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Pignataro ricorda le indulgenze concesse da Papa Clemente XI

Restaurata la lapide delle indulgenze del 1715. L’iniziativa è stata inserita nel convegno a cura dell’Accademia Internazionale “Ora et labora”

 

Nel 1715 il Papa Clemente XI concedeva l’indulgenza plenaria a quanti di Venerdì Santo avessero espletato con adeguata esperienza penitenziale la Chiesa della Madonna dei Sette Dolori sita a Pignataro. Un lapide era stata posta anticamente in loco per celebrare la straordinaria disposizione pontificia in questi termini: D.O.M. Clemens PP. ad omnes fideles christianos qui vere paenitentes et confessi hanc ecclesiam visitabunt in die hebdomadis VI post Dominicam Passionis indulgentias plenarias benigne concessit die undecimo mense maio A.D. MDCCVV.

Purtroppo, però, l’epigrafe originale era andata dispersa nel 1944, durante le calamità della seconda guerra mondiale accanitasi con furia particolare su questo nostro territorio, e non era stata più ripristinata nel corso della ricostruzione post-bellica. A questo torto hanno voluto riparare Parrocchia e Comune, concordando il ripristino della lapide commemorativa per evitare il rischio dell’oblio definitivo e ridestare altresì nella vita dei contemporanei il fascino di un luogo di culto ampiamente frequentato dalle generazioni passate. E per valorizzare al meglio la cerimonia dello scoprimento della nuova lapide, le due istituzioni cittadine hanno promosso un Convegno da svolgersi in premessa all’evento, affidandone il coordinamento all’Accademia Internazionale “Ora et Labora”.

L’intera manifestazione, accompagnata dalla presenza ufficiale del Parroco, don Renato Pepito Cuizon, e del Sindaco, dott. Benedetto Murro, ha avuto poi il suo corso nel pomeriggio di domenica, 7 settembre 2025, presso la stessa Chiesa della Madonna dei Sette Dolori.

Nella Prolusione al Convegno voluto preliminarmente dalle massime autorità locali per la creazione di un clima il più idoneo possibile, il Presidente dell’Accademia, dott. Antonio Pittiglio, ha espresso ampia soddisfazione per il ripristino della lapide, invitando l’assemblea a non vederla solo come «un’operazione storico-culturale, ma anche e soprattutto come un appuntamento spirituale, che ci permetta di approfondire il significato delle indulgenze come occasione speciale per rivisitare la nostra esistenza cristiana e lucrare i beni celesti per i nostri cari defunti. Con ciò s’intende interpretare a livello locale il clima giubilare, che la Chiesa universale va respirando nel corrente Anno Santo; e, felice coincidenza, lo si fa proprio oggi, che il coro dei Santi si arricchisce di altri due intercessori, a cui votare le nostre richieste presso il trono dell’Altissimo: ovvero Carlo Acutis e Piergio Frassati, icone permanenti soprattutto per le migliori speranze delle giovani generazioni. Un coro dei Santi che certamente, trova sempre come riferimento superlativo quella Madre Celeste, Maria, a cui la comunità di Pignataro risulta legata ab immemorabili, venerandola nell’esperienza significativamente più vicina alla nostra precarietà umana, ovvero con il titolo dell’Addolorata, specificamente intesa nell’esperienza dei Sette Dolori vissuti come Madre di Cristo e, per ciò stesso, Madre nostra».

Si tratta di una sensibilità cresciuta certamente, anche a Pignataro, nel clima controriformista che rilanciava, dopo il Concilio di Trento, il culto dei Santi, e in particolare della Regina dei Santi, tutti delegittimati dalla critica protestante: una sensibilità che nel 1697 – come ha raccontato nell’intervento successivo lo storico locale Francesco Di Giorgio sulla scorta delle sue certosine ricerche pubblicate di recente su Studi Cassinati – s’era ormai tradotta nello splendido edificio religioso noto a tutti come Chiesa della Madonna dei Sette Dolori, sorta peraltro su un’area già consacrata alla Vergine da tempo più remoto, e divenuto ormai polo significativo d’attrazione spirituale, così come dimostra proprio il privilegio delle indulgenze concessogli da Clemente XI al tempo dell’abate cassinese Gregorio Galisio. S’era ormai messo in moto, effettivamente, un processo glorioso che non si sarebbe mai interrotto neanche con il nuovo corso dei tempi difficili segnati intellettualmente dall’Illuminismo settecentesco al Modernismo d’inizio Novecento, quando Pignataro, finite le calamità della prima guerra mondiale e passato l’incubo del grande terremoto coevo, si sarebbe stretta ancor più intorno alla devozione dell’Addolorata, meritandosi nel 1925, mentre correva il Giubileo della Pace indetto da Pio XI, uno speciale decreto romano, che autorizzava l’Incoronazione perpetua della statua mariana locale “per singolare privilegio del capitolo di San Pietro”. La qual cosa avverrà poi per la prima volta l’anno dopo per mano dell’abate ordinario di Montecassino, Gregorio Diamare, con una cerimonia di rilevanza epocale organizzata dal dinamico parroco pro-tempore, don Egidio Fargnoli.

