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O Crux, ave, spes unica! – Omelia per il Giubileo diocesano delle Confraternite e Pie Unioni (Basilica-Santuario Regionale di Canneto, 14 settembre 2025)

O CRUX, AVE, SPES UNICA!

Omelia per il Giubileo diocesano delle Confraternite e Pie Unioni
Basilica-Santuario Regionale di Canneto, 14 settembre 2025

 

 

Carissimi confratelli e consorelle,

l’annuale Cammino diocesano di fraternità è arricchito spiritualmente dalla grazia dell’anno giubilare. Il Cammino si fa “pellegrinaggio” con il quale la Chiesa educa la nostra vita cristiana a lasciarsi animare e fortificare dalla virtù teologica della speranza. Il che significa considerare e apprezzare la speranza nella sua origine e nella sua ultima e decisiva finalità: come le virtù della fede e della carità, anche la speranza è dono che viene da Dio e accompagna l’esistenza dell’homo viator verso l’incontro ultimo con Lui, compimento di ogni umano desiderio. L’esercizio della speranza cristiana passa attraverso la palestra della Croce che ridona l’amicizia con Dio e tra gli uomini da Lui riconciliati. Senza la Croce di Gesù il mondo si troverebbe inesorabilmente in una condizione di assoluta disperazione causata dalle cattiverie velenose del cuore: “Per essere guariti dal peccato, guardiamo il Cristo crocifisso” (S. Agostino, Trattato su Giovanni, XII, 11).

Spes unica

“Ti salutiamo, Croce santa, nostra unica speranza!”: così la Chiesa ci invita ad elevare con fierezza questa Croce gloriosa, e piantarla nel cuore dei cammini confraternali richiamati dai vostri stendardi. Non è un caso che ogni cammino è sempre aperto dal segno della Croce, perché nulla avrebbe senso e valore senza l’amore di Cristo crocifisso. La speranza cristiana è una sola: “Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”. Si impara a vivere di speranza stando davanti al Signore che pende dalla Croce con il cuore squarciato. Si erge la Croce, via di salvezza che dalla terra conduce al Cielo: “Chi l’abbraccia con fede, amore, speranza viene portato in alto, fino al seno della Trinità. Il mondo è in fiamme: desideri spegnerle? Contempla la Croce: dal Cuore aperto sgorga il sangue del Redentore, sangue capace di spegnere anche le fiamme dell’inferno. Attraverso la potenza della Croce puoi essere presente su tutti i luoghi del dolore, dovunque ti porta la tua compassionevole carità, quella carità che attingi dal Cuore Divino e che ti rende capace di spargere ovunque il suo preziosissimo sangue per lenire, salvare, redimere. Gli occhi del Crocifisso ti fissano interrogandoti, interpellandoti. Vuoi stringere di nuovo con ogni serietà l’alleanza con Lui? Quale sarà la tua risposta? “Signore, dove andare? Tu solo hai parole di vita” (S. Teresa Benedetta della Croce, Testi inediti. Roma, pp. 127-130).

Una vita spericolata

La Croce è sovversiva e trasgressiva: contesta la logica dell’egoismo. Amare è da vita spericolata. Non sai mai fin dove ti spinge la potenza dell’amore puro, un amore senza misura e senza limiti. Una vita spericolata nell’amore è vita donata. Diversamente, ti resta una vita sprecata.  Chi ama spreca bene la propria vita! La Croce è lo spreco di un amore disarmato e disarmante che genera la vera pace. Abbiamo bisogno dell’amore del Crocifisso per imparare ad amare, perché solo l’amore umanizza la persona. La “debolezza” dell’amore sconfigge la potenza dell’orgoglio che uccide: “La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio” (1Cor 1,18). Solo l’amore filtrato dal sacrificio, dalla prova, dal dolore, dal servizio, dall’abnegazione e soprattutto dalle umiliazioni, purifica il cuore e umanizza la nostra coscienza e le nostre relazioni: l’altro non sarà mai un nemico, ma un fratello; lo straniero non sarà mai un estraneo ma un amico. La diversità e l’accoglienza arricchisce. L’amore di Gesù è a prova di croce, per questo ci umanizza e piega il nostro cuore alla compassione, a prenderci cura delle ferite degli altri. Gesù può “togliere” i peccati del mondo perché li fa suoi, come se lui avesse peccato, e paga con il prezzo del suo sangue il riscatto di un mondo umiliato e disonorato dall’odio.  Per sperare abbiamo bisogno dell’amore del Crocifisso, vessillo di gloria e di amore. Solo “l’amore è il motore che fa andare avanti la speranza…A tutti ci farà bene fermarci davanti al Crocifisso, guardarlo e dirgli: “Con Te niente è perduto. Con Te posso sempre sperare. Tu sei la mia speranza” (Papa Francesco, 12 aprile 2017).

 

La Croce regola di fraternità

Il vero amore è sempre “crocifisso”, messo alla prova della rinuncia, delle umiliazioni, delle incomprensioni, delle insofferenze. A tutti voi, che oggi avete felicemente esposto gli stendardi che rimandano alla vostra spiritualità, la Chiesa consegna il “Vessillo della croce” sotto il quale edificare la vostra fraternità. La Croce è il vessillo della vulnerabilità e della sofferenza di Dio, della sua debolezza e “stoltezza”, che parla di amore e di misericordia per tutti: “Ecco il legno della croce al quale fu appeso il Cristo, salvatore del mondo – Venite adoriamo!” (Liturgia Venerdì santo). Solo lo stendardo della Croce, tra tutti, annuncia la vittoria dell’amore sull’odio, del perdono sulla vendetta, della pace sulla guerra, della vita sulla morte. La Croce è il segno che racchiude tutto il dolore dell’umanità: “Volgiamo i nostri sguardi verso il Cristo. È Lui che ci renderà liberi per amare come Egli ci ama e per costruire un mondo riconciliato. Perché, su questa Croce, Gesù ha preso su di sé il peso di tutte le sofferenze e le ingiustizie della nostra umanità. Egli ha portato le umiliazioni e le discriminazioni, le torture subite in tante regioni del mondo da innumerevoli nostri fratelli e nostre sorelle per amore di Cristo (Benedetto XVI, 14 settembre 2008). Nell’Uomo della croce c’è la croce di ogni uomo. La Croce è scuola di alta formazione all’amore. La Croce è sorgente di perdono e di misericordia. La Croce è strumento di riconciliazione e di pace. E’ il vessillo della vulnerabilità di Dio, della sua tenerezza che si fa debolezza nei confronti del peccatore, lasciandosi umiliare dall’orgoglio dell’uomo. Nell’enciclica Deus caritas est di Benedetto XVI il pontefice teologo di chiarava con coraggio evangelico che nella morte di Gesù Cristo, Dio si “rivolge contro se stesso” attraverso l’amore per l’umanità, fino al punto di donarsi radicalmente per salvare l’uomo, manifestando così il mistero della Croce come un atto d’amore supremo.

La Vergine Bruna di Canneto insegna a tutti come stare sotto la Croce, con quale dolore continuare a sperare, con quale amore abbracciare l’amore di Dio, e con Lui collaborare vivendo cristianamente e offrendo ogni forma di dolore per la salvezza di un mondo “che si muove a rischio di scivolare anche senza volerlo sull’orlo di un baratro di violenza incontrollata” (Sergio Mattarella).

                                                                                                                      + Gerardo Antonazzo

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