Omelia per le esequie di don Tommaso Schedi

A ciascuno secondo le sue azioni 

Omelia per le esequie di don Tommaso Schedi

Pero dei Santi, 30 agosto 2020

 

Carissimi presbiteri, familiari di don Tommaso, fratelli e sorelle, 

nel giorno in cui celebriamo la Pasqua di Cristo ci stringiamo in preghiera, e con particolare affetto affidiamo all’amore eterno della Trinità santa il nostro amatissimo don Tommaso che con il suo silenzioso e discreto morire ha celebrato la sua ultima “pasqua”, il suo definitivo passaggio dalle realtà terrene a quelle celesti, dall’ombra alla pienezza della luce, dal provvisorio all’eterno.

Don Tommaso ha frequentato il Ginnasio nel Seminario vescovile di Sora, il Liceo e la Teologia a Casamari presso la comunità dei monaci Cistercensi.

Ordinato sacerdote il 13 settembre 1969 a Pontecorvo da mons. Biagio Musto, ha ricoperto l’incarico di Vice-rettore nel Convitto Vescovile “Villa Angelina” di Sora e di Cappellano di S. Maria della Salette (località Valpara, in Pescosolido) dal 1° ottobre 1969 al 3 settembre 1973.

Ha svolto l’ufficio di Mansionario nel Capitolo della Cattedrale di Sora e di Vice-parroco in “S. Maria dei Fiori” in Isola del Liri.

Nominato parroco di s. Lidano Abate, in Pero dei Santi, dal 1° ottobre 1973, e successivamente anche Amministratore parrocchiale di S. Maria della Stella in Grancia, ha ricoperti tali incarichi fino al 4 novembre 2013.

L’apostolo Paolo nel brano della Lettera ai Romani ricorda ad ogni battezzato, divenuto discepolo del Regno di Dio, la misericordia con cui Dio lo ha salvato e lo ha strappato dalla malizia e dal fermento del peccato, per introdurlo in un nuovo modo di vivere, difforme dall’antica condotta pagana. Pertanto, s. Paolo invita il credente a vivere sì nel mondo, ma senza sposare la logica edonistica e peccaminosa di un mondo spesso senza Dio o addirittura posizionato contro Dio, per continuare a restare fedele a Gesù come modello di vita nuova. Per raggiungere tale obiettivo, il discepolo deve esercitarsi nel “discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto”.

Le parole dell’apostolo Paolo sono una chiave interpretativa dell’opera educativa socio-religiosa di don Tommaso Schedi, finalizzata alla preparazione del vero discepolo di Gesù. La sua esistenza, illuminata e orientata da un’educazione familiare profondamente religiosa e da uno specifico discernimento vocazionale, è stata fedelmente impegnata nello svolgimento generoso e intraprendente del sacro ministero. Si è sempre e soltanto preoccupato di formare chiunque alla vita cristiana. Si è spesso con serietà e, a tratti con quella severità tipica di chi crede profondamente alla sua irrinunciabile missione di cui sa di dover rendere conto a Dio. La sua indiscussa dedizione ad ogni categoria di persone, dai più piccoli agli anziani, è dimostrata dalle molteplici iniziative pastorali intraprese e attuate con proficuo coinvolgimento, per la formazione soprattutto delle giovani generazioni. Nell’adempimento del suo progetto educativo ha saputo ben valorizzare anche la sua competenza e maestria musicale. Ha ritenuto necessario assicurare per le persone spazi di aggregazione per l’animazione ricreativa, culturale, religiosa. Direi che è stato un antesignano per il nostro territorio del valore formativo delle attività di un Oratorio parrocchiale.

Mi piace ricordarlo come un prete laborioso e creativo, premuroso nel servizio pastorale, qualificato e supportato anche da una speciale capacità di anticipare i tempi anche nell’uso di tecnologie innovative, non di rado da lui stesso ingegnate. Dotato di uno straordinario senso pratico, don Tommaso ha prestato all’intero territorio la sua generosità, mettendo a disposizione le sue conoscenze tecnologiche, acquisite il più delle volte in modo autonomo, e nel collaborare con chiunque nella promozione e riuscita di qualsiasi attività aggregativa e promozionale, come ad esempio la preparazione e la diffusione della stampa religiosa.

La finale del vangelo che abbiamo celebrato in questa liturgia apre la fede del credente su una prospettiva escatologica: “Il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni” (Mt 16,27). Nel primo Testamento, in particolare nella letteratura apocalittica del libro profetico di Daniele, l’espressione “Figlio dell’uomo” indica un personaggio celeste, partecipe della condizione di Dio, dotato di poteri sovrani. Gesù assume su di sé il titolo di “Figlio dell’uomo” per dichiarare che Lui ha il potere di giudicare alla fine della storia, per rendere a ciascuno in base alla sua condotta, cioè in base al modo in cui avrà compreso e vissuto la sua esistenza. Don Tommaso ci ha insegnato con l’esempio della sua esistenza che non si vive per morire, come fossimo privi di ogni speranza futura; e che si muore, solo per rinascere alla pienezza di una vita senza fine, per ritrovarsi dinanzi a Dio in una condizione indicibile e gloriosa. Il Signore lo renda ora partecipe dell’eternità beata, da lui insegnata e desiderata. E possa rendere a don Tommaso il premio secondo le sue azioni.

                                                                                              + Gerardo Antonazzo

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