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Omelie

Vocazione è seduzione – Omelia per l’inizio del ministero di don Emanuele Secondi, parroco (Piedimonte San Germano, 30 agosto 2026)

VOCAZIONE È SEDUZIONE

Omelia per l’inizio del ministero di don Emanuele Secondi, parroco
Piedimonte San Germano, 30 agosto 2026

  

Carissimo don Emanuele, cari presbiteri, stimate autorità, amati fratelli e sorelle,

l’inizio del ministero del nuovo parroco nelle due amate comunità di Piedimonte San Germano riscrive, attualizzandola, la stupenda e preziosa pagina autobiografica del profeta Geremia, proclamata oggi nella liturgia della Parola.

In ordine cronologico, questa è l’ultima “confessione” del profeta Geremia, esternazione ad alta voce del suo stato d’animo messo a dura prova. È uno sfogo del profeta, alla pari di uno dei molti momenti della nostra vita in cui la preghiera mette insieme sentimenti di gioia con espressioni di amarezza. L’inizio del testo è straordinariamente sorprendente. È come se il Signore avesse richiesto a Geremia relazioni amorose, fino a sedurlo, alla pari di quando qualcuno seduce una ragazza (cf. Es 22,15). Bisogna ricordare che il Signore aveva proibito al profeta di accasarsi e prendere moglie, perché lo vuole tutto per sé.

Caro don Emanuele,

attraverso la vicenda profetica di Geremia puoi rivisitare la tua storia vocazionale e lasciarti rigenerare per la missione che oggi la Chiesa ti affida su mandato del Signore risorto. La chiamata del profeta, come anche la tua, è avvenuta in un’età molto giovane. Lo attesta lui stesso agli inizi della sua avventura con Dio: “Mi fu rivolta questa parola del Signore: Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni. Risposi: Ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perché sono giovane”. In una data precisa della sua giovinezza, Geremia riceve la vocazione profetica. Manca una teofania, e il racconto di vocazione inizia immediatamente con la parola di Dio. “La vocazione profetica include un’elezione da parte di Dio, una consacrazione, un decreto di nomina” (A.L. Schokel).

Innanzitutto, l’elezione. Precede totalmente l’esistenza, come se la fondasse, perché Dio “chiama all’esistenza ciò che non esiste” (Rm, 4,17). La vocazione non è qualcosa che si sovrappone alla storia personale: la vocazione fonda l’esistenza, e nel corso del tempo la missione profetica potrà divorare e consumare l’esistenza stessa.

La consacrazione consiste nell’assumere una postura esistenziale in vista di un compito sacro da svolgere. E’ come un separare e trasferire il chiamato nella sfera del sacro, la sfera di Dio e della sua opera.

La nomina nella forma di un vero decreto divino ha una dimensione universale. La missione di Geremia supera i limiti da lui probabilmente immaginati. La sua voce dovrà raggiungere un’apertura sconfinata. Non sarà per alcuni, o per i pochi, o per gli eletti, ma per tutti, senza confini…in fines terrae!

Quando Geremia, in un momento particolare di prova e difficoltà secondo il brano odierno della Parola di Dio, ripensano alla sua storia vocazionale definisce gli inizi della sua chiamata come una vera e propria “seduzione”. Il profeta ti ricorda, caro don Emanuele, che la vocazione è seduzione, è una sorta di attrazione, di “innamoramento”. Geremia dichiara di essere stato sedotto da Dio con molte belle promesse. È Dio che seduce te, e il chiamato si lascia sedurre. E solo nel tempo delle difficoltà scoprirai che tale seduzione non risparmia persino la tentazione di mollare tutto: “Non penserò più a lui, non parlerò nel suo nome”. Espressioni come queste sono possibili, comprensibili. Sono perdonabili? Sì, a condizione che non siano mai, in nessuna maniera, le parole “ultime”. Grazie a Dio, le parole “ultime” del profeta sono provvidenzialmente ben altre, quando ammette, nonostante tutto: “Nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo”. La condizione psicologica e spirituale del profeta Geremia sembra scorrere in parallelo con le parole di Gesù sulla croce: quelle “penultime (Padre, perché mi hai abbandonato?) lasceranno finalmente il posto a quelle “ultime”, salvifiche, grazie alle quali il Figlio consegna volontariamente e totalmente la propria offerta sacrificale alla volontà del Padre.

Caro don Emanuele,

il profeta Geremia consegna la certezza che anche nel nostro ministero ogni forma di laboriosità generosa e prodiga, potrà incontrare anche resistenze o indifferenza. Ma nel cuore del suo profondo rammarico, Geremia riconosce ed esalta la consolazione che viene da Dio: nulla e nessuno potrà mai spegnere il fuoco e l’ardore del suo amore. Nel tempo dell’angoscia, il profeta lo sa recuperare, e riscopre la vicinanza di Dio che non abbandona mai il chiamato: “Cantate al Signore, lodate il Signore” (Ger 20,13). Anche l’apostolo Paolo canta la consolazione di Dio nella stagione dura delle sue tribolazioni: “Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione! 4Egli ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in ogni genere di afflizione con la consolazione con cui noi stessi siamo consolati da Dio (2Cor 1,3-4). Non dimenticarlo.

                                                                                                           + Gerardo Antonazzo

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