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Sora rinnova la fede della sua patrona Restituta

Ogni anno memoria e tradizione continuano a parlare al presente
tra Vangelo, processioni e manifestazioni civili e religiose

 

Sora ha celebrato il 26 e 27 maggio la festa patronale di Santa Restituta, riportando al centro della vita cittadina la forza della giovane martire che da secoli custodisce la fede e l’identità spirituale della comunità. Le celebrazioni, aperte dall’esposizione della reliquia del braccio e culminate con il Pontificale presieduto dal vescovo Gerardo Antonazzo, hanno richiamato fedeli, famiglie, confraternite e associazioni.

La solenne processione del 26 maggio, seguita da quella del mattino successivo verso la chiesa dedicata alla Santa, ha attraversato le vie del centro. La statua di Restituta, portata a spalla dai volontari, ha attraversato le vie del centro come gesto pubblico di fede e memoria, segno di una tradizione che continua a parlare al presente.

Il 27 maggio, dies natalis della martire, la giornata si è aperta con la Messa dell’alba insieme alla Pia Unione Madonna delle Grazie, seguita dalle celebrazioni delle 9 e delle 11, quando il Vescovo ha presieduto il Solenne Pontificale in Cattedrale. Autorità civili, religiose e numerosi fedeli hanno gremito la basilica, confermando il carattere identitario della festa.

Nell’omelia, Mons. Antonazzo ha offerto una lettura profondamente attuale della testimonianza di Santa Restituta, richiamando l’esortazione paolina «Non conformatevi a questo mondo» (Rm 12, 2). Un invito che, ha spiegato, interpella oggi una società segnata da “secolarizzazione crescente, relativismo etico e linguaggi di odio che erodono coerenza e credibilità della vita cristiana”.

Il Vescovo ha collegato la figura della martire alla complessità del presente: guerre diffuse, minacce globali, violenza verbale e culturale. «Non conformarsi» – ha detto – «significa non rassegnarsi alla logica del conflitto, ma scegliere vie di riconciliazione, contrastare l’arroganza delle parole e l’incendio delle armi alimentato da una manciata di tiranni che destabilizzano il mondo».

Richiamando l’esperienza dei primi cristiani, Antonazzo ha ricordato che la fede non è un gesto occasionale, ma un “sacrificio vivente”, un’offerta quotidiana che trasforma il modo di pensare e di agire. «Il martire» – ha affermato – «è colui che sa discernere la volontà di Dio e opporsi alla cultura dominante quando essa calpesta la dignità umana».

La figura di Santa Restituta, giovane e determinata, diventa così paradigma di una libertà interiore che non si piega alla violenza dell’idolatria e dell’impero. «Il suo sacrificio» – ha aggiunto – «è la forma più alta di contestazione contro ogni ideologia che nega la persona. Restituta ricorda a Sora che la fede non è un cuscino morbido, ma una scelta di vita che chiede coerenza e amore radicale per Cristo».

L’omelia ha assunto un tono particolarmente incisivo quando il Vescovo ha richiamato la responsabilità dei cristiani nel tempo presente: «In un mondo afflitto dalla dittatura del conformismo e del pensiero armato, il Vangelo è la via per fare la differenza».

Antonazzo ha denunciato il linguaggio mediatico violento, l’incitamento all’odio, la diffamazione e la calunnia come forme moderne di idolatria che minano la convivenza civile. La testimonianza della martire diventa così un appello a costruire una città capace di pace, dialogo e rispetto, fondata sulla civiltà dell’amore.

Accanto alle celebrazioni religiose, il programma civile ha proposto concerti, iniziative culturali e l’incontro benefico di calcio “Solidarietà e sicurezza in comune”, che ha visto scendere in campo la rappresentativa comunale e la Nazionale Giornalisti Rai. In serata, spazio alla musica con “Open Song”, rassegna dedicata ai nuovi autori, e allo spettacolo comico di Dado, seguito dall’estrazione della lotteria.

La figura di Santa Restituta, giovane martire che scelse la verità del Vangelo contro la violenza del potere, continua a parlare al cuore dei sorani come modello di libertà, coraggio e speranza. Il messaggio del Vescovo, intrecciato alla storia della patrona, invita la comunità a lasciarsi trasformare dal Vangelo per costruire una città capace di ereditare la fecondità dei martiri e di farne lievito per il presente.

Andrea Pantone

 Foto dalla pagina Facebook ufficiale del Comune di Sora