DIO SI AFFIDA A COLEI CHE SI FIDA *
Omelia del Cardinale Augusto Paolo Lojudice
per la Solennità della B. V. Maria Regina, in Canneto
Patrona e protettrice della Diocesi
Basilica-Santuario Regionale di Canneto, 22 agosto 2026
Eccellenza Reverendissima, caro don Gerardo,
un carissimo saluto e un sentito ringraziamento per il tuo invito.
Un cordiale saluto al Sindaco, alle autorità civili e militari presenti, ai confratelli sacerdoti che concelebrano questa Eucaristia, e a tutti voi, cari fratelli e sorelle.
Mi trovo qui, nel Santuario di Canneto, e comprendo perfettamente perché questo luogo sia il cuore di una Diocesi: non soltanto perché è il Santuario dedicato alla Patrona della Diocesi, ma perché è qualcosa che si sente dentro. Verrebbe da chiedere a ciascuno di voi: perché siete qui? Perché siete venuti fin quassù? Qualcuno ha camminato per giorni, qualcuno è arrivato in macchina, qualcuno ha affrontato pioggia, vento e ogni genere di difficoltà. Perché? Perché c’è qualcosa che ci spinge, qualcosa che ci chiama; siamo tutti chiamati a essere un’unica realtà, o come direbbe San Paolo, un unico corpo. La Chiesa è questo: tante membra, ognuna delle quali ha un suo ruolo, una sua posizione, ma tutte orientate nella stessa direzione. Se volgiamo lo sguardo a Maria, ricordando le parole di questo brano dell’Annunciazione, ci viene in mente come Dio abbia scelto una strada particolare, quella di aver bisogno di qualcuno. Dio è onnipotente, quindi poteva scegliere e trovare tantissimi altri modi per operare il suo progetto di redenzione del genere umano, ma ha scelto di affidarsi alla volontà di una giovane ragazza di Nazareth. Come sappiamo, in quel tempo, in quel momento, in quei luoghi, il matrimonio avveniva, insomma, con ragazze molto giovani. Oggi chiameremmo ragazze di quella età adolescenti. Eppure Maria, nonostante la sua giovane età, portava dentro di sé un grande tesoro, una grande ricchezza: una straordinaria capacità di ascolto, una delle sue caratteristiche fondamentali.
Quando penso a Maria, penso a una donna che sa ascoltare e sa stare in silenzio. Del resto, nel Vangelo dice pochissimo, quasi nulla: sono le cosiddette sette parole di Maria, se si considera anche il Magnificat che costituisce la sua espressione più ampia. Le altre sono brevi parole, legate soprattutto alla vita del Figlio. Eppure, in contrasto con la sobrietà delle sue parole nel Vangelo, la tradizione ha parlato, scritto e composto inni innumerevoli in suo onore. Lo stesso vale per l’iconografia della Madonna, che ha raggiunto una diffusione e una ricchezza straordinarie. È quasi una proporzione inversa: Maria parla poco nel Vangelo, ma lungo i secoli sono state pronunciate e scritte su di lei innumerevoli parole. La scelta di Dio di affidarsi a qualcuno è un bisogno che possiamo comprendere attraverso le esperienze più semplici della nostra vita: come un bambino ha bisogno dei propri genitori, in particolare della madre, così un malato ha bisogno del medico, un anziano di qualcuno che lo assista, un marito della moglie e viceversa, un alunno dell’insegnante. Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci prenda per mano e ci accompagni, nessuno escluso. Quando sentiamo o abbiamo la sensazione di poter fare da soli, siamo dei poveri illusi che andremmo sicuramente incontro a una deriva, a un precipizio, perché da soli non ce la possiamo fare. Tutti abbiamo bisogno di lei, di Maria, della nostra Madonna. La sua bellezza, la sua concretezza fanno di lei una donna libera e coraggiosa, caratteristiche che emergono in modo particolare nei momenti più significativi della sua vita, a partire dall’Annunciazione, quando pronuncia il suo sì totale al progetto di Dio.
Maria era libera: avrebbe potuto dire di no, ma non lo fece. È il punto di svolta della storia umana: quel momento in cui un angelo appare a una giovane donna di nome Maria, le annuncia il progetto di Dio, cioè che vuole inviare nel mondo suo Figlio come il Messia, e tutta la storia successiva dell’umanità e della creazione parte dal suo consenso, da quel sì. Nello stesso tempo, Maria si sente personalmente responsabile nei confronti dell’umanità, il cui futuro è legato alla sua risposta. Ma come può una giovanissima ragazza di quel tempo percepire tutto questo? Certamente aveva imparato a custodire dentro di sé ciò che accadeva. Il Vangelo lo ripete più volte: Maria custodiva e meditava queste cose nel suo cuore. Era una ragazza, e poi una donna, attenta e profonda, capace di ascoltare e di custodire. Ognuno di noi può pensare a un aspetto della sua vita, delle sue caratteristiche, del suo essere ragazza e poi donna: quel primato della dimensione contemplativa della vita, quell’atteggiamento di continuo accoglimento dell’iniziativa di Dio, educa a lasciarci amare e condurre docilmente da lui.
