Relazione del vescovo all’assemblea dei CPZ

 

Relazione del vescovo all’assemblea dei cpz

Isola del Liri e Cassino, 1 dicembre 2021

Cassino, 2 dicembre 2021

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Saluto e ringrazio con viva cordialità tutti voi, membri dei Consigli pastorali zonali. Con la celebrazione diocesana del 17 ottobre scorso siamo entrati in una fase speciale, e anche inedita, della vita della nostra Diocesi, per tre ragioni: è la prima volta del coinvolgimento di ogni diocesi nello svolgimento del Sinodo universale dei Vescovi, è la prima volta del Cammino sinodale della Chiesa italiana, è la prima volta del Cammino sinodale della nostra Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo.

In Cammino sinodale, con le Zone pastorali

I CPZ delle otto Zone in cui è ripartito il territorio diocesano sono stati rinnovati nel corso di queste settimane. Esprimo l’auspicio che tutti i membri, presbiteri e laici, assumano di vero cuore il ministero del discernimento che è proprio di ogni “consiglio”, parola che lega immediatamente il compito di tale organismo all’opera dello Spirito Santo.

Lo Statuto delle Zone pastorali, rivisto ultimamente, dichiara che “la Zona pastorale è una realtà territoriale ispirata all’eccle­siologia di comunione, la quale comprende più parrocchie di uno stesso territorio, omogenee per cultura, condizioni socio­economiche e religiose, che richiedono un’azione pastorale specifica e coordinata. I principi ispiratori della Zona sono la corresponsabilità, la partecipazione e la sussidiarietà” (artt. 2 e 3).

E riguardo al CPZ il medesimo Statuto afferma: “Il Consiglio pastorale di Zona ha il compito di ricercare, discutere e presentare proposte concrete in ordine all’azione pastorale della Zona e di proporre le modalità di attuazione di quanto presentato” (art 21).

 

La vita reale dell’intera Chiesa diocesana e la sua missione evangelizzatrice si attua nelle Zone pastorali nella misura in cui sono coinvolti e investiti di responsabilità i rispettivi Consigli zonali, che definisco volentieri e in modo profondamente convinto ‘organismi permanenti di sinodalità’.

CPZ e sinodalità

Il tema della Chiesa sinodale è molto caro a Papa Francesco. Lo riprende ripetutamente, in diverse circostanze. La sinodalità ha come finalità,

“far germogliare sogni, suscitare profezie e visioni, far fiorire speranze, stimolare fiducia, fasciare ferite, intrecciare relazioni, risuscitare un’alba di speranza, imparare l’uno dall’altro, e creare un immaginario positivo che illumini le menti, riscaldi i cuori, ridoni forza alle mani”[1].

È la parte conclusiva del discorso pronunciato da papa Francesco il 3 ottobre 2918, all’inizio del Sinodo dedicato ai giovani, richiamata al paragrafo n. 32 del documento preparatorio della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi dedicato al tema Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione, pubblicato il 9 settembre 2021.

Nella vita della Chiesa tutti gli organismi pastorali hanno il compito di favorire processi di comunione, partecipazione e di missione. La sinodalità è dichiarata dal Papa “dimensione costitutiva della Chiesa”. La sinodalità, afferma il pontefice, è il “cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio”[2]. In particolare, ricorda che la sinodalità

“non è il capitolo di un trattato di ecclesiologia, e tanto meno una moda, uno slogan o il nuovo termine da usare o di strumentalizzare nei nostri incontri. No! La sinodalità esprime la natura della Chiesa, la sua forma, il suo stile, la sua missione”[3] [  ] “Occorre promuovere, a tutti i livelli della vita ecclesiale, la giusta sinodalità”[4].

 

Nella Chiesa sinodale tutti – laici, pastori e vescovo – camminano e pregano insieme, per essere in grado di “cogliere i segni dei tempi che il Signore offre alla Chiesa perché sia capace – come ha saputo fare nel corso di duemila anni – di portare Gesù Cristo”[5] agli uomini e alle donne del nostro tempo.                                                                                                                                                    Alla luce di questi orientamenti magisteriali, comprendiamo la fondatezza di quanto ho dichiarato all’inizio della mia riflessione, additando i diversi Consigli come ‘organismi permanenti di sinodalità’. Infatti, la sinodalità passa innanzitutto, anche se non esclusivamente, dagli Organismi di partecipazione alla vita della Chiesa, chiamati a innescare più concretamente tali processi di sinodalità per la loro specifica e peculiare vocazione di animazione della vita cristiana di ogni comunità.

