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Sono pochi quelli che si salvano? – Omelia per i pellegrini (Basilica-Santuario Regionale, 24 agosto 2025)

SONO POCHI QUELLI CHE SI SALVANO?[1]

Omelia per i pellegrini
Basilica-Santuario Regionale, 24 agosto 2025

 

Cari amici,

come noi, anche Gesù, oggi nel Vangelo, lo incontriamo in uno dei suoi tanti pellegrinaggi: è pellegrino verso Gerusalemme, la città santa. Gesù va a Gerusalemme per morire per noi, per l’umanità, e lungo il cammino si sente rivolgere la domanda a brucia pelo: Signore, sono pochi quelli che si salvano? È una domanda importante, rivolta a lui durante il suo ultimo pellegrinaggio, conscio di essere prossimo alla morte. Soffermiamoci sulla domanda, per capire quanto oggi ci si preoccupa della propria salvezza. Al giorno d’oggi la gran parte delle persone non si pone più una domanda di salvezza; si pongono domande di benessere, di un buon vivere, di un buon divertimento, il benessere fisico, quello psicologico, non certo il benessere della salvezza, ossia sul proprio destino ultimo, finale. La morte è diventata un tabù. Non sembra più di moda porsi domande sull’esito finale della vita, a chi la consegnerò e quali condizioni sarò trovato al momento della mia morte. Per quanti la morte è un passaggio, piuttosto che la fine, un transito, una trasformazione per continuare a vivere in un altro modo e alla presenza di chi? Ci preoccupiamo della salvezza dei nostri figli? Che fine farà la vita dei nostri figli? Come sarà la loro coscienza, la loro anima al momento finale dell’esistenza? È macchiata? È pervertita? È depravata? È pura? Questa è la domanda che io oggi faccio a me a voi: come sto di fronte a Dio, come sto con la mia coscienza?  E se dovesse giungere la mia ora, cogliendomi all’improvviso, Dio come mi troverebbe? Il Signore con diverse parabole invita a vegliare perché non sappiamo né il giorno, né l’ora, né quando verrà. Questa domanda ci brucia dentro, o non ci brucia per niente? Sono pochi quelli che si salvano?

Noi oggi siamo qui nella casa di Maria per incontrare il suo figlio Gesù, il nostro Salvatore: non dimentichiamo che il nome Gesù significa salvezza. È Lui, il Signore, la nostra salvezza. La domanda si trasforma: Chi ci può salvare? Forse troppa gente pensa che la vita sia la goduria e le soddisfazioni di ogni giorno, il carpe diem dell’evasione e dello stordimento continuo, pur di non pensare ad altro. Ciò non vuol dire che il Signore non ci vuole vedere allegri e sereni e spensierati, ma non disattenti alla questione della salvezza. Il fine per cui si vive fa la qualità della fine della mia vita, del mio morire.  Quando Gesù risponde alla domanda, ci aiuta a capire che il vero problema non è quanti si salvano, ma in chi poniamo la nostra speranza di salvezza. La parte più bella della nostra vita viene dopo; la vita che verrà sarà eterna, non avrà fine.

Allora qual è la domanda più sensata? Gesù ci ricorda che la salvezza passa per la porta stretta, mentre di solito tendiamo a bussare alla porta più larga e spaziosa. Siamo nell’anno giubilare e non dimentichiamo il significato e il valore della Porta Santa e delle chiese giubilari, come questa della Basilica-Santuario Regionale di Canneto. Attraversiamo sempre una porta per entrare in chiesa. Gesù dirà: “Io sono la porta”.

Non c’è salvezza se non passiamo attraverso di Lui. Passare attraverso Cristo non è facile, la sua Parola è una porta stretta, cioè esigente. Quando poi saremo oltre la porta stretta ci sarà una gioia immensa perché avremo purificato la nostra vita, l’avremo liberata da tante scorie di veleno che attanagliano la nostra coscienza, vivremo in una dimensione immenso che si chiama Eternità: sarà una pienezza di gioia. Gesù viene a donarci il massimo, attraverso la purificazione.

Non è questione di essere perfetti, ma conta il desiderio di passare attraverso Cristo, attraverso la sua amicizia e imparare a vivere secondo Dio, lasciandosi salvare da Lui. Significa imparare da Gesù l’arte di vivere bene secondo Dio. La salvezza è questa. La speranza è questa. Imparare attraverso Gesù cosa significa essere oggi veri uomini, vere donne, veri genitori, veri preti, veri vescovi, vere suore secondo Dio. La salvezza è vivere bene secondo Dio, non secondo gli uomini: non esiste una salvezza senza Dio. Questa è la salvezza che ci riguarda ogni giorno, e ci auguriamo di viverla e aiutare a viverla in famiglia, tra amici, vicini, parenti, nel lavoro e soprattutto con chi di tutto questo ormai non sa più nulla. Tanta gente queste cose non le ascolta più e non le conoscerà più. Il Giubileo della speranza che ad ognuno di noi di essere annunciatori e missionari della vera salvezza, di cui il mondo ha sempre bisogno ma che spesso non sa più riconoscere.

                                                                                               + Gerardo Antonazzo

[1] Testo da registrazione, non rivisto.