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Profumo di fedeltà – Omelia per la Messa Crismale (Cassino-Chiesa Concattedrale, 1° aprile 2026)

PROFUMO DI FEDELTÀ

Omelia per la Messa Crismale
Cassino-Chiesa Concattedrale, 1°aprile 2026

 

Cari presbiteri, diaconi, seminaristi, religiosi, consacrati, cari fedeli laici,

convocati per questo evento di straordinaria bellezza ecclesiale, vi saluto con particolare fremito e commozione del cuore. Scrutando le Scritture di questa celebrazione ci sentiamo sollecitati a partecipare al canto polifonico della fedeltà, eseguito sullo spartito dei testi della liturgia Crismale Il profeta Isaia annuncia l’azione dello Spirito che consacra con l’unzione per una missione di misericordia incondizionata, che il Servo di Yahweh, l’Eletto, dovrà compiere fedelmente. Con il Salmo responsoriale abbiamo cantato la fedeltà di Dio nei confronti del re David, suo consacrato: La mia fedeltà e il mio amore saranno con lui; nel brano dell’Apocalisse il veggente presenta Gesù Cristo come testimone fedele, il primogenito dei morti. Manca la nostra parte: oggi siamo chiamati a mettere in gioco la nostra fedeltà. La liturgia ordinaria in tanti momenti del riti si rivolge ai presenti con l’appellativo di “fedeli”. Ora, “fedele” è un aggettivo sostantivato: da aggettivo il termine è passato a designare una persona devota, credente. Un termine usato e forse abusato, tanto da passare il più delle volte quasi inosservato, pleonastico e ripetitivo. Il termine “fedele” rimanda alla fidelitas (fedeltà), e indica la qualità di mantenere impegni e legami, suggerendo quindi un rapporto di lealtà reciproca e impegno duraturo nel tempo. In particolare, il termine fidelitas contiene la parola fides, che significa innanzitutto legame, poi fiducia, lealtà, credibilità; e indica la qualità di essere leali e coerenti nel mantenere legami e impegni assunti verso qualcun altro.

Fedele è il nome di Dio

“Fedele” è il Nome stesso di Dio. La fedeltà di Dio nell’Antico Testamento è descritta come il suo primo attributo. È il Dio delle promesse, di cui Abramo fa fatica a fidarsi, tanto da dubitare: “Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli” (Gen 15,2). Il Dio fedele mantiene il suo patto per mille generazioni. Dio è una “roccia eterna”, le cui opere sono perfette e le cui vie sono giustizia, Dio fedele e senza ingiustizia (cfr. Dt 7 e 32).  Il profeta canta l’affidabilità del Signore con immagini suggestive: “Come la pioggia e la neve…così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata” (cfr. Is 55,10-11). Quella di Dio è una “parola data per mille generazioni” (Sal 105,8), perché “forte è il suo amore per noi, e la fedeltà del Signore dura in eterno” (Sal 116,2). Il riferimento biblico all’olio-olivo, così centrale nella liturgia crismale, celebra ed esalta la fiducia dell’orante: “Come olivo verdeggiante mi abbandono alla fedeltà di Dio” (Sal 52,10). L’albero vigoroso e longevo dell’ulivo rimanda alla fedeltà stabile e incrollabile di Dio.

Prometto di esserti fedele

Non possiamo mai dubitare dell’amore del Signore. Nell’Oggi di Gesù nella sinagoga di Nazareth si compiono fedelmente le antiche promesse. Il “Dio dei patriarchi e dei Profeti” si rivela in pienezza come il “Dio di Gesù Cristo”: in Lui tutto è compiuto (cfr. Gv 19,30). Afferma l’apostolo Paolo: “Tutte le promesse di Dio in lui sono ‘sì’. Per questo attraverso di lui sale a Dio il nostro ‘Amen’ per la sua gloria. È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo e ci ha conferito l’unzione” (2Cor 1,20-21). Cari presbiteri, sposi, consacrati, educatori: impariamo a stare nell’Oggi della fedeltà, e comprendere che non ci salva né salva gli altri una fedeltà che seduce, ma la fedeltà che si dona, la fedeltà di chi si dona. Non ci salva l’orgoglio e la forza che vince, ma l’amore fedele che resta. La liturgia Crismale diffonde estesamente il buon profumo della fedeltà di Dio e consacra con l’unzione dello Spirito la fragile fedeltà dell’uomo. Ognuno, in qualunque stato di vita, impara a custodire la parola data: Prometto di esserti fedele.

È la fedeltà nell’Oggi della grazia battesimale.
È la fedeltà nell’Oggi dell’amore sponsale.
È la fedeltà nell’Oggi quotidiano dell’amore verginale di un consacrato/a.
È la fedeltà nell’Oggi delle Promesse presbiterali, non solo la fedeltà del giorno prima, ma soprattutto quella del giorno dopo, quelle a lunga conservazione, che non conosce scadenza, e di provata resilienza.