CPZ organismo di prossimità

 

Questa sera focalizziamo la nostra speciale riflessione sul Consiglio pastorale zonale.

E’ l’organismo pastorale più vicino al ministero episcopale, e allo stesso tempo più vicino alle singole comunità parrocchiali. Più vicino al Vescovo, grazie alla collaborazione tra il Vescovo e ogni Vicario zonale il quale presiede il CPZ; più vicino alle parrocchie, per la rappresentatività che è alla base della formazione di ogni CPZ grazie alla presenza al suo interno dei referenti di ogni Consiglio pastorale parrocchiale. Dunque, il CPZ svolge una preziosa opera di connessione e di continuità dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto della vita diocesana.

Il CPZ acquisisce progressivamente la “mappatura” della vita di ogni parrocchia per mettersi al servizio della sua missione. La Zona e il CPZ non serve soltanto per diramare “avvisi”, comunicazioni, o per la consegna di materiali dal centro della Diocesi, ma per implementare in ogni parrocchia i progetti della Chiesa diocesana, in comunione con il cammino della Chiesa italiana.

 

CPZ organismo di partecipazione

 

Il tema generale del Sinodo dei Vescovi, già avviato da Papa Francesco il 9 ottobre 2021, annuncia come tema: “Comunione, partecipazione, missione”.

Con questo Sinodo, le Chiese particolari sparse nel mondo condividono il tema sinodale quale assunto di una Chiesa che intende riscoprire le sue proprie dimensioni costitutive e identitarie, e ne delineano il suo vero volto: la Chiesa è comunione, partecipazione e missione, diversamente non è Chiesa di Cristo, ma setta religiosa.

La Costituzione Apostolica Episcopalis communio sul Sinodo dei Vescovi afferma:

 

“In ciascuna Chiesa particolare i Vescovi svolgono la consultazione del Popolo di Dio avvalendosi degli Organismi di partecipazione previsti dal diritto, senza escludere ogni altra modalità che essi giudichino opportuna”[6].

 

Una delle vie privilegiate della partecipazione del Popolo di Dio alla vita della Chiesa passa attraverso gli organismi di partecipazione, quali il Consiglio presbiterale, il Consiglio pastorale diocesano, il Collegio dei Consultori, il Consiglio episcopale degli otto Vicari zonali con il Vescovo e il Vicario Generale, il Consiglio pastorale zonale, il Consiglio pastorale parrocchiale, il Consiglio parrocchiale per gli affari economici. La non partecipazione accresce la paralisi della rassegnazione, la quale trova la sua desueta e anacronistica manifestazione nella ripetizione sclerotizzata di riti, tradizioni e devozioni.

Il Concilio Vaticano II ha respinto la distorta rappresentazione di una gerarchia attiva e di un laicato passivo, ha insegnato che tutti i battezzati, lungi dall’essere “membri di secondo ordine” del popolo di Dio e “semplici esecutori di ordini dall’alto”[7], partecipano, secondo il modo che è loro proprio, alle tre funzioni di Cristo profeta, sacerdote e re e, in particolare, che “Cristo esercita la funzione profetica non soltanto per mezzo della gerarchia, ma anche attraverso il laicato”[8].

La composizione del CPZ esprime la sinodalità della partecipazione di tutte le componenti della vita ecclesiale della Zona: Presbiteri, Diaconi, Consacrati, Aggregazioni laicali, Referenti dei diversi Settori pastorali, fedeli laici.

 

CPZ organismo di comunione

 

Il virus sempre in agguato che contagia e disgrega tale processo sinodale è il clericalismo, tentazione tanto dei preti quanto dei laici, a volte più clericali degli stessi preti. Nella Chiesa ha il sopravvento il clericalismo quando in essa manca la profezia e, in definitiva, la vita stessa di Dio e l’azione dello Spirito Santo. Così non c’è alcuna sinodalità. Il clericalismo è una distorsione della vita della Chiesa, perché stacca il prete o il vescovo dalla gente: e un vescovo o un prete staccati dalla gente sono funzionari, non pastori[9].

Lo scopo della comunione ecclesiale non è quello di essere tutti uguali, ma di camminare insieme, condividendo un cammino comune e abbracciando la nostra diversità come motivo di ricchezza. Nella Chiesa sinodale nessuno si eleva al di sopra degli altri e chi si mette al servizio dei fratelli e delle sorelle lungo il cammino deve abbassarsi.

