Presentato il Progetto dedicato a San Francesco
Puntuale, l’ISS di Cassino formato dal Liceo Classico “Carducci” e dal Liceo Artistico “Vittorio Miele, ha presentato il suo Progetto-Presepe 2025, nella mattina del 17 dicembre, nell’atrio dell’Istituto. Ancora una volta, docenti e studenti hanno dimostrato una sorprendente capacità di lavorare insieme con serietà e impegno, ma al tempo stesso con apertura, amicizia ed un sentire comune davvero notevole. Svariati i presentatori che si sono avvicendati per illustrare il progetto 2025, che si è ispirato a San Francesco, il primo “inventore” del presepe e del quale si celebra l’800° anniversario del celebre “Cantico delle Creature”, scritto appunto nel 1224. E dunque, le parole di questa prima poesia in lingua volgare sono state scritte – a mano – dai ragazzi, un po’ per ciascuno, e le hanno esposte su un lato dell’atrio e fatte proprie, dal momento che hanno dichiarato di essere andati alla ricerca del “senso più autentico” del Natale compiendo quindi un passaggio dall’astratto al concreto, dal cielo alla terra perché, citando Papa Francesco, quando Dio si è fatto uomo, “la realtà è superiore all’idea”.
Nell’atrio dominava il bellissimo presepe, ricostruito come un antico villaggio, le cui casette erano state realizzate con grande perizia, tanto da sembrare di legno o di mattoni. Accanto c’era un grande Albero di Natale, realizzato con materiale riciclato; tutt’intorno tabelloni e scritte: gli “Artisti” hanno ancora una volta lavorato benissimo.
Nella presentazione le parti parlate erano alternate a canzoni, la prima delle quali è stata “Feliz Navidad”, con chitarra, una solista ed il coro. Per questo hanno voluto dare al loro presepe il titolo: “La luce si fa Bambino per tutte le creature”, volendo sottolineare la “spiritualità nuova e rivoluzionaria di Francesco che porta a scoprire Dio attraverso la bellezza della natura. E dunque, hanno cantato “Laudato sii Signore mio” e declamato il Cantico, una strofe ciascuno. I ragazzi hanno poi proseguito allargando la riflessione, perché nella loro ricerca sono andati a cercare testi che potessero in qualche modo collegarsi al tema. Dalla Bibbia, la pagina della creazione racconta che per ogni giorno Dio, al termine guarda la sua opera e “vide che era cosa buona”, ma all’ultimo giorno, dopo aver creato l’uomo e la donna “vide che era cosa molto buona”. Vedere Dio come un pittore che contempla la sua opera, ricorda loro Seneca, di cui leggono una frase in cui, secondo l’autore latino, ogni giorno va vissuto come fosse il primo, l’ultimo, l’unico. A siglare tale momento, è stata la canzone “Come un pittore”. Approfondendo ancora la loro ricerca, gli studenti hanno ricostruito che Francesco il suo elogio della natura lo scrisse che aveva quasi perso la vista, eppure era come se col cuore vedesse ancora meglio, più in profondità. E ancora una citazione: Chi impara realmente a vedere, si avvicina all’invisibile, come diceva Paul Celan, il poeta rumeno di lingua tedesca e di origine ebraica, scampato allo sterminio nazista, che visse poi a Parigi.
Anche Omero era cieco, ma sapeva vedere il mondo con l’immaginazione, la memoria, l’ispirazione poetica. Sofocle, nella sua tragedia fa dire a Edipo: “Prima vedevo tutto e non vedevo i mali che mi circondavano; ora, nel buio, vedo chiaramente la mia sorte”.
Nei cartelloni affissi, i ragazzi hanno mostrato San Francesco anche quando incontra il sultano, facendo ben risaltare la frase: “la pace non si impone, ma si offre, ricordando sempre che ogni ferita può diventare una feritoia di Luce”.
Dunque, hanno affermato in conclusione, l’esperienza del limite può diventare un’opportunità e ogni ferita può diventare una “feritoia” che può far passare la luce. E ancora l’esempio di Francesco che riceve le stimmate: sono ferite alle mani e ai piedi fatte però di luce. Ogni ferita può diventare una feritoia di luce. Quindi “anche una vita segnata da profonde fragilità emotive può essere trasformata in opera d’arte”. A questo punto hanno eseguito la canzone “Sant’Allegria” di Ornella Vanoni e infine Jingle Bell Rock. Al termine, la Dirigente scolastica Licia Pietroluongo ha ringraziato i ragazzi e i docenti, anche quelli in pensione ma presenti per l’occasione, poi Don Nello Crescenzi, Docente di Latino e Greco, ha fatto scoprire il Bambinello e benedetto il presepe. A chi faceva i complimenti, rispondeva: “Ma è perché abbiamo fatto tutto insieme!”. È vero, gli studenti del Classico, come quelli dell’Artistico, hanno proprio fatto un percorso di studio e di vita nel preparare il Presepe in questo difficile 2025 e con la loro bravura, competenza, apertura e simpatia; con il fil rouge di profonda riflessione che ha innervato tutta la loro performance, hanno davvero confortato il cuore di chi si sente afflitto da un contorno internazionale altamente infuocato e terrificante. Grazie, ragazzi!
Adriana Letta


























