FATE RUMORE CON LA VOSTRA GIOIA [1]
Omelia per il Giubileo diocesano dei Grest
Basilica-Santuario Regionale di Canneto, 22 luglio 2025
Cari ragazzi e animatori,
grazie perché siete venuti! Oggi la vostra gioia risveglia nella Valle di Canneto un’eco di speranza. Voi siete testimoni di speranza perché amate la vita, siete la gioia, testimoniate l’innocenza, esprimete la semplicità, costruite la pace. Il vostro sorriso disarma l’odio; il vostro sguardo debella l’inimicizia; la semplicità del cuore vi fa diventare amici di tutti. Oggi siamo accolti nella casa di Maria, dove da più di mille anni la gente viene qui a pregare la Madonna. Voi siete le persone che Maria aspetta di più. Sapete perché? Perché il vostro cuore è quello più simile al cuore della Vergine Maria, e Lei oggi si sente a suo agio con voi. Ha conservato sempre l’innocenza del cuore, per questo ha potuto generare Gesù, il figlio di Dio, l’Innocente che si offrirà per noi come Agnello senza macchia sulla Croce.
La domanda di oggi
E’ questa: come si fa a conservare la bellezza e l’innocenza del nostro cuore di ragazzi una volta che saremo diventati giovani-adulti? Come si fa a diventare “grandi” conservando il cuore di un bambino? A volte, da bambini si gioca a fare l’adulto; una volta davvero adulti, dobbiamo vivere con il cuore di un bambino. Lo chiede Gesù: “Chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: “In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me” (Mt 18,2-5). Il nostro cuore è l’organo più a rischio di malattie, non solo fisiche, e speriamo proprio di no, ma soprattutto morali e spirituali, e queste sono purtroppo possibili per tutti: l’egoismo, la gelosia, la maldicenza, l’invidia, l’arroganza, la bramosia del denaro e del potere, la furbizia e la disonestà, etc. Cari ragazzi, il nostro cuore ha bisogno di incontrare Gesù per restare “umano”: buono, accogliente, disponibile, semplice, generoso.
Perché piangi? Vi faccio una domanda semplice. Siete contenti? Siete felici? Si. Noi ridiamo, ma oggi nel vangelo c’è qualcuno che piange; chi è che piange nel vangelo che abbiamo ascoltato oggi? Più volte nel brano del vangelo di oggi l’evangelista ci ha sottolineato che ci fosse qualcuno che piangeva; come si chiama questa persona che piange nel vangelo di oggi? Maria Maddalena, o Maria di Magdala. Oggi Gesù tocca il cuore di Maria Maddalena, una delle donne più affezionate a Gesù. La incontriamo mentre piange davanti al sepolcro di Gesù, vuoto. Lei era una delle donne convertita da Gesù e che lo seguiva insieme agli apostoli; voleva bene a Gesù. Dove si trova Maria mentre piange? Davanti al sepolcro. Come mai si trovava davanti al sepolcro? Sappiamo che Gesù era stato crocifisso, poi deposto dalla croce e posto nel sepolcro, non lontano dal luogo della crocifissione. Avevano messo una pietra davanti la tomba, perché la tomba era posta in una cavità scavata nella roccia, la quale si chiudeva facendo rotolare una pietra all’imboccatura. Però, il giorno dopo, al mattino presto, gli apostoli e alcune delle donne che seguivano Gesù decisero di recarsi al sepolcro, un po’ come noi spesso decidiamo di andare al cimitero a fare visita a un nostro defunto il giorno dopo il funerale o semplicemente per andare a pregare per la sua anima o semplicemente fare visita, ricordarlo, portare un fiore. Ma chi è il primo ad arrivare al sepolcro di Gesù? Maria Maddalena! Il cuore di questa donna era fortemente legato a Gesù: il vangelo dice che corre, e quando vi arriva scopre una cosa strana, ossia la pietra che chiudeva il sepolcro