SAPENDO TUTTE QUESTE COSE, SARAI BEATO SE LE METTI IN PRATICA
Appunti di meditazione per l’inizio del ministero
di don Danilo Di Nardi, Amministratore parrocchiale
Roccasecca, Chiesa S. Margherita, 30 aprile 2026
Grazie per la vostra accoglienza. Ringrazio don Xavier per i suoi lunghi anni di servizio pastorale nelle comunità di Roccasecca e Colle S. Magno. A te, don Danilo, la mia viva riconoscenza per la tua operosa generosità. Consegno a te e alle tue comunità le indicazioni preziose di Gv 13, 16-20), che Gesù affida agli apostoli. Auguri a te anche per l’anniversario della tua ordinazione presbiterale.
Il contesto: Gesù è nel Cenacolo con gli apostoli (Gv 13-17)
“Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”.
Nei lunghi Discorsi di Gesù agli apostoli, Gesù consegna un “Testamento spirituale” prima di consegnarsi alla morte.
Primo insegnamento
Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli…Gesù disse: “Un servo non è più grande del suo padrone”.
Servi e non padroni – “Noi non intendiamo fare da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella fede voi siete saldi” (2 Cor 1,24).
Servi inutili, a tempo pieno (don T. Bello): “Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare” (Lc 7,17).
Secondo insegnamento
“Un inviato non è più grande di chi lo ha mandato”.
Non sei costituito padrone della comunità, ma padre, fratello e pastore. Non sei più grande di Colui che ti ha inviato. L’iniziativa non è tua, caro don Danilo: la missione alla quale oggi sei chiamato è affidata a te dalla Chiesa, attraverso il Vescovo, nel nome di Gesù Cristo, l’Inviato dal Padre: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv 20,21). Gesù, buon pastore, dichiara: “Nessuno strapperà le pecore dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti” (Gv 10, 27-30).
Terzo insegnamento
“Io conosco quelli che ho scelto”.
Conoscenza ed elezione: non sei stato sorteggiato, non sei della tombola estratto a caso, ma sei dono della sua conoscenza (pecore-pastore) e della sua elezione, gratuita e incondizionata.
Quarto insegnamento
“Perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono”.
Tutto ciò che accade nel tuo ministero dovrai viverlo alla presenza dell’Io Sono! Tutto è da riferire a Dio, tutto da riconsegnare a Dio, di tutto rendere conto al Signore. La tua coscienza pastorale dovrà dialogare interiormente e sapientemente con il Signore.
Quinto insegnamento
È per voi cari fedeli:
“Chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato”.
Se nella missione di un sacerdote è Dio che agisce tramite la Chiesa, non dimentate di trovarvi voi pure dinanzi a Dio accogliendo colui che Dio ha mandato. Non si tratta di un’accoglienza segnata e sostenuta soltanto da sentimenti umani, ma di un’accoglienza nella fede che va oltre la dimensione umana della simpatia, dell’apprezzamento, della stima.
In conclusione
“Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica”.
A questo, aggiungo le parole rivolte da Papa Leone ai preti da lui ordinati domenica scora nella Basilica di S. Pietro, alla luce delle quali possiamo comprendere d quale beatitudine si tratta:
“Siete chiamati a uno specifico, delicato, difficile modo di amare e, ancora di più, di lasciarvi amare, nella libertà. Un modo che potrà fare di voi, oltre che dei buoni preti, anche dei cittadini onesti, disponibili, costruttori di pace e di amicizia sociale”.
+ Gerardo Antonazzo
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