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Omelie

Un cuore nuovo per il banchetto di nozze – Omelia per i pellegrini (Basilica-Santuario Regionale di Canneto, 20 agosto 2026)

UN CUORE NUOVO PER IL BANCHETTO DI NOZZE*

Omelia per i pellegrini
Basilica-Santuario Regionale di Canneto, 20 agosto 2026

 

Cari pellegrini,
gli atti di devozione che in questi momenti si susseguono attorno alla venerata immagine della Vergine bruna di Canneto non sono semplicemente espressione della fede dei singoli, ma testimonianza visibile di una “comunità” di pellegrini, devoti che camminano come “popolo di Dio, in compagnia formato famiglia, che si affida alla materna intercessione di Maria.

La liturgia della Parola di questa celebrazione eucaristica è introdotta dalla Prima Lettura tratta dal profeta Ezechiele (Ez 36,23-28), il quale ci offre una descrizione straordinaria: riferisce ciò che Dio compie nella concreta realtà del suo popolo. Se ascoltiamo con attenzione, ci accorgiamo che questa Parola non appartiene soltanto al passato; essa parla anche a noi, alla nostra storia e alla nostra vita. Così dice il Signore: questo è l’incipit con cui il profeta descrive la situazione di prova, di difficoltà, di sofferenza nella quale versa il popolo di Israele, esiliato e disperso, perché ha profanato il nome di Dio e la fedeltà a Lui. L’iniziativa di Dio non può tardare nel sanare la grave condizione in cui Israele vive, perché nonostante l’assistenza del suo amore e della sua fedeltà, si è dato all’idolatria, una tentazione che incombe tanto anche oggi. Il profeta riporta fedelmente ciò che il Signore gli chiede di annunciare: “Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati: io vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli”. Pertanto, è naturale chiederci come possa il Signore estirpare dal nostro cuore l’adorazione degli idoli, cioè tutto ciò che prende il posto di Dio nella nostra vita. Tutti rischiamo di riporre la nostra salvezza in realtà che, poco alla volta, ci allontanano da Lui e finiscono per occupare il centro della nostra quotidianità e soprattutto della nostra aspirazione di salvezza e di soluzione dei nostri problemi e speranze.  La domanda trova la risposta nel seguito delle promesse di Dio “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo”. Il profeta continua la sua missione annunciando come Dio purificherà il cuore traviato dall’errore, cuore divenuto di pietra, indurito, pietrificato, poiché non vive più del Suo amore. Il Signore promette un cuore di carne, cioè un cuore che torna a pulsare, a pulsare di amore. L’opera che Dio compie è grandiosa: quando il profeta parla di un cuore nuovo e dice che Dio toglierà il cuore di pietra, sta descrivendo una trasformazione profonda dell’uomo, del suo cuore e della sua capacità di tornare a vivere nell’amore di Dio.

Il verbo togliere indica l’opera di guarigione che Dio compie nel nostro cuore: lo libera dal peccato e da tutto ciò che lo avvelena, dall’odio, dall’orgoglio, dall’invidia e dalla gelosia. Dio prende questo cuore ferito e lo guarisce rianimandolo con lo suo Spirito d’amore. È così che il cuore torna a vivere e a battere, recuperando la capacità di amare veramente. Il cuore nuovo è dunque un cuore rinnovato e guarito, non più indurito, ma capace di sentire nuovamente l’amore di Dio. È un cuore che sa riconoscere Lui come unico Signore, che non si lascia dominare dagli idoli e che orienta a Lui tutta la propria vita, amandolo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le proprie forze.

Solo a questo punto il Signore può proporre il rinnovo dell’alleanza con il suo popolo: “Voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio”. È una formula ricorrente nell’Antico Testamento, che richiama il rapporto nuziale tra Dio e il suo popolo. Dio e il popolo vengono così nuovamente riuniti in una relazione nuziale, matrimoniale, di fedeltà e di amore: con un cuore nuovo, rinnovato e fedele, il popolo può tornare a vivere pienamente la sua relazione con Dio-Sposo. È Lui stesso che ristabilisce questa comunione e rinnova la sua alleanza. Carissimi, nella Santa Messa celebriamo e rendiamo attuale la nuova ed eterna alleanza. Se sostituiamo la parola “alleanza” con la parola “matrimonio”, comprendiamo che ogni celebrazione eucaristica ci introduce nuovamente nel patto nuziale tra Cristo e la sua Chiesa, nel memoriale della Pasqua di Gesù attraverso cui il nostro cuore viene continuamente purificato e rinnovato nella fedeltà.

Il Vangelo (Mt 22,1-14), in continuità con il profeta Ezechiele, parla proprio di un banchetto nuziale al quale noi siamo invitati. E’ il banchetto dell’Eucaristia, il banchetto della nuova ed eterna alleanza. C’è però un problema nella parabola. Nel racconto accade qualcosa di inatteso: il re entra nella sala, vede un uomo che non indossa l’abito nuziale e gli domanda: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello rimane in silenzio, senza sapere che cosa rispondere. Allora il re ordina ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori”. Che cosa rappresenta, allora, l’abito nuziale? Molti esegeti e uomini spirituali hanno cercato di comprenderne il significato, ma possiamo trovare una chiave di lettura proprio nelle parole del profeta Ezechiele. Oggi siamo chiamati noi a partecipare alla Santa Comunione: “Beati gli invitati al banchetto dell’agnello, alle nozze dell’agnello”. Con quale abito nuziale dobbiamo presentarci? L’abito nuziale richiesto dal re per la sua festa di matrimonio è il cuore nuovo di cui ci parlava Ezechiele nella Prima Lettura. Stiamo celebrando l’alleanza, le nozze tra Dio e l’umanità nel sacrificio di Gesù sull’altare. Abbiamo, pertanto, bisogno del rinnovamento del cuore, lasciando purificare dalla misericordia divina. Siamo qui, intorno all’altare per compiere il sacrificio di Gesù, deponendo le nostre intenzioni, fatiche, gioie e dolori, ma chiediamoci con quale cuore siamo entrati in chiesa. Dio solo conosce il nostro cuore, con tutto quello che vi è dentro.

Tutti noi siamo pellegrini in questo santuario: la maggior parte di voi ha camminato anche a piedi per arrivare fin qui. Facciamo ora un ulteriore passo: passiamo dai piedi al cuore. Lasciamoci cambiare il cuore dal Signore, affinché possiamo camminare con un cuore nuovo. Per questo abbiamo sempre bisogno dell’Eucaristia: mentre il memoriale della Pasqua di Gesù guarisce il nostro cuore, sappiamo di essere invitati e ammessi a partecipare alla festa di nozze e al banchetto dell’Agnello che porta su di è i peccati del mondo. Così, giorno dopo giorno, la nostra vita cresce, si rinnova e si lascia santificare. L’invito del Signore rimane per sempre e per tutti: venire al suo banchetto e lasciarci trasformare dal suo amore. Riprendendo il nostro cammino, portiamo nel cuore nuovo la bellezza della Parola del Signore, con la quale oggi la nostra vita è stata illuminata.

 

                                                                                                           + Gerardo Antonazzo

* Trascrizione libera da file audio

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