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Omelie

Edificare nell’unità e nella pace – Omelia per l’inizio del ministero di don Natalino Manna, parroco (Pontecorvo-Chiesa Concattedrale, 8 settembre 2026)

EDIFICARE NELL’UNITÀ E NELLA PACE

Omelia per l’inizio del ministero di don Natalino Manna, parroco
Pontecorvo-Chiesa Concattedrale, 8 settembre 2026

  

Carissimo don Natalino, cari presbiteri,
stimate autorità civili e militari,
amati fratelli e sorelle,

 

la festa liturgica della Natività di Maria celebra la continuità con il mistero della Chiesa. Maria e la Chiesa riconoscono la loro origine nel comune progetto divino. Nella bellezza di Maria, contempliamo la bellezza della Chiesa. Maria è invocata come “primizia e immagine” della Chiesa. Pertanto, la Natività di Maria è preludio anche alla nascita della Chiesa: nel mistero di Maria e nel mistero della Chiesa riconosciamo la medesima origine trinitaria. Maria e la Chiesa esistono dall’eternità nel pensiero della Trinità, sono entrambi il bacio della Trinità alla Terra. La comune origine accomuna la natività di Maria e l’avvento della Chiesa, la vocazione di Maria e la vocazione divina della Chiesa, la missione di Maria la missione della Chiesa nel mondo, la maternità di Maria e la maternità della Chiesa, la gloria di Maria e la gloria della Chiesa quale la Gerusalemme celeste, fidanzata-sposa dell’Agnello.

Caro don Natalino,

la preghiera della Colletta mette in risalto due dimensioni del mistero di Maria, la sua maternità e la sua natività: “…la maternità di Maria ha segnato l’inizio della nostra salvezza, la festa della sua Natività ci faccia crescere nell’unità e nella pace”. Maria oggi si presenta come Maestra e Madre spirituale del tuo ministero e istruisce il tuo cuore di pastore.

La natività di Maria parla di crescita e di formazione

Maria, infatti, introduce nel mondo una “magnifica humanitas”, nella quale non c’è traccia di contaminazione del peccato. L’umanità femminile di Maria è perfettamente armonizzata e positivamente integrata in tutte le sue possibili dimensioni ed espressioni: nell’anima e nel corpo gode di un’armonia pienamente vissuta con Dio e con se stessa. La natività di Maria, sin dalla sua concezione nel grembo materno, gode di una singolare condizione di splendore e di bellezza: “tota pulchra”, è solo bellezza, è tutta armonia, riflesso della bellezza trinitaria che rifulge nella trasparenza e purezza della sua anima e del suo corpo. Anche la Chiesa è chiamata a edificarsi nella bellezza materna della fraternità e nella carità, redenta dalla Pasqua: “Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata” (Ef 5,25-27). La natività di Maria accrescere la vita della Chiesa nel segno dell’unità e della pace. Anche il tuo ministero, carissimo don Natalino, ti impegna a promuovere la vita di questa comunità formando all’unità e alla pace (Colletta). Una comunità riconciliata, chiamata ad essere nel mondo e per il mondo “in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (LG 1). Così la Chiesa promuove e propone un nuovo umanesimo, manifestandosi anche per il mondo come “rerum humanarum peritissima” (Paolo VI, Populorum progressio, 13): esperta al massimo grado di ciò che è propriamente umano. Anche il Concilio Vaticano II afferma: “Chiunque segue Cristo, uomo perfetto, diventa anch’egli più uomo” (Gaudium et spes, 41). La Chiesa è chiamata ad essere esperta di umanità anzitutto nel cuore della realtà che la costituisce: l’evangelizzazione. E lo deve essere sia per ascoltare significativamente il Vangelo che annuncia, sia per proclamare con frutto il Vangelo ascoltato.

La maternità di Maria parla di generatività e di cura

La maternità divina di Maria è finalizzata alla nascita del Verbo di Dio, fatto carne nel grembo verginale della “piena di grazia”. La maternità di Maria è destinata anche a dare forma alla maternità della Chiesa. Il tuo stesso ministero esprima la maternità di una Chiesa che sa generare e soprattutto prendersi cura dei suoi figli. Davvero “mamma” accogliente, premurosa, aperta e paziente. “In questa sua maternità, la Chiesa ha come modello la Vergine Maria, il modello più bello e più alto che ci possa essere [ ] …la maternità della Chiesa si pone proprio in continuità con quella di Maria, come un suo prolungamento nella storia. La nascita di Gesù nel grembo di Maria, infatti, è preludio della nascita di ogni cristiano nel grembo della Chiesa, dal momento che Cristo è il primogenito di una moltitudine di fratelli (cfr Rm 8,29) e il nostro primo fratello Gesù è nato da Maria, è il modello, e tutti noi siamo nati nella Chiesa. Comprendiamo, allora, come la relazione che unisce Maria e la Chiesa sia quanto mai profonda: guardando a Maria, scopriamo il volto più bello e più tenero della Chiesa; e guardando alla Chiesa, riconosciamo i lineamenti sublimi di Maria. Noi cristiani, non siamo orfani, abbiamo una mamma, abbiamo una madre, e questo è grande! Non siamo orfani! La Chiesa è madre, Maria è madre” (Papa Francesco, 3 settembre 2014).

Caro don Natalino,

la tua semplice e genuina umanità ti renda disponibile all’ascolto cordiale, all’accoglienza aperta: nessuno si senta fuori posto o estraneo. Conferma la tua cordialità con tutti, valorizza le doti e le qualità di ciascuno, raccogli la disponibilità di chiunque, edifica la comunità nel segno dell’unità e della pace. Sei padre e madre per tutti, supera la categoria dei “vicini” e dei “lontani”: la maternità della Chiesa riconosce tutti come suoi figli. Ravviva nel cuore dei più piccoli, di adulti e anziani, di ogni categoria sociale, di praticanti e non, la gioia di appartenere alla Chiesa come alla propria famiglia spirituale. La Vergine Maria, ti sia modello ispiratore di ogni azione pastorale per annunciare a tutti, senza esclusioni o parzialità, che incontrare Cristo non solo è bello, ma necessario per diventare più umani perché migliorati come nuove creature dalla grazia pasquale.

                                                                                                           + Gerardo Antonazzo

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