GIOIA DI CREDERE, FELICI DI SPERARE
Omelia per il Giubileo dei giovani[1]
Roma, Chiesa S. Spirito in Sassia, 1 agosto 2025
Cari giovani,
grazie perché siete venuti! Vi voglio un gran bene, perché siete per il vescovo la pupilla che permette ai miei occhi di poter guardare lontano e con speranza viva al cammino della nostra Chiesa particolare. Voi siete già oggi il futuro! Oggi la vostra gioia sorprende e risveglia la speranza dell’intera comunità diocesana la quale tutta, grazie alla presenza del Vescovo, è qui con voi e in voi riconosce e apprezza la fioritura di una “messe abbondante” (Mt 9,37). Sono felice di accogliervi e di incontrarvi a Roma, nella chiesa di s. Spirito in Sassia nella quale è particolarmente coltivato il culto dell’Amore misericordioso. Questo momento che definirei familiare e intimo, intensifica i molti significati della partecipazione al Giubileo dei giovani, uniti intorno al Santo Padre, Leone XIV.
Con voi desidero raccogliere solo alcune provocazioni dalla liturgia della Parola. Nel vangelo di Mt 13,54-58 incontriamo Gesù nel suo ritorno a Nazareth dopo un prolungato tempo di assenza: “Insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita “. L’evangelista non specifica cosa Gesù insegnava. Abbiamo bisogno del vangelo parallelo di san Luca (4,16-21) per conoscere gli argomenti della sua predicazione. L’evangelista Luca mette in evidenza il “tono” giubilare dell’azione di Gesù, ritmata da alcuni verbi molto espressivi: “Gesù venne …entrò…si alzò a leggere”.
Riti di passaggio
Cari giovani,
la vita di ognuno è continuamente ritmata da “riti di passaggio”. Sono eventi, cerimonie, pratiche che caratterizzano la condizione di ognuno e ritmano i tempi della sua crescita. Sono “riti di passaggio” presenti in tutte le culture, che segnano eventi importanti e preziosi. Alcuni riti riguardano l’esistenza: la nascita come la morte, sono “passaggi” da una condizione fisica ad un’altra. Altri riti riguardano la crescita umana: pensate ad esempio alla “festa dei 18anni”. Per quanti fanno sport, pensate al passaggio da una categoria ad un’altra, agli esami di maturità, al superamento di un Concorso, etc. Nella vita cristiana pensate al rito del battesimo come anche al sacramento della cresima. Questi riti sono detti di “passaggio” perché dovrebbero tracciare una sorta di transizione, di mutazione, di cambiamento, di crescita, di evoluzione, di trasformazione di dimensioni inerente alla condizione personale di vita. Insomma, dovrebbero esprimere il cambio di status rispetto ad una condizione precedente. Così è stato per Gesù, quella volta: entrando nella sinagoga Gesù compie per sé e per la gente un “rito di passaggio”: dalla vita nascosta nella sua famiglia a Nazareth alla missione pubblica, dalla profezia al compimento, dal passato all’Oggi, dal silenzio all’annuncio del Regno di Dio. Il suo “entrare” nella sinagoga esprime un “passaggio giubilare”: entra in sinagoga per proclamare e spiegare con autorità il testo del profeta Isaia che parla di “un anno di grazia del Signore” e dichiarare apertamente “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”.
