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Saldi nella fede, radicati in Cristo – Lettera Sinodo Diocesano / 2

Lettera Sinodo Diocesano / 2

 

SALDI NELLA FEDE, RADICATI IN CRISTO

 

 

“Voglio che sappiate quale dura lotta devo sostenere per voi, per quelli di Laodicèa e per tutti quelli che non mi hanno mai visto di persona, 2perché i loro cuori vengano consolati. E così, intimamente uniti nell’amore, essi siano arricchiti di una piena intelligenza per conoscere il mistero di Dio, che è Cristo: 3in lui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza. 4Dico questo perché nessuno vi inganni con argomenti seducenti: infatti, gioisco vedendo la vostra condotta ordinata e la saldezza della vostra fede in Cristo. 6Come dunque avete accolto Cristo Gesù, il Signore, in lui camminate, 7radicati e costruiti su di lui, saldi nella fede come vi è stato insegnato, sovrabbondando nel rendimento di grazie. Fate attenzione che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo” (cfr. Col 2,1-8).

 

 

Cari amici,

accogliamo volentieri l’esortazione dell’apostolo Paolo nella lettera indirizzata ai Colossesi. Innanzitutto rendiamo grazie al Signore Risorto per il cammino di fede che le nostre comunità vivono in questo tempo pasquale, ricco di ispirazioni liturgiche, riflessioni bibliche, e percorsi di educazione alla fede che coinvolgono famiglie, adolescenti, giovani-adulti. Ringrazio tutti i presbiteri, i collaboratori e gli operatori pastorali per l’infaticabile zelo al servizio dell’annuncio felice e gioioso del Signore risorto, unica speranza del mondo.

Radicati, costruiti e saldi nella fede

Tre verbi dirompenti che forse abbiamo trascurato, e che non lasciano spazio a fraintendimenti né a interpretazioni soporifere. L’annuncio dell’Apostolo è diretto e va al cuore del problema: invita in modo perentorio a non lasciarci ingannare “con argomenti seducenti”, perché “nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo” (v.8). San Paolo si rivolge ai battezzati e li mette in guardia da un grave rischio: “argomenti seducenti e raggiri” del pensiero mondano sono sempre una trappola. La soluzione è ricentrare la nostra esistenza battesimale su Cristo, lavorando di radice nell’acquisizione della grazia battesimale, sulla quale costruire la stabilità della nostra fede in un contesto socio-culturale segnato da un radicale cambiamento d’epoca. Nulla è più come prima…mentre come comunità cristiane siamo tentati dalla seduzione di continuiamo a fare le cose di sempre e sempre nello stesso modo, come se nulla fosse cambiato! “Il radicamento ben curato permette ad una pianta di crescere rigogliosa; analogamente alle fondamenta solide che garantiscono a un edificio di innalzarsi. I cristiani, dunque, vivono e sono vitali, se sono saldi nella fede in Cristo. Essi possono prolungare la missione di Cristo nel mondo, solo se sono costantemente ancorati a Lui, se partecipano della sua vita, se la fede non si riduce mai a formalità, ma è esistenza vissuta nella compagnia del Risorto e immersa nella sua vita”[1].

Abitare la crisi
Nella vita personale o comunitaria ogni crisi non può essere vista solo come un dramma. Può diventare anche un’opportunità di crescita. Consideriamo che la parola deriva dal greco antico κρίσις (krisis), che significa scelta, decisione, separazione, giudizio. Il termine è legato al verbo κρίνω (krino), che significa separare, distinguere o giudicare, originariamente usato nell’agricoltura per la separazione del grano dalla pula. Dire “crisi” significa dover capire meglio le decisioni da prendere, gli orientamenti da seguire, le scelte necessarie da fare, e le concrete condizioni di possibilità per fare tutto ciò. “La Chiesa deve essere in crisi, deve vivere le crisi del mondo, altrimenti c’è qualcosa che non va. Gesù non ha radunato la comunità dei discepoli dentro a luoghi protetti, ma nelle strade, nelle rive del lago, nei villaggi e nelle case”[2]. Comprendiamo così che le crisi, se attraversate con sapienza del cuore e della mente, possono aprire a nuove opportunità e migliori condizioni di vita. Ecco, dunque, come leggere un passaggio decisivo dell’intervento del card. Repole durante l’ultimo Consiglio Permanente della CEI circa la crisi della pratica religiosa dei battezzati: “Un reale atto di discernimento ci induce a spingerci oltre, e a domandarci con onestà se quanto constatato dal Cammino sinodale rispetto alla distanza fra gli stili di vita, le forme della Chiesa stessa e il Vangelo non abbia la sua radice implicita in una realtà molto più profonda e difficile da accettare: il fatto, cioè, che la trasmissione della fede cristiana oggi non è più un processo normale, che si possa dare per assodato. Noi continuiamo a dare per scontata la fede, che dovrebbe permeare il tutto della vita umana. Non è più così! Il cambio che stiamo vivendo può rappresentare, però, una sfida per offrire una testimonianza profetica” (23-25 marzo 2026).

