SAN FRANCESCO, SOTTO IL DOMINIO DELLO SPIRITO
Omelia per l’VIII Centenario della morte di s. Francesco1
Vicalvi- Convento San Francesco d’Assisi, 22 marzo 2026
Cari amici,
siamo alla quinta tappa festiva del cammino di conversione, revisione di vita grazie alla quale possiamo meglio disporci a quello che il Signore chiede ad ognuno di noi come persone singole, come famiglia, come comunità, come umanità. E’ tempo ormai di domandarsi: cosa chiede il Signore di modificare, cambiare, convertire, migliorare, perfezionare della nostra storia, della nostra vita, dei nostri progetti, del nostro presente? Che cosa oggi chiede il Signore a noi attraverso la sua parola di vita? Come vorremmo il nostro futuro secondo Dio, pensando alla sublime testimonianza di san Francesco e nel mentre celebriamo l’eucarestia in questo luogo che custodisce il possibile passaggio lungo il suo itinerario verso Montecassino?
Nei testi della Parola di Dio di questa V Domenica di Quaresima emerge un diffuso e cattivo odore di morte. La prima lettura del profeta Ezechiele Dio parla: “Io apro i vostri sepolcri”. Provate ad aprire una tomba! La parola dell’apostolo Paolo nella seconda lettura dice: “Cristo, risuscitato dai morti, darà la vita anche ai vostri corpi che sono morti”. Parla di morte, odore di morte. Nel vangelo Gesù chiede di aprire il sepolcro di Lazzaro, l’amico di Betania. Marta, sorella di Lazzaro, dice: “Maestro, è da quattro giorni; se apro la tomba, qui c’è cattivo odore”. Ecco, c’è odore di morte. C’è odore di morte anche nella storia odierna. Oggi c’è un odore di morte nel mondo. C’è tanto odio e tanti morti, immigrati di ogni età annegati, guerre drammatiche che non perdonano e che sterminano bambini, famiglie, donne, anziani in modo indiscriminato: è diffuso l’odore di morte. C’è odore di morte nelle comunità, nel disagio giovanile, nel disagio di tante famiglie, nell’orrore dei tanti femminicidi. C’è odore di morte nelle rivalità e contrapposizioni, nelle tante forme di litigio, di conflitto, di antipatia, di esclusione. È un odore di morte che attraversa il nostro vissuto: tristezza, rassegnazione, mancanza di lavoro, contestazioni, manifestazioni. È un problema molto serio.
Allora che cosa fare, se non ascoltare questa parola di Dio che, partendo da questa lettura di morte, annuncia un evento di vita? “Io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra di Israele”, cioè vi riporto in vita. Israele è richiamato da Dio in patria, potrà finalmente ritornare dalla morte dell’esilio, ritornare nella propria terra. Che cosa significa questo odore di secondo l’apostolo Paolo? “Quelli che si lasciano dominare dalla carne sono morti”. Secondo san Paolo la carne non è la nostra fisicità, ma significa la nostra debolezza: vizi, istinti, passioni inclinazioni malsane, corruzione di cuore e di abitudini, stili di vita degradati e peccaminosi. Quelli che vivono nel peccato non possono piacere a Dio, sono come morti. Ma Cristo risorto, se lo incontri, ti riscatta dal piacere della carne, dal dominio della carne di cui diventi schiavo, per restituirti ad una vita libera nell’amore, nella carità, nella verità, nella grazia, nella bontà. Sotto l’azione dello spirito di Cristo si può vivere una sorta di trasferimento dal dominio della carne alla libertà del cuore animato dall’amore. E così dal Vangelo: Gesù che riporta Lazzaro in vita. Credo che sia l’unico caso in tutta la storia dell’umanità di una persona che ha vissuto due volte. Gesù aveva ritardato nel soccorrere l’amico malato e dice apertamente ai discepoli: “Sono contento di rimanere qua”. I discepoli avranno reagito d’impeto: “Ma come? È amico del cuore, vai subito a capire cosa è successo!”. No. Gesù dice: “Io resto qua”, e raggiunge Betania solo dopo quattro giorni. Quella di Lazzaro non doveva passare per una morte apparente: era davvero morto, tanto che Maria resiste all’invito di aprire la tomba perchè il cadavere ormai puzzava. ella morte vera che Gesù ci riscatta.
