La Parola In-attesa


LE – RECENSIONI


Avvenire – LazioSette di Domenica 28 Marzo 2021 – Igor Traboni

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Avvenire 30 marzo 2021

Antonazzo: la Parola è il nostro cibo per la traversata nel deserto

IGOR TRABONI

Quello che compie Gerardo Antonazzo, vescovo di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, in questo suo La Parola inattesa. Provati dalla crisi, plasmati dalla speranza

(edizioni Effatà) non è tanto e solo una sorta di viaggio con gli occhi della fede in questo difficile momento, ma un lasciarsi accompagnare dalla Parola salvifica perché la sfida della pandemia porti «una rinnovata consapevolezza cristiana ed umana, occasione di crescita nella fede e nell’amore verso il prossimo», come argomenta il cardinale Matteo Zuppi nella presentazione.

La Parola, dunque, prima di tutto e sopra ogni cosa, compagna instancabile in questa traversata nel deserto. Una Parola, ed è questa in particolare l’intuizione di Antonazzo alla base del libro, che è «in attesa» di rivelarsi ma anche «in-attesa» perché sempre unica e imprevedibile: sta ad ognuno di noi, soprattutto in questo frangente della storia così complicato, lasciarsi precedere e sorprendere dalla Parola di Dio.

E qui le parole di Zuppi vengono ancora in soccorso, laddove descrive questa lunga meditazione del presule della diocesi ciociara come «immersa nella storia e nutrita di tanti riferimenti umani, mistici, ecclesiali» e tale da aiutarci «a impedire che velocemente dimentichiamo le lezioni della storia» perché «passata la crisi sanitaria, la peggiore reazione sarebbe quella di cadere ancora di più in un febbrile consumismo e in nuove forme di auto-protezione egoistica. Queste pagine, intrise di sofferenza ma anche proprio per questo di speranza credibile, ci aiutano a scegliere, ad essere consapevoli della sfida». La sfida ulteriore che il vescovo Antonazzo inserisce tra le pagine del libro è, come già accennato, anche quella del deserto, di una traversata niente affatto facile ma quanto mai indispensabile per ritrovarsi, ogni giorno. Ed ecco allora come il presule argomenta, nella seconda e densa parte del libro, che la Parola di ogni domenica va accompagnata dalla Parola di ogni giorno, con «il cuore in quarantena» – titolo di uno dei paragrafi più taglienti – che è come costretto a questa traversata nel deserto, per arrivare all’essenzialità della Parola di Dio: «Per attraversare il deserto – sottolinea Antonazzo – l’acqua e il pane sono alimenti essenziali per un minimo di sopravvivenza. Così per il deserto della vita: Cristo, pane- acqua per la vita dell’uomo, dichiara la sua capacità insuperabile di assicurare in pienezza la vita». Da questo punto di vista il libro è allora anche «un percorso esodale», scrive nella prefazione Antonio Pitta, prorettore della Lateranense di Roma, che poi aggiunge: «Guidato dalla roccia nel deserto che è Cristo, percorre i mesi e i giorni della parte centrale dell’anno liturgico – dalla Quaresima alla Pasqua – per attraversare il deserto della prova, dell’incertezza e la precarietà». Le meditazioni del libro sono inoltre costantemente accompagnate dalle parole di papa Francesco e di don Tonino Bello, come Antonazzo originario della diocesi pugliese di Ugento-Santa Maria di Leuca.

© RIPRODUZIONE RISERVATA Dal vescovo di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo una riflessione sul difficile momento che il Paese e la comunità cristiana stanno vivendo e sulla speranza che non viene meno. «Cristo ha la capacità insuperabile di assicurarci pienezza di vita». La prefazione del cardinale Zuppi

 


RIFLESSIONE DEL PROF. LUIGI GULIA

Sono alle prime pagine del suo La Parola in-attesa, ma desidero dirle subito “Grazie” per questa sorpresa, che è destinata a farci conoscere il cammino inverso del deserto. In questa lunga pandemia claustrale il deserto è venuto da noi, direttamente in casa. In-atteso, imprevisto. A ben pensarci, un’opportunità, a mano a mano divenuta familiare. Ci ha esonerati dall’affrontare viaggi e cammini in cerca della Parola, come Mosè ed Elia. Ci pone subito di fronte la domanda dell’oltre…. in “questi nuovi spazi abitatiti di una ritrovata esperienza spirituale”. Ripenso alle voci allarmanti di chi lo scorso anno levava lamenti per la limitazione dell’accesso alla liturgia comunitaria. Dentro di me provai invece sentimenti diversi, che a qualche amico esternai. Quel deserto ci aveva aperto le porte di una “chiesa domestica” declinata nel passato come esperienza possibile. La storia ha fatto la sua parte e la Parola del Signore è penetrata forse imprevista ma alla fine accolta nella sua sorprendente novità e libertà di movimento.

