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L’uscita del clero giovane

Da lunedì a ieri undici sacerdoti hanno visitato la diocesi di Ascoli Piceno, ospitati dal Gianpiero Palmieri per un’esperienza di formazione e carità

Una Chiesa che cresce nel confronto, nella fraternità e nell’ascolto delle povertà del territorio. È lo spirito che ha animato l’uscita formativa del clero giovane della diocesi di Sora‑Cassino‑Aquino‑Pontecorvo, che il 20 e 21 aprile ha vissuto due giorni di scambio ecclesiale nella diocesi di Ascoli Piceno, accolto dal vescovo Gianpiero Palmieri, pastore della Chiesa ascolana e Vicepresidente della CEI. Undici presbiteri, entro o al di sotto dei dodici anni di ordinazione, hanno condiviso un’esperienza che ha intrecciato formazione permanente, vita spirituale e scoperta del patrimonio culturale locale.

Il punto di avvio e di permanenza è stato il monastero di Valledacqua, con l’annessa struttura ricettiva che ha ospitato i presbiteri per l’intera durata dell’uscita. Immerso nel silenzio dei monti e segnato dalla presenza monastica, il luogo ha offerto un clima di raccoglimento e di fraternità, diventando la base da cui muovere verso i diversi momenti del programma e lo spazio in cui ritrovarsi per la preghiera e la condivisione.

Il primo momento di confronto si è svolto presso la Caritas diocesana di Ascoli, realtà che negli ultimi anni ha scelto un modello di intervento fondato su un hub di associazioni capace di mettere in rete competenze, servizi e volontariato. I giovani preti hanno incontrato operatori e responsabili, ascoltando il racconto di un sistema che integra accoglienza, accompagnamento e progettualità sociale. Particolare interesse ha suscitato il gemellaggio con il Kenya, che permette alla Caritas ascolana di sostenere percorsi educativi e iniziative di sviluppo locale, offrendo al tempo stesso alla comunità marchigiana un orizzonte missionario concreto. L’incontro ha evidenziato come la carità, quando è strutturata e condivisa, diventi luogo di discernimento pastorale e di rinnovamento ecclesiale.

La visita ha incluso anche un itinerario culturale nel cuore della città: la Cattedrale di Sant’Emidio, con la cripta romanica e i tesori d’arte custoditi nel museo diocesano, e le principali chiese del centro storico. Un patrimonio che racconta la stratificazione di fede, arte e storia che ha plasmato la comunità ascolana. La figura di Sant’Emidio, patrono e protettore contro i terremoti, ha offerto ai presbiteri un’occasione di riflessione sulla testimonianza evangelica vissuta nella dedizione pastorale e nella cura delle fragilità.

Il secondo giorno si è aperto con un momento di preghiera e meditazione guidato dal vescovo Palmieri e da Madre Sofia, badessa benedettina, che ha condiviso la sapienza della tradizione monastica sul tema della vita presbiterale. Il confronto, ispirato alla meditazione di mons. Erio Castellucci per la Messa crismale, ha toccato i nodi essenziali delle crisi che attraversano oggi il ministero: la fatica relazionale, il rischio dell’isolamento, la dispersione operativa che indebolisce l’identità spirituale. Castellucci richiama con forza la necessità di ritornare all’amicizia con Gesù come fondamento stabile, capace di rigenerare motivazioni, guarire le ferite interiori e restituire unità alla vita del presbitero. Una prospettiva che offre una chiave di lettura concreta e profondamente evangelica delle sfide pastorali contemporanee.

La giornata del 21 aprile ha assunto anche un valore simbolico: ha coinciso con il decimo anniversario di ordinazione sacerdotale di don Giuseppe Rizzo e don Christian De Silvio, presenti all’uscita, e con il tredicesimo anniversario dell’inizio del ministero episcopale di mons. Gerardo Antonazzo nella diocesi di Sora‑Cassino‑Aquino‑Pontecorvo. Un intreccio di ricorrenze che ha reso ancora più intenso il clima di gratitudine e di fraternità.

L’esperienza si è conclusa nuovamente a Valledacqua, luogo di accoglienza e silenzio che ha favorito la condivisione tra i partecipanti. Per i giovani preti di Sora, l’uscita ad Ascoli Piceno ha rappresentato non solo un’occasione di formazione, ma un invito a riscoprire la bellezza di una Chiesa che cresce attraverso l’incontro: con le comunità, con le povertà, con l’arte, con la vita consacrata e con il proprio presbiterio.

Andrea Pantone