IL CENACOLO, PARADIGMA DELL’ESSERE CHIESA
Istruzione per la celebrazione dei Passaggi dell’Oasi Mariana Betania
Alvito-Parr. S. Maria Assunta, 11 aprile 2026
Cari amici dell’Oasi Mariana Betania,
l’evento narrato dall’evangelista Giovanni (20,19-31) raccorda la nostra celebrazione con la sorprendente peculiarità e imprevedibilità del Cenacolo, quando “otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso”.
Il Risorto abita il Cenacolo
Otto giorni dopo la risurrezione del Signore, il Cenacolo è al completo. Ci sono davvero tutti, anche Tommaso! Nel racconto per due volte il redattore annota: “Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo” (vv. 19 e 26): è la chiara consapevolezza che Gesù risorto vive per sempre nel cuore della Comunità dei suoi discepoli. La duplice sottolineatura dell’evangelista non è una ripetizione, ma il richiamo ad un significato preciso: la centralità della posizione occupata da Gesù, il suo “stare in mezzo”, attesta la sua “signoria”, certificata dalla vittoria sul peccato e sulla morte. Lui è il cuore della Chiesa, è la presenza dinamica che vivifica la vita del piccolo gregge dei discepoli, è il centro dell’intero universo redento dal sangue versato sulla Croce: “Egli è il capo del corpo, della Chiesa. Egli è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti, perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose” (Col 1,18). Nel Cenacolo Cristo risorto si rivela e si relaziona come il “centro” dell’essere Chiesa. Nel Cenacolo Gesù provoca l’atto fondamentali della fede: Mio Signore e mio Dio. Dal Cenacolo divamperà il fuoco della Missione.
Al piano superiore
Il Cenacolo si presenta come la forma più incisiva di apprendistato della vita discepolare. È descritto come “sala al piano superiore” (anagaion) o “stanza alta” (hyperōon). È la “grande sala al piano superiore, con i tappeti, già pronta” (Lc 22,7-38). Il quarto vangelo ambienta nel Cenacolo momenti cruciali della vita del Signore (Gv 13-17). Dopo l’Ascensione, gli apostoli si riuniscono a Gerusalemme nella “sala al piano superiore” dove alloggiavano, identificata tradizionalmente con lo stesso luogo dell’Ultima Cena e della Pentecoste (At 2). Abitare “la stanza alta” impegna ad elevarsi dalla logica idolatrica della mondanità e lasciarsi purificare e guarire dal mistero luminoso delle piaghe del Risorto. Salire al piano superiore significa entrare nel vortice di un’esperienza inattesa che eleva il discepolo al vertice della contemplazione del Mistero. Salire “al piano superiore” con Gesù apre ad uno sguardo nuovo sulle attese della vita che scorre al di fuori del Cenacolo: guardare la storia dalla parte di Dio. Amare l’umanità con la logica della “Stanza superiore significa migrare con la propria esistenza dal regime del pre-tendere alla docilità del pro-tendere: “Dio ha tanto amato il mondo, da dare il suo Figlio unigenito…Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché sia salvato per mezzo di Lui” (Gv 3,16-17). È dal Cenacolo che si impara a fare Chiesa estroversa, passando dalle “porte chiuse”, all’apertura coraggiosa della Pentecoste.
Il Cenacolo dell’Oasi
Cari amici, ora veniamo a noi.