Mi sento in sintonia con il riconoscimento dei “semi di bene” che Dio sparge (presentazione della card. Zuppi) e con gli attributi “esodale, quotidiano ed essenziale” nei quali mons. Pitta riconosce il senso e la forza delle meditazioni che il suo testo, Eccellenza, ci offre come dono di una Scrittura sempre da esplorare con il linguaggio della novità e della esperienza di una storia che ci appartiene, ora, ed ora ci interpella, nutrendoci ad ogni passo di voci “familiari”, come quella “quotidiana” di papa Francesco, o in procinto di farsi compagne di questo viaggio che Lei ci propone: voci della poesia, della Liturgia, della confidenza schietta, come la sua vita di fede, del vescovo Tonino Bello. E allora sì che “il deserto che non t’aspetti” è Parola sempre attesa e sorprendente. E quando si fa carne, la storia di ciascuno di noi può voltare pagina e spingere più al largo (come scrive David Maria Turoldo) pensiero, progetto, azione.

Non mi resta che passare ad approfondire, continuando a leggere e meditare. Più efficace del vaccino, più forte del virus, è questo suo dono di una Parola in-attesa ma, ora che è sopraggiunta, tutta da ascoltare, custodire e manifestare.


ARTICOLO SU LAZIOSETTE DI DOMENICA 18 APRILE 2021 DI DON ANDREA PANTONE

“La Parola in-attesa”, ultimo libro di mons. Gerardo Antonazzo, ascolta la Parola, legge e interpreta, attraverso le pagine della Liturgia del periodo di Quaresima-Pasqua dello scorso anno, gli eventi provocati, provati e trasfigurati dalla pandemia. Il libro fa cominciare la sua lettura di “eventi e parole intimamente connessi” (“Dei Verbum”, 2) il Mercoledì delle ceneri, data profetica dei fatti che stavano per accadere. Mentre ancora le proporzioni future dell’infezione “Covid-19” erano incerte, tra le iniziali ragionevoli perplessità, la crescente consapevolezza della gravità dell’emergenza e la ricerca delle misure adeguate al suo contenimento, l’emergenza sanitaria stava facendo irrompere nella storia di quei primi mesi di chiusure, restrizioni e distanziamento, il forte carattere di “conversione” annunciato dalla Parola di Dio: il recupero dell’essenziale, la ricomprensione dell’esistenza umana attraverso e malgrado l’esperienza della finitudine, il ritorno a Dio. Il testo sacro permette all’uomo di fare una lettura degli eventi nei quali egli e Dio agiscono perché – scrive Antonazzo – “Il mistero di Dio è restituito alla ricerca e al desiderio del cuore umano” (p. 109).

Dopo la presentazione del card. Zuppi e la prefazione di mons. Pitta il vescovo Gerardo inserisce 52 meditazioni all’interno di una struttura in tre parti. La prima di esse riporta parzialmente l’omelia o il commento all’Angelus pronunciati da Papa Francesco nel giorno corrispondente a quello della Liturgia della Parola di riferimento e li correda degli “Scritti” di don Tonino Bello; la seconda offre domande per l’attualizzazione dei contenuti della meditazione; l’ultima segnala passi biblici, per lo più appartenenti alla letteratura salmica, alternandoli a preghiere di papa Francesco o di papa Giovanni Paolo II oppure a orazioni tratte dai libri liturgici.

Senso della vita, mistero del male e del dolore, dubbio dell’assenza di Dio nella sofferenza umana, sono i temi principali che percorrono tutto il testo, parallelamente alla ferma consapevolezza che, anche se nelle prove inaspettate sentiamo di essere caduti dal piedistallo delle nostre sicurezze (cfr. p. 113), gli interrogativi irrisolti dell’uomo possono essere accolti e vissuti, perché Dio “fa scavare sotto ciò che accade in superficie per estrarre la ricchezza di significati e insegnamenti” (p.125).


