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Il lessico del martirio – Omelia per la solennità di S. Restituta, Patrona della Città (Sora 27 maggio 2026)

IL LESSICO DEL MARTIRIO 

Omelia per la solennità di S. Restituta, Patrona della Città
Sora, 27 maggio 2026

Cari amici,

il lessico di s. Restituta è paradigma della vita cristiana di ogni tempo, ma in modo singolare e sorprendente lo è per questa nostra epoca segnata da una secolarizzazione crescente e da un relativismo etico pervasivo nei nostri stili e scelte di vita, fino a erodere coerenza e credibilità della vita cristiana. Cosa ha da dire il vocabolario del martirio alla nostra Città di antica tradizione cristiana, fondata sulla singolare fortezza di una giovane ragazza? La Parola dell’apostolo Paolo (Rm 12,1-5) illumina in modo decisivo e diretto, e aiutano a leggere in filigrana la testimonianza di fede della nostra martire Restituta.

Lasciarsi trasformare

San Paolo rivolgendosi ai membri della comunità cristiana di Roma chiede di lasciarsi trasformare, rinnovando il nostro modo di pensare. Perché questo invito imponente? Durante gli inizi del cristianesimo, a Roma irruppe la nuova dottrina di Gesù, figlio dell’unico Dio degli ebrei, morto per tutti gli uomini. Durante la sua vita si era schierato soprattutto con gli esclusi: donne, adultere, malati, persone con disabilità, pubblicani, pubblici peccatori e peccatrici, lebbrosi, sordomuti, paralitici. Dopo la morte di Gesù i cristiani annunciavano in ogni parte del Mediterraneo che davanti a Dio tutti gli esseri umani sono uguali. Immaginiamo quale impatto dirompente ebbe la testimonianza cristiana in tale contesto culturale. Questo era in netto contrasto con la vita quotidiana a Roma. Piace riprendere un passaggio davvero sorprendente, elaborato nel contesto di una lectio biblica sul brano della seconda lettura (Rm 12,1-5) proposta da Angela Merkel già Cancelliere federale della Germania per sedici anni, figlia di un pastore luterano: “Paolo era particolarmente convincente perché aveva sperimentato questa trasformazione personalmente, da non cristiano a cristiano, da Saulo a Paolo. Io lo interpreto così: non sono gli dei romani che dovete ascoltare, ma l’unico Dio che ha sacrificato Suo Figlio per voi. Dovete trattare tutti gli uomini allo stesso modo. Dovete pensare in modo nuovo. Questo è il servizio a Dio, questo è il vostro “sacrificio gradito”. Dovete permettere che le vostre vite siano trasformate e diventare qualcos’altro, mettere in discussione le abitudini. Paolo incoraggiava i cristiani ad accogliere tutti nella comunità, cittadini e schiavi allo stesso modo. Questo provocò scandalo e persecuzioni e richiese coraggio a coloro che si riconoscevano in Gesù. Paolo incoraggiò i cristiani a Roma a non farsi distogliere da questa via” (Monastero benedettino di Maria Laach, 18 marzo 2026). Ecco cosa richiede l’invito a lasciarsi trasformare, rinnovando il vostro modo di pensare.

Non conformatevi a questo mondo

L’invito di Paolo a non conformarsi al mondo ma a lasciarsi trasformare da un nuovo modo di pensare è per noi oggi appassionante e impegnativo, come dovette essere per i cristiani di Roma duemila anni fa. In un mondo, qual è il nostro, afflitto dalla dittatura del conformismo e del pensiero armato e conflittuale, il Vangelo è la via per fare la differenza. L’invito a non conformarsi a questo mondo è urgente nella situazione internazionale in cui siamo incappati: siamo di fronte a sfide decisamente inedite. Si tratta di reagire al clima di terrore, di arroganza, di prepotenza, di minacce; in particolare, reagire e contrastare l’uso delle armi e l’incendio di tante guerre causate da “una manciata di tiranni” (Papa Leone) che hanno destabilizzato il mondo con la pretesa di stabilire un nuovo ordine mondiale. Non conformarsi a questo mondo significa non rassegnarsi alla guerra e all’odio, ma partecipare a dibattiti costruttivi di pacificazione e di riconciliazione. Significa anche prendere decisamente le distanze rispetto al linguaggio mediatico violento, offensivo, lesivo della dignità dell’altro. L’incitamento all’odio, all’esclusione, all’emarginazione, alla diffamazione e alla calunnia, all’ingiustizia.

 

Come sacrificio vivente

La vita cristiana è un atto di contestazione del pensiero mondano e demoniaco di lotta, di odio e di disgregazione. Il nostro “martirio” oggi è innanzitutto pensare secondo Dio, offrire una di vita evangelica alternativa ai rigurgiti del neopaganesimo di ritorno. San Tommaso insegna che sempre l’agere sequitur esse (Summa, p. I, q. 89, art.1): l’etica, cioè il nostro comportamento e le nostre azioni, dipende prima di ogni altra cosa dal nostro modo di vivere o no secondo Dio. La volontà di Dio, ci ricorda l’apostolo, è frutto di un laborioso discernimento per decidere coraggiose scelte alternative. San Paolo parla di un’offerta gioiosa della propria vita con un linguaggio improntato al culto sacrificale: il rapporto autentico con Dio non è più espresso con l’offerta sacrificale di animali, come nell’Antico Testamento, ma attraverso un sacrificio vivente (v.1) come offerta di sé a Dio. Essere cristiani doveva essere una missione per la vita. Per essere cristiani non basta accendere una candela ogni tanto, fare una donazione, andare a messa o pregare. Tutto questo è una parte importante della fede, ma la fede cristiana è di più: è cercare di capire come spendere la nostra vita secondo la volontà di Dio. Paolo invita i suoi destinatari ad agire secondo una trasformazione dell’intelligenza per riconoscere e a favorire l’irruzione del mondo nuovo e del modo nuovo di agire, rispetto al dominio del Peccato. Il martirio di santa Restituta è prova di una radicale mutazione del proprio modo di pensare: il martire sa discernere la volontà di Dio, prende decisamente le distanze in netta opposizione con la cultura pagana, e trasforma il proprio stile di vita secondo la regola del Vangelo di Gesù Cristo. Nella vita di s. Restituta tale opposizione tra la mondanità pagana e la novità del Vangelo ha dovuto misurarsi con la violenza scatenata dall’ordinamento idolatrico imperiale. E Restituta dimostra di essere già matura per il martirio cruento del suo corpo.

Cari amici,

a cosa siamo veramente esposti oggi, e a che cosa siamo davvero disposti noi, eredi di un così ricco patrimonio cristiano? Diventerà anche la nostra tradizione cristiana un “parco archeologico” da offrire ai turisti del prossimo futuro? il martirio di S. Restituta insegna alla “sua” Città che il sacrificio anche della vita fisica è la forma più alta di contestazione di ogni ideologia contro la dignità della persona, creata a immagine e somiglianza di Dio. Si tratta di un nuovo agire, più coraggioso, meno omertoso e meno conformista. S. Restituta ricorda a questa “sua” Città che la fede non è morbido cuscino su cui adagiarsi, ma scegliere di amare Gesù Cristo, pietra di scandalo per chi non lo segue. Il martire dimostra che solo il Vangelo è regola di vita nuova, di una nuova cultura di vita fondata sulla civiltà dell’amore. È questa la Città che vogliamo, capace di ereditare e mettere a frutto la preziosa fecondità dei martiri sorani.

                                                                                                                        + Gerardo Antonazzo

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