia «più efficace l’incontro tra il Vangelo, energia vivificante e perenne, e l’umanità di oggi» (cfr. CEI, Linee guida 2023, p. 4).

Al centro della serata è stato l’intervento (leggi qui) dell’ospite relatore, don Giuseppe De Virgilio, biblista e docente all’Università Santa Croce in Roma, interamente incentrato sul discernimento. Esso è stato incastonato in apertura e a conclusione dalla preghiera assembleare, che ha dominato l’atmosfera del Seminario, dall’ “Eccomi” del canto iniziale risuonato poi nella pagina della vocazione di Samuele (cfr. 1 Sam 3,1-10.19-20) al “Magnificat” finale.

Il vescovo diocesano Gerardo Antonazzo ha introdotto De Virgilio condividendo delle considerazioni prese in prestito dalla voce “laica” del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ma estensibili per analogia allo stile ed alle finalità del Cammino sinodale. Dal suo Discorso di fine anno 2023, Antonazzo ha voluto rilanciare tre passaggi relativi alla corresponsabilità, alla necessità dell’ascolto e alla partecipazione comunitaria; all’apice di queste considerazioni, il Vescovo ha ribadito che «prima che un dovere, partecipare alla vita e alle scelte della comunità è un diritto di libertà. Anche un diritto al futuro. Alla costruzione del futuro. Partecipare significa farsi carico della propria comunità. Ciascuno per la sua parte».

Don Domenico Simeone, referente generale del Cammino sinodale in Diocesi insieme con suor Antonella Piccirilli, ha introdotto l’ospite relatore.

De Virgilio ha approfondito il tema scelto partendo dalla riflessione sul concetto di discernimento e sul suo dinamismo. Servendosi dell’immagine dell’albero, è partito dalle radici, il retroterra biblico, passando per il tronco, costituito dai personaggi e dai modelli biblici per seguire lo sviluppo e la crescita del discernimento, fino a cogliere i frutti della sua fecondità. Ricorrendo all’immagine della menorah, il candelabro a sette bracci tipico dell’arredo del tempio ebraico, il relatore si è soffermato su sette parole che illuminano il senso del mondo (creato in sette giorni, secondo il racconto della creazione del capitolo primo di Genesi) e il senso dell’uomo, aperto al mondo, rivelato nel suo significato più profondo in relazione ad esso, proprio dalla stessa anatomia del suo volto (fatto di due occhi, due orecchie, due narici ed una bocca). Sui bracci della menorah, De Virgilio ha simbolicamente acceso le luci di sette parole, che dicono come si sviluppa il discernimento, cosa implica e comporta: la sapientia, la capacità di vivere bene, interpretare la vita; la prudentia, cioè la capacità di valutazione la realtà e di leggere i segni; la discretio, che consiste nello scegliere «il bene» e la deliberatio, la decisione ferma nell’agire con coerenza, assumendosi la responsabilità delle proprie scelte, l’actio. Le ultime due parole fanno riferimento a ciò che il discernimento si lascia alle spalle e vede nel futuro: la verifica (verificatio) dell’intero percorso che porta al rinnovamento (renovatio).

Andrea Pantone