Siamo in un luogo francescano per celebrare gli ottocento anni della morte di san Francesco. A me piace allineare le parole di Gesù a quelle del crocifisso di San Damiano. Le parole di Gesù che danno vita a Lazzaro – “Lazzaro, vieni fuori” – sono anche le parole che danno vita a Francesco: “Francesco, va’, ripara la mia Chiesa”. È una vita che rinasce, una vita che cambia. Quella di Francesco è una vita che vince la morte interiore e lo risveglia ad una vita vera. Di cosa viveva prima Francesco? Di narcisismo e illusioni: bello e forte e coraggioso, mondano, sotto il dominio della carne, cioè dei vizi, istinti e piaceri. Voleva diventare cavaliere; andò in guerra quando Assisi e Perugia entrarono in conflitto; fu fatto prigioniero per un anno intero. Si beccò una brutta malattia, e cominciò a fare i conti con la fragilità, il fallimento, la disillusione. Quella debolezza, le sue illusioni cominciano a crollare, le sue sicurezze cominciano a vacillare, e comincia a sentirsi non più l’uomo giovane, capace di affrontare tutto con la spavalderia e la boria. Si ritrova vergognosamente ridotto a niente, e comincia a sentire anche il vuoto di una famiglia ricca e potente, dedita al commercio.
Comincia a domandarsi che senso ha la sua vita, e quelle parole di Gesù dal crocifisso di San Damiano – “Va’ e ripara la mia Chiesa” – danno a Francesco la chiave di volta per ricomprendersi, risuscitare da una vita sbagliata, dalle tante morti che si portava nel cuore. Francesco capisce, da quelle parole del Crocifisso – inaspettate, inattese, ma dentro un travaglio che già lo attraversava come disagio e inquietudine interiore – capisce che quelle sono parole che sconvolgeranno completamente la sua vita. Lo capirà gradualmente, perché inizialmente lui pensa a qualcosa di materiale; poi capisce che la Chiesa da riparare era la vita di una Chiesa corrotta, infangata dalla ricchezza e dal potere. Allora comincia a diventare il “san Francesco” che noi oggi amiamo, ammiriamo e veneriamo.
La domanda per noi è: si può venire fuori da una vita sbagliata? Sì. La parola di Gesù crea una vita nuova, riporta Lazzaro in vita. Il Cristo risorto, dice l’apostolo Paolo, ci risuscita dai morti, dalla vita della cupidigia della carne. L’incontro con Gesù ricostruisce una vita nuova, attraverso un processo di spogliazione – ricordiamo il gesto di Francesco –per rivestire una vita nuova. San Francesco è tutto qui, in questa parola di Dio. San Francesco non è un’eccezione, perché quello che il Signore ha chiesto a Francesco lo chiede anche a noi oggi. Eccezionale è stata la sua risposta. Attenti: non facciamo dell’eccezione un allontanamento dalla vita ordinaria. Quello che Gesù ha chiesto a Francesco lo chiede anche a me questa sera, con questa parola Il Vangelo è per tutti. Tant’è vero che Francesco prenderà come regola di vita il Vangelo sine glossa. Il Vangelo e basta. Lui non voleva dare nessuna regola ai frati che cominciavano a seguirlo; poi il Papa lo obbligò a scrivere anche una regola. L’incontro con la Parola diventa evento di grazia e di misericordia – che san Francesco non finirà mai di esaltare – e possa cambiarci davvero la vita. Chiediamo allora a san Francesco di insegnare anche a noi a interpretare bene la parola di Dio e di dare con tutto il cuore la risposta che merita, per meritare una vita nuova.
+ Gerardo Antonazzo
1 Trascrizione da file audio
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