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Omelie

Servo della misericordia di Dio – Omelia per l’inizio di ministero di p. Dieudonnèe, Amministratore parrocchiale (Castrocielo, 13 settembre 2026)

SERVO DELLA MISERICORDIA DI DIO* 

Omelia per l’inizio di ministero di p. Dieudonnèe,
Amministratore parrocchiale

Castrocielo, 13 settembre 2026

 

Carissimi fratelli e sorelle,

la Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci invita a riflettere sul senso della nostra vita cristiana e, in modo particolare, sul servizio che ciascuno è chiamato a vivere nella Chiesa.

Caro padre Dieudonnèe,

sei chiamato a dedicarti al Signore e al popolo di Dio con tutte le tue forze, senza risparmiarti, per esprimere la vicinanza della misericordia del cuore di Cristo a tutti. Oggi la Chiesa, attraverso il Vescovo, insieme al tuo Superiore Generale, ti affida questa missione: dedicarti al Signore e al popolo di Dio perché tu possa essere segno e sacramento di Gesù presente in mezzo al suo popolo, come custode della fede, della carità fraterna e della speranza eterna. Sei chiamato ad esercitare il ministero della paternità, ossia a prenderti cura incondizionatamente del gregge a te affidato, con tutte le tue forze e con l’aiuto del Signore. Egli mette nelle tue mani e nel tuo cuore di pastore soprattutto la grazia della sua misericordia. Perché quando un sacerdote, un pastore, dedica tutte le sue energie, di mente e di cuore, al servizio di Dio e del suo popolo, lo fa perché tutti, nessuno escluso, possano sperimentare la potenza della misericordia divina.

La parola misericordia contiene in sé il riferimento al cuore (cor, cordis). Solo mettendo il cuore nelle nostre azioni quotidiane riusciamo a compiere il bene. Infatti, ciò che non facciamo con il cuore non edifica. La misericordia è un dono incondizionato di Dio. Lo insegna Gesù con la parabola del Vangelo: il padrone condona con compassione il debito del suo servo, ma questi, subito dopo, non sa usare la stessa misericordia nei confronti di un suo debitore. Questo ci interroga: come possiamo chiedere al Signore misericordia per noi e poi diventare inflessibili e aguzzini nei confronti degli altri? La misericordia che riceviamo da Dio deve diventare uno stile di vita e renderci disponibili a condonare i debiti degli altri. Siamo tutti debitori nei confronti di Dio e della vita: Rimetti a noi, Signore, i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori. Siamo debitori nei confronti dell’amore di Dio, un debito che non riusciremo mai a estinguere. Ma questo dono porta con sé una responsabilità. Il «come» della misericordia divina pone una condizione vincolante. Perciò, ci vuole coraggio per fare questa richiesta, perché significa dire: Signore, se io non sono capace di perdonare, non posso pretendere di ricevere il tuo perdono. una preghiera che ci coinvolge e ci impegna a vivere secondo l’agire di Dio. E perché il Signore ci chiede questo? Non per imporci un peso, ma per salvarci dall’odio e dalla vendetta. Quando si tratta di perdonare, il nostro problema è spesso l’orgoglio per il quale non accettiamo nessuna forma di sottomissione. La misericordia è tutt’altra cosa. Quando riesci a perdonare, a scegliere la compassione e rinunciare alla vendetta e all’odio stai cambiano in meglio il mondo intero a partire dal tuo modo di amare.

Quando poi il padrone condona tutto il debito al suo servo, lo lascia andare: lo scioglie dal suo debito e gli dà una possibilità di ricominciare, di cambiare vita, perché un errore non rende sbagliata una persona per sempre.

Caro Padre Dieudonnée,

nella liturgia eucaristica che stiamo celebrando supplichiamo il Padre di darci pastori secondo il cuore di Dio.  E com’è il cuore di Dio? Il Vangelo ci offre la risposta: è un cuore di padre e di madre. Quando il vangelo oggi parla di compassione, richiama l’emozione e il fremito delle viscere materne, un sentimento che nasce dalle viscere, che coinvolge profondamente e che spinge a prendersi cura dell’altro, come di un proprio figlio. È una compassione che nasce dal profondo e che coinvolge tutta la persona. Ecco, il cuore del sacerdote: un cuore che si lascia coinvolgere, che freme di amore, di tenerezza, di cura, di vicinanza, di dedizione, di dono di sé. Noi siamo consacrati e conformati al cuore di Cristo. Ma tutto questo è un processo interiore che tutti insieme siamo chiamati a maturare e a favorire. Perché chiunque svolga un ruolo di responsabilità verso gli altri è chiamato a lasciarsi conformare sempre più a questo cuore misericordioso e non colpevolista. La misericordia non significa accettare passivamente il torto o permettere all’altro di continuare a fare il male. Significa, invece, condonare quel torto e lasciarlo andare, perché possa avere la possibilità di crescere e di cambiare vita. Il Signore non nega mai la possibilità di cambiare. Gesù, nel Getsemani, offre a Giuda la sua misericordia, continua a lasciargli la possibilità di cambiare idea. Giuda non riesce a capire e ad accoglierla, preferendo farsi del male. Invece, il ladrone pentito, nel momento estremo della vita, dice: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». E Gesù gli risponde: «Oggi sarai con me in paradiso». La persona non si identifica con il proprio errore. L’errore può essere riconosciuto, corretto e, quando è possibile, anche recuperato; ma la persona merita di essere salvata fino all’ultimo momento, offrendo ogni possibilità attraverso il perdono. E’ questo è lo stile del cuore di Cristo: un cuore di pastore che si rivolge a tutti, perché tutti possano riconoscersi amati nel cuore misericordioso di Gesù. E allora rinnoviamo la nostra fiducia e preghiera per padre Dieudonnée, perché con gioia possa crescere nel servizio e accompagnare questa comunità secondo il cuore di Cristo.

                                                                                                              + Gerardo Antonazzo

* Trascrizione libera da file audio

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