Ogni crisi è motivo di scoraggiamento, che non serve. Serve, piuttosto, raccogliere lo scossone che la crisi provoca, piuttosto che lasciarsela scivolare addosso. Scrive Armando Matteo: “Quando si è irrilevanti, si accede alla libertà di poter deludere e al coraggio di accettare anche con umiltà e docilità le trasformazioni che la vita ci chiede, in ragione stessa della sua vivibilità. E sono, proprio, questa libertà e questo coraggio che ci servono come credenti. Quel che ci tocca è il compito di dare vita ad un modo diverso di vivere e di proporre la fede in Gesù e nel suo Vangelo capace di toccare il cuore degli uomini e delle donne di oggi. Ed è proprio qui che si illumina la fortuna dell’essere irrilevanti. Oggi che nessuno si aspetta quasi più nulla dalla Chiesa, è la Chiesa che non aspetta più per cambiare e tornare ad essere quel che semplicemente deve essere: luogo in cui chiunque possa incontrarsi e innamorarsi di Gesù e del suo Vangelo”[3].

Il cuore dell’evangelizzazione
Cosa fare durante una tempesta? Rimanere saldi al timone della nave! Perché la “crisi” diventi risorsa, lo Spirito chiede di operare con il dono della “fortezza”, fondata saldamente sulla certezza che l’Uomo di Nazareth, il Crocifisso, è davvero risorto e ci “attende in Galilea”, cioè in periferia dove tutto ha avuto inizio. Nell’icona biblica che ho posto all’inizio di questa Lettera, san Paolo focalizza il cuore dell’annuncio missionario: “…conoscere il mistero di Dio, che è Cristo: in lui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza” (Col 2,2-3). È un concetto preponderante nella Lettera ai Colossesi: il Mistero è totalmente inaccessibile (“nascosto”) agli esseri umani, e dev’essere manifestato dall’evangelizzatore. Il Cristo risorto è il contenuto centrale del Mistero (1,27 e 2,3): l’espressione “Cristo in voi” indica l’annuncio cristico che trova la sua origine in Dio Padre ed è destinato a tutte le nazioni: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16,15).

Non ci aveva qualcuno già detto che “ciò che abbiamo davanti ai nostri occhi non è semplicemente un mondo che cambia o un’altra epoca di cambiamenti quanto piuttosto un cambiamento d’epoca, un mondo già radicalmente cambiato al quale ci tocca annunciare la gioia del Vangelo? E non ci aveva pure detto che, per annunciare a questo mondo cambiato quella gioia, c’era da trasformare tutto ciò che c’era da trasformare nella pastorale ereditata e nelle relative strutture e che alla fine dei conti c’era tutto da trasformare in quella pastorale e in quelle strutture? Ma andiamo avanti e chiediamoci: di cosa vive una Chiesa, quando non tiene acceso a disposizione di chiunque quel fuoco che Gesù ha acceso?”[4].

Primato dell’annuncio
Tutti gli indicatori segnalano un calo: nel dichiararsi credenti, nel professarsi cattolici, nell’accesso ai sacramenti, nel numero dei seminaristi, nella partecipazione alla Messa, nella tenuta dei matrimoni, e così via. La pandemia ha drammaticamente sfondato una porta già aperta. Ripartiamo da un punto fermo: siamo chiamati ad annunciare il Vangelo che è Gesù Cristo risorto in un mondo ormai già cambiato: “La cristianità è tramontata anche nel nostro Paese e il pluralismo è una cifra della nostra cultura. I presbiteri sperimentano ogni giorno questa situazione, nelle attività pastorali e negli incontri, segnalando l’indifferenza di tante persone e famiglie, il calo numerico di praticanti e collaboratori, il crollo delle richieste di alcuni sacramenti come la riconciliazione, il matrimonio e l’unzione degli infermi, lo scarso riconoscimento del loro ruolo di guide, anche dentro le comunità cristiane”[5]. I libri dei sociologi italiani degli ultimi anni lo suggeriscono già solo dal titolo. Franco Garelli: Piccoli atei crescono (2016); Giuseppe De Rita: Il gregge smarrito (2021); Andrea Riccardi: La Chiesa brucia (2021); Luca Diotallevi: La Messa è sbiadita (2024).

