SPERARE “A QUATTRO MANI”
Omelia per il Giubileo dell’ITIS “Ettore Maiorana”
Cassino-Chiesa Concattedrale, 11 dicembre 2025
Cari amici,
porgo il mio saluto al Dirigente, prof. Pasquale Merino, ai docenti e a tutti voi ragazzi e ragazze dell’ITIS “Ettore Maiorana”. Fare “giubileo” significa lasciarsi raggiungere nel cuore da motivi forti di gioia e di entusiasmo, soprattutto perché l’anno giubilare ci sta parlando di speranza. Mi piace pensare a questo nostro incontro giubilare come una preziosa opportunità per dialogare sulla speranza a quattro mani. Perché? Intanto, perché le parole più necessarie da ascoltare sulla speranza sono state già dette da Dio nel brano del profeta Isaia: “Non temere, ti vengo in aiuto…” (Is 41,13-20). Grazie alla Parola che abbiamo proclamato e che ora vogliamo accogliere in profondità ci viene ricordato che la vicinanza di Dio fa del bene alla vostra vita di giovani, e alla nostra missione educativa di adulti. Inoltre, dire “la speranza a quattro mani”, significa ringraziarvi per le molte riflessioni che mi avete consegnato sul tema della speranza. Grazie davvero, perché vi voglio dire: la forza della speranza migliora la vita, di credenti e non.
Un aforisma attribuito al filosofo s. Agostino dichiara: “La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose, il coraggio per cambiarle”. Le sue parole sono molto forti, esse ci fanno prendere consapevolezza di cosa sia realmente la speranza e di come essa sia formata, ovvero da due facce (indignazione e coraggio), le quali ad un primo impatto possono sembrare estremamente discordanti, ma nella realtà dei fatti servono entrambe al fine di migliorare noi stessi e tutto ciò che ci circonda. L’indignazione serve a farci capire ciò che non ci piace, ciò che non riusciamo a tollerare. Esiste però un “cugino malato” dell’indignazione, ovvero l’indifferenza, che ci lascia inermi e disinteressati ai problemi, come se non ci riguardassero. L’indignazione altro non è che il motore del cambiamento che fa scaturire il coraggio per adoperarsi a cambiare ogni forma di ingiustizia. Il coraggio serve al fine di migliorare ciò che non piace, impegnando la propria collaborazione. Innanzitutto serve il coraggio di conoscere veramente le cose che non piacciono e poi dobbiamo trovare dentro di noi, una cosa che noi tutti possediamo, anche se molto spesso lo dimentichiamo, ovvero il coraggio, quello forte, quello profondo, quello che ti fa capire cosa realmente non ti piaccia. Ancor più corretto sarebbe dire ciò che non è giusto, donandoci un’immensa forza per cambiarlo. Preoccupiamoci quando perdiamo il coraggio, poiché è in quel momento che perdiamo tutto.
Tornando al pensiero di S. Agostino, meritano attenzione alcune sue riflessioni sulla speranza. Cito: “Qual è l’oggetto della nostra speranza? Qual è? È la terra? No. Qualcosa che deriva dalla terra, come l’oro, l’argento, l’albero, la messe, l’acqua? Niente di queste cose. Qualcosa che voli nello spazio? L’anima lo respinge. È forse il cielo così bello e ornato di astri luminosi? Tra queste cose visibili che c’è infatti di più dilettevole, di più bello? Non è neppure questo. E cos’è? Queste cose piacciono, sono belle queste cose, sono buone queste cose: ricerca Chi le ha fatte, egli è la tua speranza. Egli è, ora, la tua speranza, egli sarà, poi, il tuo bene; egli è la speranza di chi crede, egli sarà il bene di chi vede. Digli: Tu sei la mia speranza. Finché abiti nel corpo, sei in esilio lontano dal Signore; sei in cammino, non ancora in patria. Egli che governa e crea la patria, si è fatto Via per condurti, perciò, ora, digli: Tu sei la mia speranza. Rivolti al Signore” (Sant’Agostino, Discorso 313/F).
Cari ragazzi,
nei vostri scritti risuona forte il desiderio e il bisogno di sperare. Il mondo nel quale siamo chiamati a vivere è particolarmente ferito da tragedie. La vita di ognuno di noi è messa in difficoltà dalle dure prove e paure di ogni genere. Abbiamo paura del futuro; l’asticina della fiducia e della speranza si è notevolmente abbassata.
Leggo nei vostri testi: “La speranza per noi ragazzi è sapere che Dio è vicino, e non ci lascia soli. Ci dà la forza nei momenti difficili e ci sostiene sempre”. Penso con commozione alle difficoltà dovute al periodo della vostra adolescenza: tempo di crescita, entusiasmante perché ricco di conoscenze e di scoperte, ma anche stagione di nuove sfide.
A questo proposito leggo ancora: “Il mio rapporto con il mondo cristiano negli ultimi tempi non è dei migliori…qualcosa si è spento. So solo che ho commesso molti peccati, per meritarmi il paradiso, perciò spero che il mio posto lo prenda un altro migliore di me. Quest’anno doveva servire a…pentirmi…e io mi pento ogni giorno, ma non so davvero se serva…spero solo che la mia luce si riaccenda”. Grazie davvero! Dico però: non cediamo la nostra speranza ad altri. Ognuno merita di sperare il meglio della vita presente e futura.
Qualcuno ha richiamato lodevolmente la figura di un giovane vostro coetaneo, san Carlo Acutis, riportando un suo famoso pensiero: “Tutti nascono originali, molti muoiono fotocopie”. Questo vostro compagno commenta così: “Frase che sta a ricordarci di come Dio ci crea tutti unici e irripetibili, capaci di avere vita e portare vita nel mondo. Allo stesso tempo, di quanto sia facile perdere quella originalità”.
Finisco riprendendo un ultimo pensiero, non potendo riferire il prezioso contenuto di tutto quello che avete scritto: “Per me la speranza è trovare sempre una piccola luce in fondo al tunnel. Sperare è attaccarsi con tutta la forza possibile per farcela, per vivere. È un atteggiamento positivo che ci permette di affrontare sfide e obiettivi, ma anche la salvezza di Dio. Nonostante la vita ci mette nelle tempeste, Dio è sempre lì pronto ad aiutarci, è la nostra ancora di salvezza”. È proprio così: l’àncora è il simbolo della speranza. Infatti in un testo biblico del Nuovo Testamento si legge: “Nella speranza abbiamo come un’àncora sicura e salda per la nostra vita” (Lettera agli Ebrei 6,19).
Cari ragazzi,
la speranza è una virtù che Dio dona anche nel cuore di chi non lo sa, o pensa di non credere. È Lui che ci ha creati con questo desiderio del cuore, motore di cambiamento della nostra vita. Il successo finale della nostra vita, e non il fumo delle soddisfazioni, è nelle mani di Colui che l’ha donata. Con il nostro “Giubileo” oggi proprio a Lui vogliamo dire: “Tu sei la nostra speranza”.
+ Gerardo Antonazzo,
complice della vostra speranza
