La tradizione si rinnova a Cassino nonostante il maltempo
Ebbene sì, anche il 2026 ha visto la Pasquetta Epifania a Cassino, manifestazione imprescindibile per tutti, significativa e cara a chiunque sia cassinate o l’abbia conosciuta anche solo per caso. È il cuore della città, la sua storia, la sua sensibilità che continua, dopo tanti anni, a raccontare la sua storia e la sua identità. Nata nel ‘900 come popolare invenzione, con spontaneità e anche un po’ di approssimazione e goliardia, con la distruzione bellica del 1944 finì, perché niente era rimasto in piedi della città e quasi neanche nell’animo della gente. Ma anni dopo, un gruppo di amici formò un “Comitato organizzatore della Pasquetta” che poi, accompagnato da veri musicisti, con passione e dedizione, seppe riportare in vita una tradizione popolare ormai lontana. Si rimise mano alle parole del canto e soprattutto alla partitura: il maestro Alessandro Perillo, pianista e docente di Cassino, trascrisse un testo musicale attribuito al maestro Luigi Gentile di Cassino; il M° Pio Di Meo provvide alla riorchestrazione dello spartito e si impegnò personalmente nell’organizzazione, dirigendo lui stesso la musica. Furono anni epici di “risalita”. Dopo la sua prematura scomparsa, è stato un suo allievo, il M° Marcello Bruni a prendere in mano le redini della Pasquetta, dirigendo la musica e inserendo le nuove generazioni, i ragazzi della sua Banda Musicale Don Bosco. La Pasquetta Epifania, che dal pomeriggio del 5 gennaio inizia il giro della città annunciando la Pasqua, come la stessa liturgia della Chiesa annuncia il giorno dell’Epifania la data della Pasqua e dell’anno liturgico, lo fa fino all’alba con il canto e la musica. Quindi c’è un folto gruppo di musici (della Banda Don Bosco) con strumenti a fiato e a percussione e un folto gruppo di cantori, che cantano il loro inno e, in più, eseguono una canzone preziosa e toccante “Vecchia Cassino”, testo di Gino Salveti, musicata da Donato Rivieccio: in essa in dialetto si cerca dov’è finita la vecchia città distrutta, le sue vie, la sua gente, le sue usanze… toccando il cuore nel profondo.
Dunque, la tradizione rivive ormai da quasi trenta anni e si è profondamente radicata, diventando un appuntamento imperdibile. Anche quest’anno tutto era pronto e organizzato, il manifesto del programma era diffuso, ma la pioggia torrenziale ed infinita che ha battuto Cassino per due giorni faceva temere molto, tanto che sul manifesto era stato scritto che “Il programma può variare in caso di pioggia”. C’era davvero molta preoccupazione, ma – incredibile! – la pioggia ha rallentato e interrotto quello che sembrava uno scrosciare infinito. E la Pasquetta Epifania cassinate si è svolta bene, nonostante tutto! E così il Maestro Marcello Bruni ha potuto condurre il suo gruppo di cantori, con la mantella nera e il cappello nero, e quello dei musicisti, con la mantella rossa sopra alla divisa azzurra della Banda, a suonare e cantare, come da programma, nelle varie tappe: alcune strade, piazze e rioni e nelle chiese parrocchiali, incontrando sempre persone in attesa di ascoltarli e seguirli, pronte ad applaudire con gratitudine e pronte anche ad offrire un ristoro che aiutasse a combattere il freddo e la stanchezza. E la generosità popolare è sempre grande, piena di simpatia e di spontaneità. È questo l’animo dei cassinati, che non dimenticano la loro vicenda umana e anzi hanno imparato tanto bene la lezione impartita dalla storia, che mostrano sempre riconoscenza per i padri che hanno avuto il coraggio e la forza di ricostruire la loro città distrutta, conservano la memoria di fatti, personaggi, tradizioni, e sono sempre pronti a comprendere e aiutare generosamente chi si trova in condizioni critiche come lo furono i cassinati allora.
Dunque, ancora una volta va un grande grazie all’Associazione “Vecchia Cassino” presieduta da Antonio Marzocchella e alla Banda Don Bosco diretta dal M° Marcello Bruni, perché hanno saputo offrire a Cassino ancora una volta l’autentica Pasquetta Epifania, carta identitaria della città.
Adriana Letta
Foto di Michele Di Lonardo



















