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Festa di Santa Rita

Cassino, la Parrocchia di S. Antonio da Padova onora la Santa di Cascia

Incredibile come la fede popolare stia crescendo: non solo come numero di persone che vi si avvicinano e la vivono in prima persona, ma anche – cosa davvero importantissima – perché non è più quella fede ingenua, un po’ bigotta, fatta solo per tradizione, per “la festa”…  Si nota che la fede del popolo, che quindi unisce tante categorie di persone, sta diventando più profonda, meditata, capace davvero di entrare nella vita attuale di chiunque e di suggerire comportamenti, idee, parole e metodi per superare difficoltà, affrontare dispiaceri, malattie, problemi, da cui nessuno è esentato.

Il 22 maggio è la festa di Santa Rita, una delle sante più amate e pregate, perché, come si dice, è “la Santa dei miracoli”, anzi “dei miracoli impossibili”. Da anni, a Cassino, la Parrocchia di S. Antonio festeggia la Santa di Cascia con tutti gli onori, spesso organizzando anche visite al monastero delle Agostiniane dove la Santa visse gli ultimi anni della sua vita e dove le Suore della sua congregazione continuano l’opera di aiuto a chi ha bisogno.

Anche quest’anno la Parrocchia ha approntato con cura ogni particolare. Nei tre giorni precedenti la festa, c’è stato il tradizionale Triduo di preghiera in preparazione: nel pomeriggio, Rosario “ritiano”, S. Messa, preghiera e canto dell’Inno a Santa Rita, grazie anche al libretto preparato in centinaia di copie. La statua della Santa era esposta in grande onore con luci e fiori, o meglio: con rose rosse, l’emblema della Santa. Esposta anche una preziosa Reliquia della Santa, con cui è stata data la Benedizione solenne. La chiesa, ancora una volta, si è riempita di persone che con grande partecipazione e devozione si sono raccolte attorno all’altare e all’immagine della Santa, solitamente rappresentata col vestito da suora (che portò nell’ultima parte della sua vita), una spina sulla fronte donatale da Gesù perché con quel sangue partecipasse alla Sua Passione, e una rosa rossa, per ricordare il prodigio della rosa che Rita, in fin di vita, chiese a Gesù e Lui gliela donò facendola spuntare nonostante fosse inverno.

Ecco perché la chiesa si era dotata di moltissime rose rosse, perché a tutti fosse possibile averle. Il giorno della festa, al mattino, dopo la S. Messa, c’è stata la Supplica alla Santa e la benedizione delle rose, momento bellissimo e toccante: il Parroco Don Benedetto Minchella ha invitato tutti i presenti ad alzare le rose per benedirle: ed è stato un improvviso fiorire di rose rosse che hanno colorato tutta la chiesa, uno spettacolo bellissimo. Le rose sono state benedette con la apposita formula rituale e asperse con l’acqua santa. La chiesa era così piena che non solo i banchi e le molte sedie aggiunte nei corridoi laterali erano pieni, ma c’erano anche tante persone in piedi, e altre non riuscivano ad entrare. E tutto si è svolto con silenzio e partecipazione davvero encomiabili.

In serata, poi, Messa solenne, animata dai due Cori insieme (che il Parroco ha ringraziato e lodato perché “l’unione fa la forza”) e ancora una volta con un pienone incredibile. Ma tutto si è svolto con ordine e partecipazione. Molto bella e profonda l’omelia, seguita attentamente da tutti, perché toccava tutti. Tracciando la vita di Santa Rita, Don Benedetto ha saputo far notare come la vita della Santa sia stata difficile e sofferta: data in sposa, come accadeva a quel tempo, ad un uomo che si rivelò violento, si trovò a vivere un matrimonio ben diverso da come lo aveva immaginato (cosa che oggi capita molto comunemente), ma cercò in tutti i modi, con la sua mitezza, di aiutare il marito a divenire più giusto. Vi stava quasi riuscendo, quando lui fu ucciso. Rita non odiò, anzi perdonò gli uccisori e quando si accorse che i suoi due figli avevano in mente di vendicare la morte del padre, chiese a Dio, per la loro salvezza, piuttosto di farli morire che peccare con la vendetta. E in effetti morirono di malattia. Rita si ritrovò sola (altro stato in cui molti di noi si trovano) e decise di farsi suora; inizialmente rifiutata dal monastero, riuscì poi, sempre con mitezza e preghiera, ad essere accolta, vivendo poi nella preghiera e nell’abbandono a Dio, tanto da ricevere una spina della corona del Crocifisso che rimase per quindici anni conficcata nella fronte. Descrivendo passo passo la vita di Rita, il Parroco ha sottolineato la somiglianza della nostra vita con quella della Santa, additando l’accettazione, la modestia, la capacità di preghiera e di perdono, che anche noi tutti dovremmo avere.

Al termine della Messa, ha preso il via la Processione per le vie della Parrocchia, con la statua della Santa, sacerdoti e ministranti, quattro graziosissime bambine vestite da Santa Rita e un lungo serpentone di fedeli che ha hanno accompagnato la statua fino al ritorno in chiesa, con una compostezza e una devozione orante davvero lodevoli. La fede del popolo cresce.

Adriana Letta