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Omelie

La speranza, virtù umile e silenziosa – Omelia per la solennità di Maria Assunta in cielo (Sora-Cassino, 15 agosto 2025)

LA SPERANZA, VITÙ UMILE E SILENZIOSA 

Omelia per la solennità di Maria Assunta in cielo
Sora-Cassino, 15 agosto 2025

Vorrei iniziare la mia meditazione con una domanda che aiuti ad apprezzare e a partecipare al gioioso evento dell’assunzione di Maria: in quale momento della sua vita Maria ha pregato con il Magnificat? Lasciatemi immaginare; spesso la realtà per essere ben compresa ha bisogno di sogni! Se penso al Magnificat come preghiera scaturita nel contesto dei soli eventi iniziali del vangelo, farei fatica a comprendere il poderoso rigonfiamento ed espansione spirituale di un testo così incontenibile.

Gli inizi di un compimento

Se l’evangelista Luca colloca il Magnificat tra gli eventi iniziali (quello di Maria con l’angelo nella casa di Nazareth, quello di Maria con l’anziana cugina Elisabetta, e quello danzante tra Gesù e Giovanni nei rispettivi grembi), è solo per offrirci la pregustazione di una lode iniziale, che si compie solo con la gioia della Pasqua di Cristo. Mi piace pensare che Maria abbia lodato Dio non solo all’inizio della sua missione, ma molto di più e con più ragioni vissute all’alba del “primo giorno dopo il sabato”. Appresa anche Lei la felice notizia della risurrezione del suo Figlio, compimento felice della rivelazione di tutto il Mistero divino, Maria può ormai ripercorrere il vissuto del suo Figlio, riconoscendo ed esaltando l’Onnipotenza divina per le meraviglie compiute anche in Lei quale Madre di Dio. All’alba della nuova luce di Pasqua è tutto chiaro: nel Magnificat intravediamo, come in filigrana, un inno dal contenuto fortemente ‘teologico’, di sapore biblico, scaturito dal cuore di Maria. Vale anche per la nostra esperienza: potremo tenere insieme i percorsi della nostra esistenza e riconsegnarli a Dio come inno di ringraziamento e di esultanza soltanto al compimento ormai maturo della nostra esistenza, più che nei primi decenni di vita. Maria ricama progressivamente l’inno di lode, scorrendo la lenta e interpretando sapientemente la sequenza degli eventi gloriosi del suo Figlio e della sua missione accanto a Gesù. Se l’Assunzione celebra la Pasqua di Maria, il Magnificat è la lode che accompagna la sua entrata nella gloria. L’evangelista san Luca volentieri che Maria “custodiva tutte queste cose nel suo cuore” (Lc 2,52). Il “tutte queste cose” deve comprendere ciò che accada dall’inizio alla fine. Mi sembra importante approfondire tre aspetti del cuore che emergono dal cantico del Magnificat: è un cuore che sa custodire la storia; è un cuore che sa amare qualunque cosa accada; è un cuore che sa cantare a Dio e riconoscere sempre e comunque la sua presenza e azione salvifica. Maria tiene le fila degli eventi insieme, imparando a interpretarli e a comprenderli attraverso le loro reciproche connessioni e continuità. Lo può raccontare ed esaltare solo al culmine della sua missione terrena. E’ tutta qui la potenza del Magnificat.

 

L’Onnipotenza nell’umiltà

Maria ha tutti i meriti di un’eccellente creatura, abilitata ad intonare l’inno all’Onnipotenza divina: “Perché ha guardato l’umiltà della sua serva”. L’umiltà è la ratio che fonda e attraversa tutto lo scorrimento degli ininterrotti eventi divini richiamati da Maria nel suo cuore. Tutto il resto è “esplicativo” di questo iniziale perché. Dio agisce spesso nel segno del paradosso: timore-misericordia, umiltà-onnipotenza, potenza-dispersione, rovesciamento-innalzamento, ricolmare-svuotare. L’Onnipotente agisce nell’umiltà della creatura che si riconosce sua “serva”. Lo aveva già dichiarato Maria offrendo il proprio assenso alle parole dell’angelo Gabriele: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38). Serva!? Sì, non perché costretta e sottomessa, ma disponibile nella pienezza della sua libertà umana di assumere la missione che Dio intendeva affidarle. Nel Magnificat Maria riprende ancora questo termine “serva”: “Ha guardato l’umiltà della sua serva”. Dio prende in considerazione l’umiltà della persona per manifestare la sua onnipotenza! E’ la logica di Dio: ha bisogno della nostra piccolezza per operare “cose grandi”. L’umiltà riconosce l’unica Onnipotenza: ogni delirio umano di onnipotenza è patologico oppure idolatrico. Non abbiamo bisogno di “onnipotenti”, ma dell’Onnipotente. La presunzione di poteri umani vanno redarguiti sempre come “abuso di potere”. E’ un reato non solo giudiziario, ma anche spirituale, morale, sociale e culturale. E’ scandaloso sentir dire: “I potenti della terra” per parlare di personaggi stupidi e insensati; oppure sentir parlare della “potenza delle armi”, pur sapendo che ciò che uccide è segno di incivile debolezza e viltà.

Il fascino della speranza

Solo l’umiltà apre alla speranza in Dio. Maria è Donna di speranza perché ha coltivato l’umiltà del cuore. L’umiltà consiste nella giusta considerazione di sé, e riconosce la necessità dell’azione dell’Altro, l’Onnipotente. Al contrario, la superbia e l’orgoglio gonfiano il cuore dell’uomo ingannando: fanno apparire più di quello che siamo, esponendoci al delirio di onnipotenza. Dimentichiamo la nostra vera natura: creature umane, stupende ma limitate e difettose: “Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi?” (Sal 8,4-5). Cari amici, il delirio del potere ha sempre generato nella storia umana dei veri e propri mostri: dittatori e carnefici che hanno calpestato la dignità anche di milioni di persone. La superbia genera solo arroganza e prevaricazione, e uccide ogni traccia di speranza in chi conta solo su se stesso e non ha bisogno di Dio. “L’arroganza di chi si riempie di belle parole è pari alla presunzione di chi si sente onnipotente e indispensabile” (Amara). Chi di Ego vive, di Ego perisce. L’umiltà, al contrario, nutre la speranza perché alimenta la fede, disponendoci a coltivare il bene con la potenza di Dio. Maria ha sempre custodito nel cuore questa percezione della propria piccolezza! Dio è attratto dalla piccolezza di Maria, che è soprattutto una piccolezza interiore. Ed è attratto anche dalla nostra piccolezza, quando noi la riconosciamo. “Maria cammina decisamente, con la sola forza della grazia di Dio. Possiamo immaginare che anche lei abbia conosciuto momenti difficili, giorni in cui la sua fede avanzava nell’oscurità. Questa sua piccolezza è la sua forza invincibile: è lei che rimane ai piedi della croce, mentre l’illusione di un Messia trionfante va in frantumi”. Solo quando si resta nell’umiltà, si impara a sperare in Dio. Maria, in terra Madre di speranza, nella gloria del Cielo segno di sicura speranza che non delude.

                                                                                   + Gerardo Antonazzo

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