Segni di cambiamento
Ed è proprio questa frase, con la forte pretesa che promana, a creare meraviglia e scandalo nei presenti, i quali non riconoscono in quel ragazzo che hanno visto crescere a Nazareth, il Messia venuto a compiere finalmente le molte attese di speranza dell’umanità ferita. Quello che Gesù dichiara con l’avverbio Oggi, inaugura il primo giubileo cristiano. Con Gesù, inizia una storia nuova, una nuova condizione di vita umana: Lui viene a umanizzare la vita dell’uomo, restituendo dignità e bellezza, redenzione e speranza. L’attesa è finita, inizia la realtà nuova di un mondo che può cambiare. Per voi giovani, l’incontro giubilare con Gesù non vi estranea dalla vita concreta, quotidiana, attuale; ma vi rende capaci di dare il meglio di voi stessi, perché l’incontro con Gesù vi umanizza, vi migliora per migliorare il mondo, e ridestare in tutti la gioia e la possibilità attuale di “cieli nuovi e terra nuova” (Ap 21,1). Il Giubileo della speranza vi provoca a non arrendervi al male, a non abituarvi al disprezzo e allo spreco della vita, ad ogni forma di violenza da quella di genere alle guerre fratricide, all’insensatezza dell’odio, allo scarto dei più deboli, all’esclusione dei fragili, alla prepotenza del successo e del denaro, all’abuso di potere foraggiato dalla smania di prevaricazione sugli altri e dal delirio di onnipotenza.
Lasciatevi stupire
Come a Nazareth ancora oggi molta gente, soprattutto vostri coetanei, non apprezzano la novità dirompente del Vangelo di Gesù. Anzi, diversi lo contrastano, quasi contristati dall’essere diventati cristiani con la grazia del battesimo, scandalizzati come i nazaretani dalla pretesa del Messia, Gesù di Nazareth: “. Cari giovani, lasciatevi stupire dalle molte provocazioni di un duplice segno giubilare da voi condiviso in queste ore: la Porta e il Cammino.
Io sono la Porta
Come Gesù nella sinagoga, ognuno di voi è “entrato”, ha varcato la Porta della basilica di san Pietro. Ma è solo un segno: la realtà è Cristo. Lo dichiara Lui: “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato” (Gv 10,9). Chi passa attraverso di Lui cambia vita, traccia una chiara linea di demarcazione tra un prima e un dopo, tra l’uomo vecchio e la creatura nuova (cfr. 2Cor 5,17). Resti impressa per sempre la bellezza di questo “rito di passaggio”: con le spalle rivolte all’esterno, avete dichiarato la decisione di “lasciarvi alle spalle” le cose sbagliate della vostra vita, ciò che insulsa la vostra coscienza. Avete voltato le spalle a parole dannose, relazioni malate, affetti e desideri smodati, responsabilità e doveri non adempiuti bene, promesse non mantenute, fedeltà tradite, amicizie intossicate, etc. Allo stesso tempo, entrando avete guardato avanti con lo sguardo del cuore, accolti dalla maestosità della Gloria di Dio così fortemente espressa dalla bellezza architettonica e artistica della Basilica vaticana. E’ come essere entrati finalmente in un altro mondo: perché “altro” è diventato ognuno di voi, grazie anche alla grazia dell’Indulgenza plenaria del Giubileo.
Io sono la Via
Ormai da diverse ore siete provocati a camminare. Lo farete molto di più nei prossimi appuntamenti del Giubileo dei giovani. Non siete soli, ma camminate insieme a centinaia di migliaia di altri giovani: con loro tutto il mondo è rappresentato a Roma. Anche il Cammino sprigiona significati affascianti: andare avanti è lasciarsi dietro la vita di prima nelle sue componenti da sanare; è guardare avanti verso nuove frontiere, traguardi, speranze, novità, progetti meritevoli di futuro e futuro meritevole di grandi progetti. Ma il vostro camminare ha bisogno di capire quale strada scegliere per quale meta raggiungere: “Gli disse Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?”. Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv 14,5-6). Gesù è la via perché chi lo incontra trova Dio. L’umanità di Cristo, dunque, è la sola strada che conduce alla meta della vita, Dio. Non ce ne sono altre!
Vi saluto con cuore ricolmo di gioia per il vostro “Esserci” a Tor Vergata. Portate nel cuore le vostre comunità, la nostra Diocesi, soprattutto i tanti giovani che grazie a voi potranno ritornare a guardare a Gesù e alla Chiesa con simpatia e speranza.
+ Gerardo Antonazzo
[1] Testo trascritto da registrazione.
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