NON SIA TURBATO IL VOSTRO CUORE
Omelia per la Messa esequiale di mons. Franco Geremia
Civitella Roveto, 3 maggio 2026
Cari presbiteri, autorità civili e militari, cari amici,
l’invito di Gesù nel vangelo: Non sia turbato il vostro cuore, ci coglie di sorpresa.
Come è possibile, o Signore, non essere turbati oggi nel celebrare il distacco da un uomo di una così grande statura umana, spirituale, sociale, evangelica e pastorale?
Come puoi chiederci di non piangere quando anche tu, davanti alla morte del tuo amico Lazzaro, non sei riuscito a trattenere le tue lacrime?
Ci sprona il tuo invito: Abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me.
Ci assicura la tua certezza: Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore.
Ci dà fiducia la tua promessa: Verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché sono io, siate anche voi.
La morte di Gesù è annunciata da lui stesso come una partenza destinata a preparare il luogo celeste, nel quale Lui e i credenti vivranno in una comunione inviolabile. La sua partenza dal mondo si completa in un ritorno tra i suoi per ripristinare una relazione infrangibile. Con la sua stessa morte, Gesù apre la strada che permette di accedere all’incontro con Dio. L’uomo di Nazareth, Cristo-Dio, è teofania di Dio, cioè manifestazione piena del mistero di Dio. Non abbiamo altra Via per accedere a questa conoscenza vera, che porta alla pienezza della Vita eterna, piena e definitiva. Pertanto, Gesù può auto-rivelarsi come l’Io sono (Dio) della Via, della Verità e della Vita.
L’Uomo di Dio
Le brevi note della biografia di mons. Franco Geremia parlano di una promessa e di un dono. Don Franco nasce a Sora il 23 ottobre 1930 da Giuseppe e Basile Maria. Compie gli studi nel Seminario di Sora, in un tempo difficile segnato dalla guerra. Raccontava delle difficoltà estreme quanto alla mancanza di cibo e ad una disciplina severa. Condizioni, queste, che già forgiavano la sua tenacia e la sua perseveranza futura. Prosegue la sua formazione al sacerdozio nel Seminario Romano Maggiore, mentre intraprende gli studi filosofici e teologici presso la Pontificia Università Lateranense. Viene ordinato presbitero il 9 aprile 1955 dal card. Clemente Micara nella Basilica di San Giovanni in Laterano, in Roma. Viene nominato parroco di Civitella Roveto il 1° gennaio 1958 e, successivamente, Amministratore parrocchiale della parrocchia “SS. Trinità” di Meta. In don Franco riconosciamo un artigiano dell’umano, capace di forgiare forme relazionali autentiche e solide. Un uomo integrato in tutte le sue dimensioni, una persona esperta in umanità, capace di parlare da di Dio all’uomo e dell’uomo a Dio. La sua umanità si esprimeva nella sua vicinanza discreta e premura verso le fragilità dei più provati. Ha promosso la vita sociale, educativa e solidale della comunità con l’apertura di una Casa di riposo e di una Scuola materna in località Peschiera. Si è sempre impegnato per i giovani, creando spazi d’aggregazione: dal Centro pastorale a un campetto da calcio, a uso gratuito. A San Paolo del Brasile ha realizzato un asilo per i bambini delle favelas, in Tanzania e nel Madagascar pozzi di acqua potabile.