La comunione che Dio costruisce in mezzo a noi è più forte di qualsiasi divisione. In mezzo alle nostre molte differenze, siamo uniti nel nostro comune battesimo, come membri del Corpo di Cristo. Nella mia prima Lettera alla diocesi riguardo al significato del cammino sinodale ho scritto:

 

“Il primo impegno e dovere del cammino sinodale è narrare ‘ad alta voce’, in modo comunitario e partecipativo, necessariamente inclusivo, il vissuto di ciascuna comu­nità, favorendo un ascolto diffuso dei battezzati, praticanti e non, e anche dei non credenti”.

 

Non dobbiamo tacere, anche se fa male, che la percentuale dei battezzati non praticanti è di gran lunga maggioritaria. Resta aperta e ineludibile in nome della stessa sinodalità la sfida di come tenere debito conto di questo dato, per discernere possibili strade e ponti di incontro e di ascolto.

 

CPZ organismo di missione

 

Se la “missione” è compito della Chiesa, ogni cristiano ha un ruolo vitale da svolgere, in modo diretto o indiretto. Tutti i battezzati sono pietre vive nell’edificazione del Corpo di Cristo, e nessuno è escluso dalla gioia del Vangelo da vivere e da testimoniare. I laici hanno una missione speciale nel testimoniare il Vangelo in tutte gli ambiti della società umana: l’indole laicale della missione sta proprio nella testimonianza della fede negli ambienti di vita, non nelle sacrestie o ambienti clericali quali retrobotteghe delle comunità parrocchiali.

Come discepoli di Gesù, siamo lievito in mezzo all’umanità affinché il regno di Dio possa sorgere nel mondo. La Sinodalità è

 

“lo specifico modus vivendi et operandi della Chiesa popolo di Dio che manifesta e realizza in concreto il suo essere comunione nel camminare insieme, nel radunarsi in assemblea e nel partecipare attivamente di tutti i suoi membri alla sua missione evange­lizzatrice”[10].

 

Tale missione nella nostra Chiesa diocesana avrà il suo centro propulsore nella pastorale per/con la famiglia, per riconvertire le comunità parrocchiali da “orfanotrofi” di soli ragazzi con genitori vivi ma assenti, in assemblee “formato famiglia” sia nello stile fraterno sia nella loro stessa composizione e conformazione.

 

In ascolto dello Spirito

 

Non possiamo non considerare la ripartenza ecclesiale della nostra comunità diocesana in tempo di Covid-19 senza ringraziare il Signore per la molteplice e provvidenziale concomitanza nella sequenza degli eventi, quali:

 

  • La conclusione della Visita pastorale

 

  • Il progetto di revisione e di rinnovamento della Catechesi per la re-iniziazione cristiana della famiglia (non più la sola “iniziazione cristiana dei ragazzi”)

 

  • La partecipazione della diocesi al Sinodo dei Vescovi

 

  • La partecipazione della diocesi al Cammino sinodale della Chiesa italiana

 

  • Il Cammino sinodale della nostra diocesi, imperniato sulla centralità della famiglia-Chiesa domestica per l’edificazione della comunità cristiana “formato famiglia”. Anche la fase diocesana seguire le tre fasi della narrazione del vissuto delle nostre parrocchie, del discernimento sapienziale e delle scelte profetiche dalle quale dovrà emergere, secondo lo Spirito Santo, una visione immaginativa e creativa non del futuro della nostra Chiesa di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, ma piuttosto del suo essere Chiesa del futuro così come il Signore ci farà intendere: “Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese” (Ap 2-3).

[1] PAPA FRANCESCO, Discorso Inizio del Sinodo dedicato ai giovani, 3 ottobre 2018.

[2] PAPA FRANCESCO, Discorso per commemorare il 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi (17 ottobre 2015).

[3] PAPA FRANCESCO, Discorso ai fedeli della diocesi di Roma (18 settembre 2021).

[4] PAPA FRANCESCO, Discorso ai partecipanti della plenaria della Congregazione per la dottrina della fede (29 gennaio 2016).

[5] PAPA FRANCESCO, Discorso ai partecipanti alla plenaria del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione (29 maggio 2015).

[6] PAPA FRANCESCO, Episcopalis communio, art. 6, 1.

[7] PAPA FRANCESCO, Messaggio in occasione del 50° anniversario del decreto Apostolicam actuositatem (22 ottobre 2015).

[8] COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, Il sensus fidei nella vita della Chiesa (2014), n. 4.

[9] PAPA FRANCESCO, Discorso ai fedeli della diocesi di Roma (18 settembre 2021).

[10] COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, CTI, La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa, 2 marzo 2018, n. 6.

 

Scarica la presentazione: Presentazione incontro Vescovo CPZ

 

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