I temi inter-connessi riguardanti il valore delle indulgenze, il significato del Giubileo e l’intercessione dei santi, specie la Vergine venerata con il titolo dell’Addolorata, sono stati poi ampiamente e dottamente sviluppati sul piano teologico, dal relatore principale del Convegno, prof. don Pasquale Bua, sacerdote della Diocesi di Latina-Terracina- Sezze-Priverno, Officiale della Segreteria del Sinodo dei Vescovi presso la città del Vaticano, autore di numerose pubblicazioni scientifiche, Direttore emerito e ordinario di Dogmatica all’Istituto Teologico Leoniano di Anagni, con incarichi di docenza presso la Pontificia Università Urbaniana. L’intervento ha preso spunto dal passaggio della lapide ripristinata, ove si recita che solo a quanti vere paenitentes et confessi (“veramente pentiti e confessati”) avrebbero visitato in die hebdomadis VI post Dominicam Passionis (“di Venerdì Santo”) la chiesa mariana in predicato sarebbe stata concessa l’indulgenza. Quest’ultima infatti può essere compresa solo alla luce del sacramento della Riconciliazione («confessati»), che a sua volta si capisce solo alla luce dell’esperienza umana del peccato e del pentimento («pentiti»). Il prestigioso relatore, in particolare, si è soffermato sulla natura processuale del cammino di conversione del peccatore, «cammino che per sua natura non si conclude con la celebrazione del sacramento della Penitenza, pur trovando in essa il suo momento culminante, ma necessita di un ulteriore tempo, a volte lungo, perché nel cuore maturi il completo distacco dai peccati passati. Appunto in questa fase ulteriore del cammino di riconciliazione con Dio e con i fratelli si colloca l’indulgenza, quale dono della Chiesa che, applicando a vantaggio dei fedeli i meriti di Cristo e dei Santi, consente a questi ultimi di accelerare o completare la loro purificazione attraverso un’opera penitenziale eccezionale, capace di esprimere il desiderio di un sincero e profondo cambiamento di vita».

Prima che lo scoprimento della nuova lapide da parte del Sindaco e la pertinente benedizione da parte del Parroco chiudessero l’intera manifestazione, il prof. Filippo Carcione, moderatore del Convegno, ha chiosato nel suo epilogo: «In queste due date, il 1715 e il 1925, tra questi due Papi, Clemente XI e Pio XI, tra questi due abati di Montecassino dallo stesso nome, l’antico Gregorio Galisio e il più recente Gregorio Diamare, sono raccolte le pietre angolari della storia religiosa di Pignataro. Bene ha fatto la comunità nel celebrare già il 26 aprile scorso la memoria della perpetua incoronazione come omaggio all’Addolorata; e bene fa oggi nel lasciare un segno sensibile a memoria delle indulgenze concesse da papa Clemente XI in questo tempio dedicato all’Addolorata. Un tempio, oggi cappellania con riferimento canonico alla Parrocchia del SS.mo Salvatore, ma che doveva aver avuto nei secoli trascorsi il fascino di un vero e proprio Santuario attrattivo ben oltre i confini municipali per pellegrini e fedeli in cerca di guarigioni dell’anima e del corpo: mali che, appunto, solo una Madre Addolorata, può comprendere a fondo, smuovendo la pietà del Figlio di Dio per le umane miserie. Non è un caso che nei dintorni di Pignataro, vi sia tutt’oggi una forte devozione popolare nei confronti dell’Addolorata, come provano, ad esempio, le feste che si susseguono a settembre nei paesi limitrofi di Piedimonte S. Germano e Aquino, tra le frazioni viciniori di Volla, Ruscito e Valli, le quali certamente dovevano trovare ab antiquo un linfa vitale nel più blasonato riferimento spirituale della Chiesa della Madonna dei Sette Dolori, unica nel circondario a fornire la possibilità di lucrare le indulgenze. Con questa consapevolezza, ci auguriamo, dunque, che non solo la comunità di Pignataro ma l’intero territorio, almeno quello più contiguo, recuperi sempre più il legame spirituale con questa Cappella dei Sette Dolori, di modo che il gesto di oggi rimanga vivo e vitale, ora e sempre. Così sia».