Cassino, grandissima partecipazione alle esequie della Mamma di Don Benedetto Minchella
Una chiesa, quella dedicata a Sant’Antonio in Cassino, piena di persone la mattina di lunedì 3 agosto, già molto prima dell’inizio della Messa esequiale, perché i parrocchiani si erano passata voce di trovarsi un’ora prima in chiesa per recitare il Santo Rosario ed essere così “vicini al nostro parroco, don Benedetto, e alla sua famiglia in questo momento di dolore, affidandoli all’amore e alla consolazione del Signore”.
Davanti all’altare il feretro, di legno chiaro, semplice, poggiato su di un tappeto e contornato di fiori: e sopra la sua immagine, il volto della cara e indimenticabile signora Nicolina, la mamma di Don Benedetto Minchella, con il suo inconfondibile sorriso buono, accogliente e luminoso. Dopo essere stata negli ultimi anni presso la Casa di riposo “SS.ma Assunta” in Cassino, si è spenta secondo il suo stile discreto, in silenzio, piano piano. E quel volto sereno e sorridente parlava a tutti, perché tutti la conoscevano, sempre presente in chiesa con devozione e riservatezza, prima accanto al marito Raffaele, poi, dopo che avevano festeggiato le loro nozze d’oro, da sola, perché lui era andato in paradiso. Ognuno conserva ricordi personali della signora Nicolina, ma tutti con un affetto e una tenerezza senza pari. Quando le si parlava del figlio sacerdote, tanto attivo e bravo, era felice ed emozionata, contenta di svelare che certi bellissimi paramenti liturgici lei stessa, da brava sarta qual era, li aveva confezionati con amore e dedizione. Le piaceva parlare di Venafro, suo paese natìo e dei dolci che si fanno lì. Una persona che si faceva voler bene da tutti per la sua semplicità, mitezza e dolcezza.
Ecco, tutto questo era nell’animo della gente che riempiva la chiesa e che si stringeva alla famiglia di Nicolina, ai suoi figli Antonio, Paola e Don Benedetto, soprattutto a quest’ultimo, parroco in questa chiesa centralissima di Cassino, particolarmente attivo, disponibile e amato dalla gente, lo si vedeva dagli abbracci di una folla di persone che non finiva mai.
A dare inizio al momento di preghiera, è giunto il Vescovo Gerardo Antonazzo, che non è voluto mancare in una circostanza tanto particolare: la mamma di un sacerdote è sempre una Mamma molto speciale. Ha invitato i presenti a ringraziare il Signore per la presenza di Nicolina, connotata dalla discrezione, dal silenzio, dalla dolcezza, spinta dalla speranza, che illumina il cammino della vita fin dal Battesimo e che la fede sostiene fino alla fine, non come illusione ma come certezza. Solo allora, alla presenza di Dio, la fede finirà, perché si vivrà con Dio. Dopo una preghiera e la Benedizione, il Vescovo è andato via.
La recita comunitaria del Rosario ha riempito la chiesa non solo di parole, ma di fede, di forte senso comunitario: le tante voci unite davano la misura dell’affetto, della comprensione e condivisione fra tutti i presenti ed era toccante vedere come tante altre persone continuavano ad entrare e si avvicinavano a Don Benedetto e alla sua famiglia per far sentir loro la propria vicinanza e partecipazione. Sono giunti ed hanno preso posto anche molti sacerdoti, che non volevano mancare a un’occasione di dolore di un loro confratello e perciò “di famiglia”.
Alle 10,30, con la perfetta puntualità che da sempre caratterizza Don Benedetto, ha preso inizio la Messa funebre, presieduta da Don Benedetto e concelebrata da Mons. Alessandro Recchia, Vicario diocesano e Don Nello Crescenzi Vicario della Zona Pastorale di Cassino intorno all’altare, mentre gli altri concelebranti, per esigenze di spazio, in banchi a loro riservati. È giunto anche il Sindaco di Cassino Enzo Salera, in rappresentanza della città e dell’Amministrazione. Ad animare la liturgia, il Coro parrocchiale, diretto dal M° Daniela Martone. Tutto si è svolto con cura speciale ma con semplicità. Commovente l’omelia che Don Benedetto ha pronunciato, per una volta leggendola e non parlando a braccio: in essa ha ripercorso la vita della Mamma Nicolina, confermandone così l’indole semplice ma anche forte moralmente, la sua docilità di fronte all’imposizione, che allora era normale, di seguire non la scuola ma un corso di sartoria e poi facendo quel mestiere, ma anche con il desiderio e qualche iniziativa personale di studio e di conoscenza, opere liriche, Divina Commedia… Una persona equilibrata, dunque, e volitiva: quando si innamorò di quello che sarebbe diventato suo marito, aspettò sei anni, perché lui, essendo un ufficiale, non poteva fare diversamente, e poi consacrò la propria vita alla sua felicità e a quella dei figli; donna di grande fede, aveva interesse per il vangelo e, quando la Messa veniva celebrata in latino, voleva capirlo. Addirittura si meravigliava che lei che aveva interrotto le scuole, aveva dei figli tanto portati per lo studio e tanto bravi. Sì, questa era la signora Nicolina, una persona speciale, una gran Donna. Non la dimenticheremo e anzi la pregheremo, sicuri come siamo che abbiamo una nuova Santa che dal Paradiso non saprà dire di no a nessuno.
Adriana Letta





































