Mons. Iannone presiede la liturgia conclusiva
ed offre una meditazione sul valore della famiglia
Una celebrazione gremita non solo di presenze fisiche, ma di affetti spirituali profondi. Nel pomeriggio di oggi, la Chiesa diocesana di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo ha vissuto la liturgia di conclusione dell’Anno Giubilare, un momento di comunione che ha riunito fedeli, presbiteri e vescovi in un’unica grande famiglia ecclesiale.
La “somma degli affetti” è la chiave interpretativa che meglio descrive il clima vissuto nella celebrazione, presieduta da Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Filippo Iannone, già vescovo della diocesi e oggi Prefetto del Dicastero per i Vescovi. Invitato dal vescovo diocesano, Monsignor Gerardo Antonazzo, Mons. Iannone ha guidato la liturgia che ha segnato la conclusione di un cammino intenso, scandito da preghiera, sacramenti e opere di carità, culminato nel pellegrinaggio diocesano a Roma del 18 giugno scorso.
Il ritorno del presule, accolto con evidente calore, ha dato corpo a quell’espressione: la “somma degli affetti” è la constatazione che il tempo trascorso e gli incarichi assunti a Roma (dapprima come Vicegerente della Diocesi di Roma, poi come Prefetto del Dicastero per i Testi Legislativi, fino all’attuale ruolo di Prefetto del Dicastero per i Vescovi) non hanno affievolito il legame con la Chiesa che ha guidato come pastore. Anzi, le responsabilità maturate negli anni non hanno sottratto nulla all’affetto, ma lo hanno amplificato. Il suo rientro ha mostrato come l’esperienza accumulata non divida, ma aggiunga: un affetto che non si consuma, ma cresce, e che la comunità ha percepito con immediatezza.
La cornice liturgica non poteva essere più eloquente: la festa della Sacra Famiglia, celebrata oggi dalla Chiesa universale, ha offerto un ulteriore livello di lettura al significato profondo dell’evento. La famiglia di Nazareth, luogo in cui Dio ha scelto di manifestarsi nel Figlio, è diventata simbolo e specchio della comunità diocesana riunita per rendere grazie.
Nel cuore della celebrazione, Monsignor Iannone ha aperto la sua omelia con un sentito ringraziamento per l’invito ricevuto e per l’accoglienza calorosa da parte della comunità diocesana. Ha poi offerto una profonda riflessione sul significato liturgico della giornata, sottolineando come la festa della Sacra Famiglia, celebrata nel tempo di Natale, metta in luce la dignità originaria della famiglia.
Pur immersa nel mistero dell’Incarnazione, la Santa Famiglia di Nazareth ha vissuto gli eventi della nascita di Gesù in modo profondamente umano. Maria e Giuseppe, ha ricordato il presule, sono i primi a stupirsi di ciò che accade e di ciò che viene detto del Bambino. Vivono nella fede, in ascolto della volontà di Dio, come ogni coppia chiamata a camminare nella luce del Vangelo. È in questa umanità condivisa che la Chiesa invita a riscoprire la grandezza della famiglia: luogo di amore, di generazione, di fedeltà.
Monsignor Iannone ha quindi esortato i fedeli a interrogarsi su quale sia l’idea di famiglia che Dio ha voluto fin dalle origini: una comunione d’amore, partecipazione alla vita divina, prolungamento della creazione. “È possibile oggi coltivare un’idea così alta di famiglia, come nido della vita e culla dell’amore?”, ha domandato. “Noi cristiani dobbiamo rispondere sì: è non solo possibile, ma necessario”.
La festa odierna, ha proseguito il presule, sollecita a testimoniare un amore che non si fonda su nuovi diritti, ma su un “nuovo amore”: quello che nasce dalla carità, che trasfigura l’amore umano e lo rende stabile, fecondo, capace di superare le contrapposizioni. La carità, ha detto citando la Lettera ai Colossesi (cfr. Col 3, 12-21) e la Prima ai Corinzi (1Cor 1, 1-13), è il primo campo di azione della famiglia cristiana: non un sentimentalismo, ma un dono concreto di sé, che si esprime nella generosità e nell’obbedienza reciproca. “A nessuno appartiene la prerogativa del comando, ma a tutti il dono di sé”, ha affermato. E ha concluso: “Là dove Dio è presente, l’amore non mancherà. Questa è la ragione del nostro ottimismo”.
Infine, il vescovo ha legato la riflessione alla conclusione dell’Anno Giubilare, ricordando, con le parole di Papa Leone XIV, che se il Giubileo si chiude, non si spegne la speranza. “Nella speranza siamo stati salvati” (Rm 8,24), ha ricordato San Paolo. E, attingendo ancora alle affermazioni del Pontefice, ha ribadito: “Sperare è generare”. La speranza cristiana, ha detto, è forza che genera vita, che apre al futuro, che rende possibile vedere questo mondo trasformarsi nel mondo di Dio, dove l’umanità cammina con Lui.
In questo orizzonte, ha concluso, la preghiera cristiana – e in particolare quella mariana – è la nostra speranza. Maria, che ha dato voce e corpo alla Parola, ci insegna che Gesù vuole ancora nascere, oggi, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nel cuore di ciascuno.
La celebrazione, come la meditazione stessa, è stata vissuta con intensa partecipazione e sincero afflato spirituale. Al termine dell’Eucaristia, Monsignor Antonazzo ha voluto rendere omaggio all’alto prelato con un dono speciale: un’icona in argento raffigurante l’effigie della Vergine Bruna di Canneto, realizzata per l’occasione.
Attorno alla stessa secolare immagine mariana, i due vescovi hanno poi elevato insieme il Magnificat, cantico di lode e gratitudine, a suggello di un cammino che ha trovato in Canneto – luogo di forte intensità spirituale per l’intera diocesi – la sua conclusione.
Un luogo che, nel corso dell’Anno Santo, ha ospitato numerosi momenti di vita comunitaria e iniziative di aggregazione, e che oggi ha accolto anche il sigillo finale del Giubileo diocesano.
Andrea Pantone

