Il Pastore
Ma in tutto questo, il primato era di Dio: le opere di don Franco erano via di evangelizzazione, di annuncio dell’amore di Dio per ogni creatura: “Tutto io faccio per il Vangelo” (1Cor 9,23). Traeva la sua forza e vigore dalla celebrazione eucaristica, dalla fedeltà alla recita della Liturgia delle Ore, e dall’Adorazione eucaristica. Ne sono prova i diversi Congressi eucaristici di Plaga da lui organizzati e svolti come tempi preziosi e intensi nell’educazione alla centralità di Cristo, cuore della storia religiosa e civile di Civitella, coinvolgendo sempre e in ogni modo tutte le forma aggregate di associazionismo parrocchiale e di volontariato sociale. In tutto e per tutto, don Franco si è dimostrato operaio instancabile nella vigna del Signore. Servo buono e fedele, nei lunghi anni del suo ministero a Civitella si è assentato per più giorni solo una volta. Ininterrotto è stato il suo servizio al Vangelo, dagli umili gesti dell’accoglienza, alla cura pastorale di ogni dettaglio nel parlare di Dio a chiunque. È degno di ammirazione il fecondo, generoso, creativo e instancabile ministero della carità. Lo certifica anche una circostanza da lui stesso riferita in un racconto autobiografico: “Dieci anni fa ci sono state le celebrazioni del 60esimo anniversario del nostro sacerdozio, per questo mi sono ritrovato con molti altri parroci alla tomba di San Pietro, in Vaticano. In quell’occasione, siamo stati ospiti nel ristorante di Santa Marta, dove va spesso il Papa. Naturalmente non eravamo al suo tavolo. Verso la fine del pranzo, il Cardinale Angelo Comastri, che era con noi, ci ha presentato al Papa. Riferendosi a me, disse al pontefice ‘Santità, chieda a questo sacerdote da quanto tempo è in parrocchia?’. Io risposi: ‘Da più di 50 anni mando avanti la parrocchia di Civitella Roveto e più o meno dagli stessi anni amministro anche quella di Meta’. Il Papa mi abbracciò e avvicinandosi al mio orecchio mi sussurrò: ‘Come hanno fatto a sopportarti?’. Un incontro speciale, che custodisco tra i miei ricordi più cari e che ha portato anche Papa Francesco a conoscere il grande affetto che può legare un parroco alla sua gente”.
Il padre
L’apostolo Filippo, nella sua reazione alle parole con cui Gesù si rivela come la Via che conduce al Padre, implora: Signore, mostraci il Padre e ci basta. Gesù è rivelazione del volto paterno di Dio: don Franco ha conformato il suo volto alla dolcezza del volto di Cristo, mostrandoci e dimostrandoci la bontà di Dio. Ha coniugato mirabilmente la sua filiazione e la sua paternità: figlio della Chiesa, obbediente docile e rispettoso con sincerità di animo e non per adulazione; padre amabile e premuroso, prossimo e sollecito ad ogni richiesta, discreto nella generosità, libero da ogni forma di bramosia e di possesso. Guidato e animato dalla carità di Cristo, ha dato prova dei frutti dello Spirito che hanno caratterizzato il suo ministero paterno e premuroso: “Amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5, 232). Nelle ultime ore del suo declino fisico era preoccupato di dire: “Ho fatto solo del bene”.
Fratello
È stato un fratello per tutti. In don Franco riconosciamo anche un artigiano delle relazioni. Al dolore che tocca tutti, anche noi sacerdoti soffriamo un senso di “orfananza”: Papa Francesco ha parlato frequentemente di “orfananza spirituale” caratterizzata dalla perdita di legami, solitudine e mancanza di figure paterne/materne, citando spesso la necessità della tenerezza di Dio. Ecco, noi ci distacchiamo da don Franco come per la morte di un padre, di un fratello, di un amico, di una persona e di una presenza sicura.
La sua stabilità era la nostra fiducia.
La sua linearità la nostra correzione.
La sua fedeltà il nostro sollievo.
Don Franco era un punto di riferimento umano e spirituale: era facile trovarlo, disponibile per chiunque e per qualunque ragione. Per il nostro presbiterio è stato servo della comunione e della fraternità presbiterale. Voleva bene a tutti preti, e tutti gli abbiamo voluto bene. In un’omelia dettata a Civitella Roveto mi rivolgevo a don Franco con queste parole: “A te, carissimo don Franco Geremia, nostro fratello nel ministero, guida zelante e premurosa, fervido nella mente e sollecito con cuore di padre e pastore, la gratitudine del tuo Vescovo e della Chiesa diocesana per l’esemplarità del tuo servizio pastorale e l’invincibile determinazione con cui sempre provvedi, in ogni modo e in ogni tempo, al bene spirituale della comunità di Civitella Roveto e dell’intera zona pastorale della Valle Roveto che ti riconosce da sempre maestro e modello di vita presbiterale” (Omelia apertura Congresso eucaristico di Plaga, 11 settembre 2021).
Negli ultimi giorni della sua vita terrena don Franco non faceva altro che ringraziare e pregare. Non ci resta che ringraziare don Franco e pregare il Signore per la sua anima di pastore, padre e fratello. Lo ha sempre illuminato l’amore alla Vergine Maria, venerata nel Seminario Romano quale Cenacolo della sua formazione al sacerdozio, come Madre della Fiducia. Lo accolga il cuore di Maria e lo introduca alla presenza del suo figlio Gesù, perché don Franco possa meritare il posto per lui preparato da sempre nella dimora del Padre.
Mater mea, fiducia mea!
+ Gerardo Antonazzo
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