RECENSIONE DEL PROF. LUIGI GULIA

Aperuit illis sensum ut intelligerent Scripturas. «“Aprì loro la mente per comprendere le Scritture” (Luca, 24, 45) è uno degli ultimi gesti compiuti dal Signore risorto, prima della sua Ascensione. Appare ai discepoli mentre sono radunati insieme, spezza con loro il pane e apre le loro menti all’intelligenza delle Sacre Scritture»: è questo l’avvio della Lettera Apostolica con la quale Papa Francesco il 30 settembre 2019 ha istituito la “Domenica della Parola di Dio” da celebrare la Terza Domenica del Tempo Ordinario con “una valenza ecumenica”, perché coincide con il periodo dell’anno in cui «siamo invitati a rafforzare i legami con gli ebrei e a pregare per l’unità dei cristiani». Da quel 30 settembre ad oggi la pandemia ha avuto il sopravvento sulla vita delle persone come sfida, sconfitta, ricerca di guarigione. Il libro di Gerardo Antonazzo, Vescovo di Sora Cassino Aquino Pontecorvo, si inserisce in questo itinerario, facendolo rivivere «con intelligenza evangelica e tanta sapienza umana» (così il card. Matteo Maria Zuppi nella Presentazione), perché ci sentiamo tutti provati dalla crisi, ma anche plasmati dalla speranza (come dichiara il sottotitolo) di una luce che promana da una Parola in-attesa, nel duplice senso di sorprendente faro che rischiara la notte e di paziente desiderio di una risposta di cammino in uscita (“il cuore in quarantena” – annota mons. Antonio Pitta nella Prefazione – è quello costretto ad attraversare il deserto nel drammatico periodo della pandemia iniziato in “incredibile coincidenza” con la prima domenica della Parola per la Chiesa cattolica). Ecco allora che il deserto, cercato da Mosè per purificare il cuore e da profeti del nostro tempo che vi si sono ritirati per ascoltare solo la voce del Padre, ha preso tenda nelle nostre case (Dio propone il deserto che non t’aspetti, non quello che tu scegli: è stampato sulla quarta di copertina). Pur privandoci per mesi del pane eucaristico, ci ha aperto occhi, mente e cuore ad ascoltare, a pregare nella piccola chiesa domestica della nostra “quarantena” e a lasciarci vivere – quando è accaduto – di una Parola attesa e inattesa: sì, dal pane alla Parola. Ed infatti la Parola della domenica, in questo deserto di sfida, si è fatta pane di ogni giorno. Per azione pastorale di mons. Antonazzo (i vescovi pregano e annunciano la buona novella) il libro del popolo del Signore, con la pluralità delle voci – Bibbia – della storia promessa, si ripropone come presenza nell’oggi in cui riecheggia e orienta la prua della “stessa barca” nel discernimento dell’approdo salutare per l’umanità intera, cui convergano i pensieri e le libere volontà dei singoli. Conversione personale, certo, ma che procede in comunione di pulizia interiore, per rendere fertile la terra che nutriamo e che ci nutre: «partire dalla propria testa per arrivare ai piedi degli altri». Un’immagine che nel linguaggio di don Tonino Bello (il vescovo ispirato che ha lasciato alla Chiesa e al mondo i suoi scritti di fuoco e di misericordia, conterraneo di mons. Antonazzo) richiama il significato di “cenere in testa e acqua sui piedi” come segni della strada quaresimale. A ciascuna delle meditazioni (“tappe bibliche” le definisce il card. Zuppi) dell’autore di questo breviario di sfide di senso e d’amore per l’uomo in cerca di spazi di sincerità, si susseguono spunti di approfondimento dalle omelie di Papa Francesco e dagli Scritti di don Tonino Bello, che dispongono a scrutare in interiore homine e a raccogliersi in preghiera con le invocazioni dei Salmi, i moniti dei Profeti, l’eco della Liturgia, le esperienze oranti da Francesco d’Assisi al servita David Maria Turoldo, voce poetica delle donne e degli uomini che, pensando, si interrogano e, interrogandosi, pregano il Cristo, crocifisso e risorto, non ignari come i discepoli sulla via di Emmaus: Mentre il sole già volge al declino, / sei ancora il viandante che spiega / le scritture e ci dona il ristoro / con il pane spezzato in silenzio. / Cuore e mente illumina ancora / perché vedano sempre il tuo volto / e comprendano come il tuo amore / ci raggiunge e ci spinge più al largo. Pensato per «lasciarsi precedere e sorprendere da Dio», il libro La Parola in-attesa è (in ogni stagione) compagno dei viaggiatori dello spirito, ovunque essi percorrano il faticoso viaggio del deserto per tornare plasmati dalla speranza. (L.G.)