Il cammino sinoidale diocesano
Dal mese di novembre scorso, con la relazione di mons.  Claudio Giuliodori durante l’Assemblea diocesana, abbiamo presentato il Cammino sinodale diocesano come proseguimento dei quattro anni del Cammino delle Chiese in Italia, in attesa degli Orientamenti pastorali della CEI che verranno delineati e approvati dall’Assemblea generale nel mese di maggio (25-28 maggio).

In realtà, la nostra Chiesa particolare ha già proposto un Documento preparatorio per il proseguimento diocesano del discernimento sinodale[6]. Il testo di tale Documento preparatorio  e stato discusso ed emendato da una équipe diocesana di laici insieme con i Vicari zonali, e successivamente anche dal Consiglio presbiterale diocesano. A livello metodologico la nostra Chiesa sta facendo tesoro dei percorsi diocesani condivisi negli anni precedenti, con l’intento di coniugare tali contenuti ed esperienze con le riflessioni nazionali in fase di definizione. Un dato è certo: che in entrambi gli ambiti, diocesano e nazionale, la prima priorità dichiarata è il ripensamento e la revisione dell’annuncio della fede nelle diverse età della vita. Anche il tema centrale della prossima Assemblea dei vescovi italiani (Roma, 25-28 maggio 2026) verterà sugli orientamenti pastorali per i prossimi anni. Avremo modo di accogliere le indicazioni finali e coniugarle con il nostro cammino di discernimento già in atto. Siamo davanti ad un bivio storico: rinnovare l’annuncio e innervare tutte le nostre strategie pastorali del kerygma del Signore risorto, oppure rassegnarci ad un inesorabile ridimensionamento, se non ad un vero e proprio declino del cristianesimo anche sul nostro territorio.

Assume un significato particolarmente prezioso il prossimo

 

CONVEGNO PASTORALE DIOCESANO
SALDI NELLA FEDE, PER UNA CHIESA MISSIONARIA

Dai segni dei tempi, al tempo dei segni

25 giugno 2026
Chiesa di San Carlo Isola del Liri
dalle ore 19:30 alle ore 21:15

 

Relatore: Mons.  Giampiero palmieri

Vice-Presidente della Conferenza Episcopale Italiana
Vescovo di Ascoli Piceno e S. Benedetto del Tronto

 

 

Sono tenuti a partecipare Presbiteri e Diaconi, Aggregazioni Laicali, Educatori alla fede, Iscritti alla Scuola diocesana di formazione, Operatori delle Caritas diocesana e parrocchiali, Cori parrocchiali, Animatori dei gruppi sinodali, Cavalieri del Santo Sepolcro, Docenti di Religione Cattolica (Corso di aggiornamento), Operatori pastorali, Consigli pastorali diocesano e parrocchiali, Consigli per gli affari economici diocesano e parrocchiali.

 

La grazia sia con voi” (Col 4,18).
Vi saluto con affetto fraterno.

 

 

 

Sora, dalla Sede Vescovile, 3 maggio 2026

V Domenica di Pasqua
Festa dei S.S. Filippo e Giacomo
XIV Anno del mio episcopato

 

+ Gerardo Antonazzo

[1] R. REPOLE, Consiglio Permanente della CEI, 19 marzo 2026.
[2] E. CASTELLUCCI, Le crisi dei presbiteri, 1° aprile 2026.
[3] A. MATTEO, È ora di dircelo: essere irrilevanti è una fortuna, in Avvenire del 12 aprile 2026.
[4] A. MATTEO, È ora di dircelo: essere irrilevanti è una fortuna, in Avvenire del 12 aprile 2026.
[5] E. CASTELLUCCI, Le crisi dei presbiteri, 1° aprile 2026.
[6] Il Documento preparatorio Dai segni dei tempi al tempo dei segni in questi mesi è oggetto di studio e approfondimento da parte del IV Anno della Scuola diocesana di formazione e da parte delle Assemblee di confronto suddivise nelle due aree nord e sud della diocesi composte dagli educatori alla fede.

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