di Gesù, una pietra grandissima e pesante, era stata spostata e il sepolcro aperto. Subito ha pensato che qualcuno avesse violato, violentato la tomba, entrato nel sepolcro per fare un dispetto ai discepoli rubando il corpo di Gesù. Maria Maddalena entra, si avvicina, ma nota che qualcuno prima di lei fosse passato, perché effettivamente il corpo di Gesù non c’era più. Secondo voi, è una bella o una brutta sorpresa? Il corpo non c’è. Maria Maddalena è sopraffatta dai pensieri non immagina altro che un trafugamento, piange e subito dopo corre verso gli apostoli incontrando prima Pietro, poi Giovanni, il più giovane degli apostoli, per dire loro che ha trovato il sepolcro aperto e senza il corpo di Gesù, senza lasciare tracce o segni di dove qualcuno lo avesse nascosto. Pietro e Giovanni si recano anche loro al sepolcro e riscontrano esattamente la situazione raccontata loro dalla Maddalena. Loro due vanno via, Maria invece non si dà pace: resta lì e piange finché poi una voce non le chiede perché stesse piangendo. Maria risponde senza guardare in faccia chi stesse parlando con lei, avendolo alle sue spalle, e chiede se fosse stato lui a rubare il corpo del suo Signore. In quel momento Gesù decide di rivelarsi a Maria chiamandola per nome. E Maria, sfavillante di gioia e con gli occhi sgranati finalmente si volta e grida: “Maestro”. La Maddalena si getta poi ai piedi di Gesù, vuole stringerlo, abbracciarlo, ma Gesù l’aiuta a riconoscerlo in modo nuovo e diverso. Oggi anche noi non possiamo toccarlo, abbracciarlo, stringergli la mano o chiedergli cosa sia successo nel sepolcro. Gesù sarà vicino a lei e a noi in un modo diverso rispetto a prima; raccomanda alla Maddalena i modi e i luoghi in cui lui si farà riconoscere.
Andate a Canneto, là mi vedrete Gesù risorto ordina a Maria: “Va’ dai miei fratelli e di’ loro: Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. Nel vangelo di san Matteo Gesù risorto dice alle donne di andare ad annunciare ai suoi fratelli che andranno in Galilea, e che là lo vedranno. Noi, qui a Canneto: non possiamo toccarlo o vederlo, ma a Canneto troveremo i luoghi, i segni e le parole attraverso cui possiamo fare esperienza di Gesù, perché il primo segno che troviamo qui a Canneto che ci permette di incontrare e riconoscere Gesù è la Vergine Maria: è Lei che ci insegna a accogliere suo figlio Gesù attraverso l’ascolto della sua Parola con la voce di chi la proclama, con il dono del pane e del vino grazie a chi li consacra invocando la potenza dello Spirito Santo, attraverso la nostra amicizia che mette in pratica il comandamento nuovo di un amore nuovo, di un modo tutto nuovo di volersi bene e di volere bene. È Lei, la Vergine Bruna di Canneto, che ci indica Gesù, presente anche nel Tabernacolo che custodisce il vivo Corpo di Gesù. Non possiamo toccare Gesù, ma possiamo riceverLo, incontrare, ascoltare: è sempre Lui, il Maestro che ci chiama per nome e noi lo adoriamo presente in mezzo a noi. È questa la ragione dell’amicizia con Lui, ma anche tra di noi. Qui risiede la nostra felicità. Prima vi ho chiesto se siete felici. Avete risposto di sì, forse senza pensarci. Ma ora lo sappiamo: oggi possiamo provare insieme con tutti gli amici la gioia di Gesù Risorto, presente in mezzo a noi. Ti cerca e ti chiama per nome. Tu rispondigli subito: “Maestro!”: non sarai tu a stringerlo e ad abbracciarlo, ma sarà Lui a dirti con il suo sorriso che ti vuole bene per sempre.
+ Gerardo Antonazzo
[1] Testo trascritto da registrazione.
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