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Laboratorio sulla Pastorale della Carità

Seminaristi dell’ultimo anno e Pastorale carceraria

È molto interessante ed anche molto bello e proficuo, che i formatori dei futuri sacerdoti si preoccupino, soprattutto quando i seminaristi sono già avanti nella preparazione, di proporre loro esperienze dirette e vere della vita, pastorale e sociale, che li aspetta e quindi da vivere non all’interno del Seminario che li accoglie per i sei anni di studio e formazione, ma nel mondo e soprattutto in quelle sedi in cui ci si fa carico delle persone più fragili e bisognose di aiuto. Queste sedi possono essere le parrocchie, che comprendono al loro interno praticamente tutti i settori di pastorale e, in modo particolare, le sedi Caritas per l’aiuto ai poveri e agli ultimi.

Ed ecco che il Pontificio Collegio Leoniano di Anagni, dove studiano i seminaristi della nostra Diocesi, ha contattato la Caritas regionale e quella diocesana, presente in tutte le otto zone pastorali della Diocesi e insieme hanno messo su un Laboratorio sulla Pastorale della Carità per seminaristi che si trovano nella tappa di “sintesi vocazionale”, all’ultimo anno. Obiettivi individuati sono stati: conoscere e sperimentare le occasioni fornite dalle Caritas Diocesane del Lazio per un percorso di educazione alla Carità a servizio delle persone e animato da una comunità parrocchiale che intende testimoniare la carità nel suo territorio. Si è così potuto stilare un programma di incontri, luoghi, persone, tempi. Sono state coinvolte le sedi delle Caritas diocesane di Roma, Albano, Anagni, Frosinone, Sora-Cassino e Gaeta, ed è stato delineato il percorso da proporre ai seminaristi partecipanti, prevedendo due incontri con le comunità parrocchiali e momenti laboratoriali con operatori delle Caritas diocesane ospitanti. E così è iniziato il percorso esperienziale dei giovani seminaristi.

Dopo varie esperienze a Roma, Formia, Frosinone, è stata la volta della nostra Diocesi. A Cassino, sette seminaristi hanno avuto l’occasione di aprirsi alla Pastorale carceraria. Nel percorso di educazione alla fede e al servizio, hanno avuto prima l’opportunità di incontrarsi proficuamente con un gruppo di giovani in Servizio Civile, guidati dalla condirettrice Caritas Maria Rosaria Lauro e dalla operatrice referente dell’area carcere Angela De Felice, per entrare adeguatamente preparati nella situazione. Poi, ottenuta dal Direttore della Casa Circondariale di Cassino dott.ssa Maria Antonietta Lauria , l’autorizzazione all’ingresso per “attività di vicinanza alla comunità”, si sono recati nel carcere per far visita ai detenuti, il 19 gennaio di quest’anno. Sicuramente è stata un’esperienza forte e da ricordare. Sono stati divisi in due gruppi: uno, di quattro seminaristi, ha affiancato agli sportelli di ascolto gli operatori Caritas che già abitualmente svolgono questo servizio di ascolto. L’altro gruppo, di tre seminaristi, ha avuto un incontro con i detenuti della Prima Sezione attorno alla Parola, sulla pagina di Vangelo della domenica seguente. Poi, terminati gli incontri, hanno riflettuto insieme cercando i “punti di forza” dell’incontro e le “cose che potrebbero migliorare”.

Interessante leggere le loro note. Così il primo gruppo: “l’ascolto è stato utile per conoscere la realtà del carcere, ma soprattutto l’umanità delle persone che sono lì”. “I detenuti sono stati per noi anche un esempio di forza e speranza”. “È stato bello vedere l’attenzione di una chiesa per le persone che sono lì, cercando di fare il possibile per accompagnarle”. “Il modo in cui gli operatori ci hanno accompagnato è stato molto accogliente ed edificante”.

E così il secondo gruppo: “Esperienza significativa e importante per noi del sesto anno che ci ha permesso di conoscere la realtà del carcere; incontrare persone con storie di sofferenza, errori ma anche conversione; approcciarci ad una pastorale verso persone con particolare bisogno di aiuto, confrontandoci e ascoltandoci mettendo al centro Dio e la Sua Parola”.

Ci siamo resi conto di quanto sia importante un accompagnamento spirituale costante e non occasionale (colloqui personali, momenti di condivisione sulla Parola di Dio, poter permette l’accostamento costante ai Sacramenti dell’Eucaristia e della Riconciliazione)”.

Questa esperienza ci ha permesso di conoscere meglio la realtà del carcere e i reali bisogni delle persone detenute, è un contributo per stimolare la crescita in noi di una sensibilità che sarà utile un domani nel ministero in diocesi”.

Hanno voluto esprimere gratitudine alla Caritas dicendo anche: “Grazie del pranzo in Caritas e della possibilità di parlare anche con gli ospiti della Mensa”.

Uno di loro, Paolo, ha dato questa testimonianza: “L’incontro con le persone detenute presso il carcere di Cassino, è stata l’occasione per una conoscenza ancora più approfondita di persone in difficoltà che abitano (spesse volte nel silenzio) un territorio, e di una Chiesa locale che, nonostante le difficoltà interne, spinta dall’amore di Cristo continua la sua azione tenace dell’ascolto e dell’aiuto concreto. Sono stato contagiato dalla passione della direttrice della Caritas, che nonostante le varie difficoltà, riesce a mantenere fisso lo sguardo sul Cristo presente nei carcerati. Da quel poco che ho potuto capire, occorrerebbe una verifica tra i vari soggetti della pastorale carceraria, i quali attorno al vescovo diocesano, possano fare il punto anzitutto sulle motivazioni personali di chi ad oggi fa questa pastorale così importante e nascosta e poi ritrovare il coraggio per entusiasmare altri fratelli e sorelle ad impegnarsi e formarsi per questo tipo di pastorale”.

Bellissime parole, grazie alle quali sentiamo il bisogno di ringraziare sia i giovani che le hanno scritte, sia coloro che hanno dato il via ad una iniziativa tanto importante e davvero “cristiana”, nutrita di fraternità, di mitezza e desiderio di migliorarsi e di imparare ad aiutare gli altri, anche e soprattutto quelli in situazioni difficili. Tutta la comunità diocesana senta il bisogno di pregare per tutti loro e continuare a seguire i giovani che scelgono questa strada.

Adriana Letta