Nella Concattedrale di Cassino Vescovo e Sacerdoti insieme per il rinnovo delle loro promesse e la Benedizione degli Oli
Il primo giorno di aprile, in piena Settimana Santa, è stata la giornata in cui nella chiesa Concattedrale di Cassino il Vescovo Gerardo Antonazzo si ritrova insieme con tutti i Sacerdoti, i diaconi, i seminaristi ed i fedeli per la solenne Messa Crismale diocesana. Un momento forte di comunità e di comunione, in cui vengono consacrati gli oli che serviranno tutto l’anno per impartire i sacramenti ed i sacramentali in tutte le parrocchie della diocesi. E dunque diventa un’occasione straordinaria di unità e fraternità. Alle ore 18.30 – trasmesso in diretta streaming tv diocesana – è partito dalla Curia vescovile il lunghissimo corteo aperto dai ministranti con la Croce e composto da tutti i Sacerdoti e diaconi accorsi. Entrati in chiesa, accolti dalla musica e dai canti del “Coro S. Giovanni Battista Città di Cassino”, alcuni di loro hanno preso posto attorno all’altare, ma molti di più hanno occupato buona parte della navata laterale, creando, con i loro paramenti bianchi, una larga e vistosa “zona bianca”. Molti anche i fedeli presenti, venuti non solo da Cassino ma anche dalle altre Zone pastorali e, novità di quest’anno, ha partecipato anche un gruppo già ospitato in precedenza, proveniente da zone di guerra: da Gerusalemme, Betlemme, Hebron e Gaza. Il Vescovo, con l’aiuto di Don Akino della Caritas diocesana, li aveva ricevuti con affetto e familiarità a Sora e lì si era stabilito un legame di tipo familiare. Grati verso il Vescovo, avevano rivolto a lui “un appello accorato, affidandogli il grido dei loro popoli: il desiderio disperato che la pace torni finalmente a fiorire nella loro terra martoriata”. E dunque, all’inizio della celebrazione, ha parlato uno di loro, tradotto da un interprete, per spiegare la loro presenza, la loro situazione e la loro riconoscenza, offrendo anche un quadro della Sacra Famiglia per ricordo.
Come di consuetudine, nel segno della condivisione, all’inizio il Vescovo ha ricordato i sacerdoti defunti, quelli anziani o assenti per motivi di salute, ma anche quelli che in questo anno hanno festeggiato un anniversario di sacerdozio importante, a cifra tonda. Poi ha preso il via la celebrazione eucaristica, con le letture del giorno proclamate da laici e il Vangelo da un diacono. Nell’iniziare l’omelia, il Vescovo ha detto che ci si sente “provocati” da queste letture “ad un canto polifonico sulla fedeltà”, come Isaia che dice: “Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato”; come il Salmo che ripete: “nella tua fedeltà soccorrimi, Signore” e molti altri passi. Spesso noi usiamo la parola “fedeli”, parola passata da aggettivo a sostantivo, a indicare il valore fondativo del nostro essere, parola che implica fiducia. Il primo fedele alla sua parola è proprio Dio.
La liturgia prevede anche il rinnovo delle promesse sacerdotali ed è un momento particolarmente emozionante sentire un coro di voci maschili che promette con convinzione e decisione. Ma a tutti noi appartiene quel “prometto”, ha osservato il Vescovo Gerardo, perché anche un padre, una madre sono legati ad una promessa fatta. La fedeltà si fa dono, bisogna essere uomini e donne di parola. La fedeltà fa la dignità, anche nella fragilità. La fedeltà, ha aggiunto, si moltiplica con la condivisione, anche la fedeltà presbiterale. Senza amore fedele si fa solo sottomissione.
Molto bello è stato il momento della consacrazione degli oli. L’olio, elemento naturale carico di significati e applicazioni, terapeutico, risana le ferite, profumato, porta gioia nella mensa, risana e aiuta il benessere del corpo; grazie alle sue qualità riconosciute già dall’antichità, è diventato simbolo. La Chiesa lo utilizza nella liturgia, nei sacramenti per consacrare e donare carismi, come simbolo dell’unzione dello spirito.
Sono state portate all’altare tre grandi ampolle: l’olio dei catecumeni, portato dal sacerdote che cura la pastorale familiare e una coppia con due bambini; l’olio degli infermi per l’unzione sacramentale di coloro che nella malattia compiono in sé ciò che manca alla passione redentrice di Cristo, portato dal sacerdote responsabile della pastorale sanitaria, una dottoressa e una infermiera; infine il Crisma, portato da alcuni cresimandi e dal sacerdote che li segue, perché il crisma si usa appunto nel Battesimo, nella Cresima e nell’Ordinazione sacerdotale. Il Vescovo, per ognuna delle ampolle, ha pronunciato le invocazioni e le preghiere di rito; per il crisma, ha anche versato nell’ampolla un poco di profumo di nardo e bergamotto, quest’ultimo offerto anche quest’anno dai vescovi della Locride, e poi ha soffiato dentro per fare memoria dello Spirito. Cerimonia davvero suggestiva e particolarmente ricca di significati e bella, anche grazie alla magnifica preparazione che la Concattedrale aveva predisposto, con drappi, festoni di rami di ulivo e fiori. L’olio delle grandi ampolle verrà poi suddiviso tra le zone pastorali e distribuito a tutte le parrocchie della diocesi.
Al termine della celebrazione, il Vicario diocesano Mons. Alessandro Recchia ha preso la parola per ringraziare il Vescovo e tutti i confratelli, ma anche seminaristi e ministranti e tutti coloro che in qualche modo hanno collaborato all’organizzazione pratica. Quanto al significato profondo ha detto: “il sacerdozio è il ritrovamento del dono ricevuto”. Dopo la benedizione conclusiva impartita dal vescovo e dopo saluti e auguri, i sacerdoti, con il Vescovo e tutto il clero, si sono recati nella Sala degli Abati in curia per festeggiare questa speciale giornata sacerdotale.
Adriana Letta













































