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Una vita intrecciata alla sua gente

La comunità di Civitella Roveto saluta monsignor Franco Geremia, parroco per oltre sessant’anni e figura di riferimento umano e spirituale della Valle Roveto

 

La comunità di Civitella Roveto si è raccolta il 3 maggio per dare l’ultimo saluto a monsignor Franco Geremia, scomparso il 1° maggio all’età di 96 anni. Una piazza gremita di fedeli, sacerdoti e rappresentanti delle istituzioni ha accolto il vescovo Gerardo Antonazzo, giunto per presiedere la celebrazione esequiale e rendere omaggio a un sacerdote che ha segnato in modo profondo la storia della Valle Roveto.

Nell’omelia, il vescovo diocesano Gerardo Antonazzo ha meditato sulle parole evangeliche «Non sia turbato il vostro cuore», riconoscendo la fatica del distacco da un pastore che per oltre sessant’anni ha accompagnato la crescita spirituale, sociale e umana del paese. Don Franco – ha affermato – è stato un sacerdote “di grande statura umana, spirituale, sociale ed evangelica”, un artigiano dell’umano, capace di unire fermezza e dolcezza, vicinanza e discrezione. La sua presenza costante, la disponibilità all’ascolto e la capacità di accompagnare le persone nei momenti decisivi della vita hanno lasciato un’impronta indelebile nella memoria collettiva.

Monsignor Franco Geremia (Sora, 23 ottobre 1930 – Civitella Roveto, 1 maggio 2026) è stato una delle figure più longeve del presbiterio diocesano. Formatosi nel Seminario di Sora nel dopoguerra, proseguì gli studi al Seminario Romano Maggiore e alla Pontificia Università Lateranense. Fu ordinato sacerdote nel 1955 dal cardinale Clemente Micara nella basilica di San Giovanni in Laterano. Nel gennaio 1958, ancora giovane, fece il suo ingresso a Civitella Roveto, dove avrebbe esercitato il ministero per oltre sessant’anni, affiancato dal 1971 dal servizio alla parrocchia della Santissima Trinità di Meta. Fin dai primi giorni, si dedicò con energia alla comunità che gli era stata affidata, mettendo a frutto i talenti ricevuti e avviando un apostolato caratterizzato da prossimità, dedizione e cura quotidiana. Il suo impegno pastorale si tradusse anche in opere concrete: la Casa di riposo, la Scuola materna di Peschiera, le iniziative caritative e missionarie in Brasile, Tanzania e Madagascar. “Tutto io faccio per il Vangelo” era la frase che amava ripetere e che sintetizza il suo stile di vita.

Nel giorno delle esequie, il dolore della popolazione ha dato voce a un sentimento diffuso: per molti, don Franco non è stato soltanto un parroco, ma una presenza familiare, un punto di riferimento costante, un uomo capace di ascoltare senza giudicare, di incoraggiare nei momenti difficili, di accompagnare con discrezione e fermezza. La comunità ha ricordato la sua porta sempre aperta, la sua capacità di accogliere tutti, la puntualità con cui scandiva i tempi del Vangelo, la cura con cui preparava le celebrazioni e gli incontri eucaristici. Per generazioni ha amministrato i sacramenti, visitato i malati, benedetto le case, sostenuto le famiglie, accompagnato i defunti all’ultima dimora. La sua presenza ha attraversato le stagioni della vita di ciascuno, diventando parte della storia personale e collettiva del paese. Il giorno della sua morte, la notizia ha percorso rapidamente le strade di Civitella e Meta, entrando nelle case e suscitando un dolore condiviso. Il lungo pellegrinaggio silenzioso davanti alla bara, posta ai piedi dell’altare da cui aveva proclamato la Parola per 68 anni, ha espresso la riconoscenza di un popolo che si è sentito improvvisamente più povero.

Durante la celebrazione, il vescovo Antonazzo ha ricordato anche l’incontro di don Franco con papa Francesco, che abbracciandolo gli disse con affetto: «Come hanno fatto a sopportarti?», riconoscendo così la forza, la tenacia e l’ironia di un parroco rimasto accanto alla sua gente per oltre mezzo secolo. Al termine della Messa, la comunità ha affidato il suo pastore alla Vergine Maria, da lui venerata come Madre della Fiducia, e alla misericordia del Padre. Il lungo applauso che ha accompagnato il feretro all’uscita della chiesa ha espresso il sentimento unanime di un paese che non perde soltanto il suo parroco storico, ma un padre, un fratello, un amico.