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«Il Signore cammina con te»: a Canneto il Giubileo che ha dato voce al viaggio dei migranti

La celebrazione voluta dalla Caritas e presieduta dal vescovo Antonazzo ha riunito immigrati, emigrati e comunità locali nel segno della speranza

Ogni cammino umano porta in sé un’attesa, una speranza, un approdo. È con questo spirito che la Diocesi, martedì 12 agosto,  ha celebrato, presso la Basilica-Santuario Regionale di Canneto, il Giubileo dei Migranti, rivolto a quanti vivono l’esperienza della migrazione: espressione concreta del pellegrinaggio terreno dell’uomo verso Dio.

L’iniziativa, promossa dalla Caritas diocesana, è stata pensata come un tempo di incontro, riflessione e preghiera, volto a riconoscere il valore delle persone in cammino e il ruolo fondamentale delle comunità cristiane nell’accoglienza e nel sostegno reciproco. La giornata, aperta anche alle diocesi vicine, è stata dedicata sia agli immigrati presenti sul territorio, sia agli emigrati italiani che vivono e lavorano all’estero.

Già nelle settimane precedenti, le parrocchie erano state invitate a raccogliere adesioni e a facilitare la partecipazione dei fedeli, anche attraverso la messa a disposizione di pullman per chi avesse difficoltà a raggiungere Canneto. Una cura logistica che ha favorito la presenza di una grande e variegata assemblea, formata da volti, lingue e culture differenti, in cui si è manifestata la bellezza dell’universalità della Chiesa.

Nella sua omelia, il vescovo Gerardo Antonazzo ha voluto ricordare che il migrante è, in fondo, icona dell’uomo viator, viaggiatore e cercatore di senso, come ogni essere umano.

«Migrare è la condizione ontologica dell’essere umano», ha affermato. «L’uomo per natura è migrante, sempre in cammino verso condizioni di vita più degne. È un cammino faticoso, ma portatore di speranza, perché fondato sulla dignità inviolabile della persona umana».

Riflettendo sul passo del Deuteronomio proclamato nella liturgia – «Il Signore cammina con te; non ti lascerà e non ti abbandonerà» (Dt 31,8) – il Vescovo ha voluto offrire una parola di conforto e incoraggiamento ai presenti: «Il Signore stesso cammina davanti a te, Egli sarà con te: non temere, non perderti d’animo».

Parole rivolte sia a chi lascia la propria terra, sia a chi accoglie, nella convinzione che la fede cristiana non può mai separarsi dalla carità dell’accoglienza.

La presenza di numerosi sacerdoti, tra cui diversi provenienti da paesi stranieri, ha sottolineato il volto missionario e universale della Chiesa, capace di abitare ogni cultura e di parlare tutte le lingue. La liturgia, partecipata e festosa, ha rappresentato una concreta convivialità delle differenze, segno della fraternità possibile che la Chiesa è chiamata a testimoniare ogni giorno.

Il Vescovo ha inoltre ricordato che i migranti non sono solo destinatari di accoglienza, ma testimoni di fede e seminatori di speranza: «Essi, con la loro forza spirituale, possono contribuire a rivitalizzare comunità ecclesiali irrigidite o disilluse. La loro fede, a volte custodita in una Bibbia stropicciata e bagnata dalle acque del Mediterraneo, è una testimonianza eroica che ci interpella e ci arricchisce».

L’omelia ha toccato anche temi di forte rilevanza sociale e culturale. «Ogni civiltà che voglia dirsi avanzata» – ha affermato Mons. Antonazzo – «deve respingere la logica dei pregiudizi, dell’esasperato nazionalismo e della chiusura. Non possiamo permettere che prevalgano idolatrie moderne che erigono barriere e negano il diritto alla speranza dei più poveri». Citando il Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale del Migrante 2025, il Vescovo ha ribadito che la chiusura ai migranti rappresenta una seria minaccia alla solidarietà globale e alla costruzione del bene comune.

Il Giubileo dei Migranti si è così concluso con un messaggio chiaro e forte: “Dignità per tutti”, senza distinzioni di razza, lingua, religione o cultura. Una dignità da riconoscere, custodire e promuovere, nella consapevolezza che ogni persona è un fratello e ogni cammino umano è un tratto del grande pellegrinaggio della Chiesa verso il Regno.

La Chiesa diocesana ha voluto offrire, con questa giornata, un segno concreto di fede, prossimità e speranza. Un invito a camminare insieme, come popolo in pellegrinaggio, affidati a un Dio che non abbandona mai chi è in cammino.

Andrea Pantone