Se il Cenacolo è paradigma della Chiesa, lo è concretamente anche per ogni forma e misura di Chiesa: la famiglia, la comunità, la Chiesa particolare, le diverse forme di vita cristiana aggregata, associata. Sono tutte forme e misure di un’esperienza propedeutica e pedagogica all’appartenenza ecclesiale. Pertanto, l’Oasi Mariana Betania in quanto Associazione pubblica di fedeli, impara a diventare espressione del “Cenacolo” nel quale il Risorto delinea anche per voi gli elementi necessari al perfezionamento della vita cristiana. Proprio questo, credo, sia lo scopo anche dell’Oasi quale Associazione pubblica di fedeli: portare a compimento, nel modo più avanzato possibile, la maturazione del proprio battesimo. Processo, questo, tanto estremamente lineare, quanto performativo: tutto quello che accade nel Cenacolo istruisce, educa e plasma la vita battesimale in quanto incorporazione al mistero di Cristo sacerdote, re e profeta. L’esperienza dell’Oasi educa e forma il battezzato, favorendo la progressione e la maturazione dell’esperienza spirituale secondo le due coordinate del Cenacolo: l’intimità con il Maestro e l’operosità della Pentecoste. E i “passaggi” che ritmano tale progressione personale non sono “atti burocratici”, ma frutto del discernimento secondo i criteri dettati dal Cenacolo.
L’Oasi come il Cenacolo
Cosa ha da apprendere l’Oasi Mariana Betania dal paradigma del Cenacolo?
Accedere “al piano superiore”.
Significa puntare ad una vita cristiana elevata, esigente, e stringente nella sua verifica attraverso la direzione spirituale. Già san Giovanni Paolo II indicava la santità battesimale come “misura alta della vita cristiana ordinaria” (Novo Millennio Ineunte, 2001).
Accogliere il memoriale eucaristico
“Fate questo in memoria di me”: non è la memoria di un Rito, ma fare memoria del suo Amore: il corpo è offerto per voi, il sangue è versato per voi. Condividere la Cena del Signore è lasciarsi educare dal dono di sé: passare dal per sé al per voi. Celebrare l’eucarestia significa lasciarsi formare alla pro-esistenza: il Signore risorto non verrà riconosciuto dal Rito che celebriamo ma dall’amore che ne scaturisce. Infatti, il Risorto si fa riconoscere dai discepoli solo allo “spezzare” il pane (Lc 24, 13-35). Una vita “spezzata”, condivisa amore, è la migliore pedagogia alla fede perché “apre gli occhi” di chi non crede.
Un piede lava l’altro
Il Comandamento nuovo dell’amore piega la schiena, fino a raggiungere i piedi dell’altro. Gesù si “abbassa” umiliandosi da “schiavo”: “Se dunque io, il Signore e il Maestro, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri” (Gv 13,14). Esultanti per la prima parte (ho lavato i piedi a voi), inadempienti nella seconda (anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri)!
Discorsi d’addio
L’ultimo lungo insegnamento di Gesù prima della Passione. Gesù forma i suoi collaboratori all’autonomia e alla responsabilità. La sua Ascensione sarà un dire: “Ora tocca voi!”. Da vero Maestro, lascia le redini della missione nelle loro mani.
Apparizioni del Risorto
La paura fa brutti scherzi. Gesù appare ai discepoli “a porte chiuse” per paura (Gv 20,19-29). La paura getta anche nel panico, nel dubbio. Nel Cenacolo il dubbio ha pieno diritto di cittadinanza. Tommaso con la sua resistenza dà voce alle domande degli altri, i quali oltre ad avere paura dei Giudei, hanno anche timore di esprimere i loro dubbi e tentennamenti. La fede non deve generare dei creduloni, ma credenti “piegati” dalle piaghe del Risorto.
L’attesa dello Spirito (Atti 1,12-14)
Gli apostoli, insieme a Maria e ad alcune donne, si ritirano nella “stanza al piano superiore” (hyperōon) per pregare. Il “principio” mariano della Chiesa si radica in questo “insieme a Maria, la madre di Gesù”.
La Pentecoste (Atti 2,1-4)
Lo Spirito Santo discende sotto forma di lingue di fuoco, segnando la nascita di Chiesa dalle “porte aperte”, senza passaporti e permessi, Chiesa finalmente “in uscita”, in dialogo con ogni lingua, cultura, e razza.
Cari amici,
se siamo entrati nel Cenacolo in punta di piedi, con tante resistenze e paure, ora possiamo uscire a passo veloce, forti della potenza dello Spirito. Fuori, c’è un mondo di guai che ci attende!
+ Gerardo Antonazzo
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