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In anima e corpo – Omelia per la solennità di Maria Assunta in cielo

IN ANIMA E CORPO

Omelia per la solennità di Maria Assunta in cielo
Sora-Cassino, 15 agosto 2026

Cari amici,
nella festa dell’Assunzione di Maria la fede della Chiesa e la spiritualità popolare celebra la piena e definitiva partecipazione della Vergine di Nazareth alla gloria del Paradiso “in anima e corpo”. Dio assume con sé la totalità della dimensione umana di Maria: spirituale e corporea.

In anima e corpo

Non si entra nella gloria celeste con le sole aspirazioni spirituali, ma con la completezza del nostro essere persone, cioè autenticamente umani. Il ritorno a Dio deve diventare offerta totale della nostra storia personale e della concretezza di processi virtuosi del cuore, della mente, del corpo. L’intreccio di questi processi si incarna e si rivela in relazioni autenticamente umane e felicemente compiute. La costruzione delle relazioni positive si compone di rispetto della dignità propria e altrui nel dialogo con chiunque. In Paradiso non si va solo con l’anima, ma in anima e corpo. L’anima umanizza il corpo tramite la concretezza di esperienze quotidiane: con se stesso, con gli altri, con l’Altro, con il mondo. Tutta la ricchezza dell’anima, proprietà esclusiva della persona umana, si concretizza nelle capacità del nostro corpo di esprimerla per come merita. Il Papa chiede di “accompagnare bambini e ragazzi a usare le tecnologie come spazio di relazione responsabile, aiutandoli a riconoscerne i rischi e a scegliere ciò che fa crescere la libertà interiore, rappresenta oggi una forma concreta di carità e di salvaguardia della loro dignità. Educare le nuove generazioni a credere che l’evoluzione delle tecnologie non segue un percorso inevitabile, ma può essere orientata dalla responsabilità personale e collettiva, costituisce uno dei servizi più preziosi al bene comune”[1]. Ciò che umanizza la persona è vivere in pienezza la bellezza e la completezza del suo essere anima-corpo: “Dio conosce ed ama tutto l’uomo, ciò che noi siamo. E Dio accoglie nella Sua eternità ciò che ora, nella nostra vita, fatta di sofferenza e amore, di speranza, di gioia e di tristezza, cresce e diviene. Tutto l’uomo, tutta la sua vita viene presa da Dio ed in Lui purificata riceve l’eternità”[2].

Maria, magnifica humanitas

La Vergine Maria è maestra di umanità in tutte le sue azioni quotidiane. È esempio di relazioni liberamente accolte, responsabilmente vissute, lodevolmente realizzate in piena e singolare autonomia. La sua umanità è vissuta in piena armonia ed equilibrio, sotto il segno della piena responsabilità personale. Dinanzi a Dio, Maria ci ha rimesso la faccia, ha dialogato a “carte scoperte”, mettendo in gioco la sua anima e mettendo a disposizione il proprio corpo perché si realizzasse il progetto annunciato dall’angelo. Il suo consenso è coerente e totale, è di tutta la persona. La sua straordinaria femminilità, vissuta secondo il progetto di Dio, è divenuta un capolavoro; risultato di una raffinata trama di autentiche relazioni nelle quali ha messo in azione sentimenti, affetti, emozioni e pensieri. Dinanzi a Dio, Maria ha ascoltato la sua coscienza profonda, il sacrario più intimo della sua libertà. Nella casa di Nazareth, Maria si è disposta davanti a Dio “in anima e corpo”: all’annuncio dell’angelo Gabriele ha espresso la concretezza della sua corporeità femminile. Il significato del “corpo” non si esaurisce nella semplice fisicità, la quale appartiene a tutti gli esseri animali. Nella persona è proprio la sua corporeità attraversata dall’anima che lo distingue da ogni altra creatura: un corpo impastato di anima, e da essa animato e vivificato.

La persona è la sua relazione

L’intrinseco connubio di anima-corpo fa di ogni persona una concretezza relazionale: la persona è la sua stessa relazione! Non si può entrare in relazione significativa con gli altri senza la propria corporeità. Nessuna macchina, anche la più generativa e completa, sarà mai capace di stabilire consapevolmente rapporti autenticamente umani. L’uomo è l’unica creatura chiamata ad entrare in relazione libera, consapevole e responsabile con il mondo, con gli altri e con Dio. Scrive Papa Leone: “Curiamo le relazioni! In un’epoca che tende a velocizzare e frammentare, la carne umana continua a chiedere di essere curata e riconosciuta da mani capaci di tenerezza, da menti attente e da parole buone. La cultura digitale moltiplica le connessioni e offre nuove possibilità di incontro; tuttavia, il cuore umano conserva un bisogno irrinunciabile di prossimità. Invito a custodire luoghi e tempi in cui la presenza fisica rimane decisiva: la tavola condivisa, la comunità cristiana che si raduna, la visita a chi è solo, il servizio ai poveri. Sono segni di un’umanità che continua a credere che ogni corpo è tempio dello Spirito e casa di Dio, e proprio questa alleanza tra gloria e fragilità diventa criterio per valutare i modelli antropologici proposti dalla cultura attuale”[3].

La fede della Chiesa

nel Credo apostolico professiamo esplicitamente la nostra fede nella “Risurrezione della carne” e nella “vita eterna”, fine e senso ultimo del cammino della vita. Questa promessa di fede, è già compiuta in Maria, quale “segno di consolazione e di sicura speranza” (Prefazio). Il termine “carne” raccoglie ed esprime il nostro traguardo ultimo e definitivo: stare alla presenza di Dio con la ricchezza della nostra umanità redenta dalla Pasqua di Cristo. Il termine “carne”, pertanto, rimanda alla concretezza del “corpo” inteso come concretezza relazionale di ogni creatura umana. Ciò che umanizza la persona è il suo essere pienamente se stessa, unica e irripetibile, non riproducibile, grazie all’unità inscindibile anima-corpo. Pertanto, il cristianesimo non parla di risurrezione dell’anima, perché è per sua natura immortale. La fede professa fermamente la risurrezione della “carne”, del corpo. Anche la “carne” di Maria era mortale: ma, a motivo del privilegio di essere la Madre di Gesù, partecipa contemporaneamente “in anima e corpo” alla risurrezione per la vita eterna. Maria entra nella gloria della SS. Trinità con l’integrità e con l’interezza della sua umanità. Maria Assunta in cielo conferma questa speranza certa: ogni discepolo del Signore, aspira con l’anima e cammina con il corpo verso aspirazioni alte e speranze certe, nel presente per il futuro, in terra e per il cielo.

                                                                                                            + Gerardo Antonazzo

[1] PAPA LEONE, Magnifica Humanitas, n. 238.
[2] BENEDETTO XVI, Omelia, 15 agosto 2010.
[3] PAPA LEONE, Magnifica Humanitas, n. 239.

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