La fedeltà è propria di ogni uomo e di ogni donna “di parola”, e non di parole. In particolare, ai presbiteri il Papa ricorda: “La fedeltà alla vocazione, soprattutto nel tempo della prova e della tentazione, si fortifica quando non ci dimentichiamo di quella voce, quando siamo capaci di ricordare con passione il suono della voce del Signore che ci ama, ci sceglie e ci chiama” (Papa Leone, Una fedeltà che genera futuro, n. 5).

 

Fedeltà e fraternità

La fedeltà fa la dignità di ogni vocazione perché mette a verifica la serietà e onestà del vero amore. Dignità non significa perfezione: siamo chiamati a vivere con dignità anche le nostre fragilità, e le stesse infedeltà. È la fedeltà di Dio, e non la nostra presunta bravura, a sostenere e salvare la nostra perseveranza, aiutandoci a passare dall’arte del successo alla pedagogia del fallimento. Ogni fragilità può essere riscattata e guarita da un supplemento di amore divino: “Io li guarirò dalla loro infedeltà, li amerò profondamente” (Os 14,5). Ogni istanza di fedeltà ha bisogno di nutrirsi di solidarietà, di vicinanza, di coesione, di alleanze positive. Per noi presbiteri la fedeltà è custodita soprattutto dalla fraternità: “In molti contesti si aprono per la vita dei presbiteri nuove sfide, e di conseguenza, essi sono più esposti alle derive della solitudine che spegne lo slancio apostolico e può causare un triste ripiegamento su sé stessi. Anche per questo auspico che in tutte le Chiese locali possa nascere un rinnovato impegno a investire e promuovere forme possibili di vita comune, così «che i presbiteri possano reciprocamente aiutarsi a fomentare la vita spirituale e intellettuale, collaborare più efficacemente nel ministero, ed eventualmente evitare i pericoli della solitudine»” (Papa Leone, Una fedeltà che genera futuro, n. 17). Nella fedeltà sciupata dalla fragilità deve venire in soccorso una fraternità coesa. Quando tale fraternità non è capace di sostenere la fragilità anche di uno solo, è l’intero presbiterio a perdere la sua dignità.

Cari amici,

senza un amore fedele, ogni promessa si fa sottomissione, e cede all’ipocrisia. La fedeltà non ammette formalismi e doppiezze. Una fedeltà senza amore è la forma più subdola e viscida di infedeltà. E’ diabolica! Affidiamo al Signore le nostre debolezze. Con l’apostolo Pietro Gesù ha esercitato una pazienza inverosimile. Si è preso cura delle sue fragilità non con il rimprovero ma con una provocazione che arriva al cuore: “Mi ami tu?”. Sì o no? Non per convenzione ma per convinzione Pietro si espone ad un amore a tutta prova. La fedeltà di Gesù verso le fragilità di Pietro lo ha salvato dal fallimento: “Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene” (cfr Gv 21,17-19).

 

Sogni e parole proibite 

Signore, nella notte dei miei pensieri
la tua Parola accarezza le mie ansie.
Stupito dalla soavità della tua voce,
mi sorprendi con parole impensabili,
indicibili: Tu sei prezioso ai miei occhi,
sei degno di stima e io ti amo[1].
Resto in silenzio, provo imbarazzo, disagio,
persino vergogna perché continui a fidarti,
e a sfidare le mie inaffidabili promesse.
Sei un Dio ostinato perché mi ami senza ragioni;
anzi, senza ragione: insensatezza pura, follia divina!
Ma un nuovo giorno albeggia sul lago
mentre mi dimeno tra sconfitte e rimorsi,
e senza cercarti mi vieni incontro: Mi ami tu[2]
con l’amore di tutti gli amori,
con il legame di tutti gli affetti,
con la passione di tutti gli incontri,
con l’abbraccio dei senza speranza,
con la fecondità di chi ama soffrendo?
Signore dell’Oggi e del , il tuo amore per me
non è dovuto, non è necessario,
ma è più del necessario, è gratuito:
Canterò per sempre l’amore del Signore,
un amore edificato per sempre,
nel cielo rendi stabile la tua fedeltà[3].
Il tuo amore non si impone e non ricatta,
né vuole essere sopportato, ma accolto.
Ed io, come olivo verdeggiante
mi abbandono alla tua fedeltà e alla tua grazia[4].
Rigenera lo slancio del mio primo ,
guarisci infedeltà taciute, tradimenti meschini.
Attirami a te, conducimi nel deserto silenzioso
della tua intima confidenza, e chiedimi
ancora: Mi ami tu[5]? Signore, una volta per sempre
prometto di esserti fedele; sostieni la mia debolezza.

Amen.

                                                                                                                + Gerardo Antonazzo

 

[1] Is 43,1-4.
[2] Gv 21,15.
[3] Sal 88, 2-3.
[4] Sal 52,10.
[5] Gv 21,15.

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