E allora tante domande, penso, emergano in un momento come questo, in una festa come questa, quando abbiamo Maria davanti alla mente, al cuore, agli occhi. Dio è veramente il Signore della nostra vita, come lo è stato per Maria? Siamo davvero disposti a lasciarci guidare da lui, attraverso la sua azione, la sua parola e anche il suo silenzio? Sappiamo fermarci, meditare, vivere alla luce delle Scritture per discernere la sua volontà e realizzare con lui il suo disegno d’amore? Maria è una madre attenta, tenera, che vive le attese, i silenzi, le gioie, le prove che ogni madre, ogni mamma è chiamata ad attraversare. E certamente lei, come tutte le mamme, non sempre comprende tutto del Figlio, tanto più di un figlio così speciale, così particolare qual era Gesù. Pensate a quella risposta così dura di Gesù quando Maria e Giuseppe lo ritrovano, dopo alcuni giorni, nel Tempio. Però si fida di Dio e, a suo modo, con tutte le sue forze, per quanto umanamente le è possibile, lo protegge, lo accompagna, lo fa crescere.
E si fa da parte, che è un altro impegno grandissimo. Chi ha visto crescere un figlio, come mamma o come papà, sa che arriva un momento in cui bisogna farsi da parte, in cui la propria presenza non può più essere la prima e la principale. Sarà il figlio a dover continuare il proprio cammino, vivendo certamente una relazione attenta, profonda, rispettosa ed eventualmente tornando a chiedere qualcosa. E allora anche su questo non possiamo non domandarci, come testimoni e genitori, ai quali è affidato il compito di generare e accompagnare la vita, come ci sforziamo di essere come Maria nel suo rapporto con Gesù: vicini con tenerezza a chi ci è affidato, ma anche rispettosi della sua libertà e del suo mistero.
Consapevoli che un figlio non appartiene ai genitori: da loro viene, dal loro amore nasce, cresce e poi viene consegnato al mondo, alla vita. E allora siamo pronti ad affidare tutto a Dio senza sottrarci a nessuna responsabilità. Siamo capaci di ascoltare gli altri, senza venir meno a quel dovere di testimoniare la verità che solo libera e salva.
E allora la Chiesa rivolge in modo particolare un invito a tutte le donne, affinché si facciano educatrici di pace, come lo è stata Maria, con tutto il suo essere e il suo operare. Educatrici, ambasciatrici di pace nei rapporti tra le persone e tra le generazioni, nella cultura, nella vita sociale e politica delle nazioni, nelle situazioni di guerra e di conflitto. La Madonna ci insegna anzitutto a essere liberi, a decidere se seguire o non seguire il Signore, se lasciarci portare dal rancore che qualche volta si può raccogliere e albergare nel nostro cuore, se pregare o no, se restare nello sconforto o cercare, magari proprio in Maria, la speranza. Se alimentare la nostra fede frequentando con assiduità i sacramenti oppure no, se vogliamo essere fedeli alla Chiesa oppure no. Lei ci insegna che siamo chiamati a compiere centinaia di scelte ogni giorno e che proprio attraverso queste scelte possiamo essere profondamente liberi, perché sperimentiamo concretamente la nostra libertà. Papa Leone, nella festa dell’Assunzione, alla luce della Donna dell’Apocalisse, ci ha ricordato come Maria sia immagine e inizio della Chiesa. In questo luogo, in questo Santuario, meta di un lungo cammino, impariamo a guardare a Maria che oggi festeggiamo in tutta la Chiesa come Regina e Patrona della Diocesi: Lei sia Madre, guida, compagna di viaggio e protettrice sulla via del cielo. Chiediamo a lei di essere nostra custode, affidiamoci a lei. Abbiamo bisogno di lei. Chiediamole di insegnarci a rinnovare il mondo da dentro, standoci dentro, nella profondità del silenzio e dell’orazione, nella gioia dell’amore fraterno, nella fecondità insostituibile della croce. Santa Maria, Madre di Dio e della Chiesa, Regina della pace, Regina di Canneto, prega per noi e per il mondo intero. Amen.
* Trascrizione libera da file audio
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