SPIRITO DELLA VERITÀ E DISCERNIMENTO VOCAZIONALE [1]
Omelia per l’inizio del Noviziato dei Missionari della Fede
Pontecorvo, Centro pastorale “S. Cuore”, 13 maggio 2026
Cari amici,
saluto e ringrazio cordialmente p. Jess, Superiore Generale della Congregazione dei Missionari della Fede, e tutti i confratelli presbiteri. Padre Stefano ha chiamato per nome, e ha presentato alla nostra assemblea i sei candidati al Noviziato che svolgeranno in queste Centro pastorale il loro cammino di formazione. La Parola di Dio celebrata oggi illumina e riscalda il cuore di tutti, ma in modo particolare, la mente e il cuore di questi giovani. Perché? La prima reazione che mi viene in mente ascoltando la parola di Giovanni nel vangelo odierno (Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso), è immaginare che tra le parole che Gesù dichiara di non avere ancora rivelato e che promette di farlo al momento opportuno, ci sia il nome di questi novizi. Oggi lo “rivela” attraverso la chiamata con cui p. Stefano ha pronunciato il loro nome. Non è un nuovo nome, ma è il nome la cui persona è chiamata a compiere scelte nuove, nuove decisioni con le quali il Signore apre nella loro vita nuovi orizzonti. È il nome della chiamata: pronunciare il nome è un atto vocazionale! E il nome, nell’antica cultura orientale, non rimandava ad un dato anagrafico, ma racchiudeva la peculiarità della propria storia personale. Cioè, in quel nome si esprimeva tutto lo spessore della propria vita: io sono il mio nome! Consegnare il proprio nome ad un altro significa consegnare la propria vita in un atto di delicata e confidenziale amicizia. Pensiamo, a tal proposito, al momento in cui Dio rivela il suo nome a Mose in Es 3: “Io sono (sarò) Colui che sono (sarò). Il nome di Dio, attraverso il verbo essere, rivela la missione divina di prossimità verso il suo popolo. Pensiamo all’apostolo Pietro: nel nome nuovo a lui attribuito da Gesù c’è tutta la sua missione a favore della nuova comunità. Papa Francesco nella Cristus vivit, diceva ai giovani: Voi non avete una missione. Voi siete la missione. Noi siamo la missione che siamo chiamati a vivere.
Nel Vangelo il Signore promette agli apostoli il dono dello Spirito della verità. La grande promessa è l’invio dello spirito della verità, che poi Gesù, anche in altri immediati precedenti di questo suo discorso, chiama anche Spirito Paraclito. Perché abbiamo bisogno di questo dono dello Spirito della verità? Per riconoscere la nostra missione attraverso il discernimento che lo Spirito ci aiuta a fare, per fare verità ella nostra vita. Gesù continua a parlare, continua a pronunciare il nostro nome e ci aiuta, in modo tale che quel nome corrisponda a una vocazione e alla missione, ci aiuta quindi con lo Spirito della verità che inabita con le sue sette operazioni sia la mente che il cuore. L’assistenza dello Spirito è di aiuto necessario per scegliere e decidere nella verità. Questo è indispensabile nel cammino di formazione del Noviziato: insieme al vostro impegno, è necessaria la lucidità dello Spirito della verità. Intanto difendersi dalle menzogne e dalle seduzioni diaboliche, e comprendere che cosa Dio vuole da me. “Fare verità” nella tradizione spirituale si chiama discernimento. Dire Spirito della verità è dire Spirito del discernimento. Cernere è l’atto, come verbo italiano, di separare il grano dal rivestimento del chicco che è paglia, pula. Separare. Perché non possiamo confondere il grano con la paglia, e viceversa. Il grano non è la paglia e la paglia non è il grano. Sembra scontato, ma questa confusione oggi è diffusissima. La menzogna, la confusione, sono la perversione della verità. Infatti, come c’è lo Spirito della verità, cari amici, c’è lo spirito della perversione, che è Satana. Nella rivelazione biblica è il Menzognero che tira dalla sua parte con argomenti molto seducenti. Lo spirito menzognero è chiamato nella Bibbia anche seduttore. Nella vita di tanti battezzati Gesù non seduce più, e pochi si innamorano di Gesù. I nostri novizi sono sedotti dal Signore? Siamo sedotti anche noi? Se il Vangelo insegna Beati i poveri, il mondo predica Beati i ricchi etc. Da che parte stiamo? Vedete dunque come ricevere lo Spirito della verità è decisivo nell’orientamento della propria vita. L’inganno, il tranello, trascina dalla parte sbagliata. L’esercitazione con lo Spirito della verità è una forma di “noviziato” che riguarda tutti noi: rimaniamo sempre novizi, in quell’atteggiamento spirituale di chi sa mettersi in guardia da ogni inganno. Il noviziato nel senso della formazione al discernimento non dee mai avere termine! È un processo spirituale sempre necessario e attuale per tutti, in ogni stato di vita.
Gesù insiste e precisa: lo Spirito di verità vi guiderà a tutta la verità. Bellissimo! La verità non conosce parzialità, mezze misure, compromessi. No! Il verbo usato da Gesù è guidare: lascia intendere che la ricerca di tutta la verità è frutto di un processo continuo, un cammino permanente guidato dallo Spirito Santo. Perché tutta la verità non sta all’inizio, ma solo a cammino compiuto. Tutta la verità riguarda tutta la vita, fino al suo ultimo istante. Siamo sempre in cammino di conoscenza della verità, in modo graduale e progressivo, fino al suo compimento, perché tutta la verità è il mistero di Gesù. La verità è Cristo. Se noi teniamo dritta la barra della navigazione, saremo guidati dallo Spirito alla conoscenza del mistero di Cristo nella pienezza della sua verità. E il suo mistero rivelato illuminerà sempre meglio la nostra esistenza. È qualcosa che soltanto vivendola la si scopre e la si conosce sempre meglio.
Lo Spirito della verità sia compagno di strada nel cammino di formazione di questi Novizi, che desiderano rispondere con tutto il proprio animo, con tutta la propria storia personale, alla chiamata di Gesù e alla missione che Lui affiderà loro.
+ Gerardo Antonazzo
[1] Testo da registrazione, non rivisto.
Per leggere e/o scaricare l’omelia in PDF, clicca qui.
