DA NAZARETH A CANNETO, PASSANDO DA EFESO
Omelia per l’inizio del mese mariano
Basilica-Santuario Regionale di Canneto, 1° maggio 2026
Carissimi amici, presbiteri, fedeli e pellegrini,
la bella celebrazione liturgica, così ben partecipata, introduce al tradizionale percorso del “Mese mariano”, molto caro alla spiritualità popolare, caratterizzata dalla preghiera meditativa del santo Rosario e da un impegno di rinnovamento personale attraverso la formulazione di propositi, o “fioretti”, da offrire come promessa alla Vergine Maria. La nostra assemblea testimonia il desiderio condiviso di iniziare con impegno e convinzione il percorso mariano. Questa nostra celebrazione inaugura anche l’intensificazione della missione pastorale della Basilica-Santuario della Vergine Bruna di Canneto con l’accoglienza nei prossimi mesi di numerosi pellegrini, fedeli e devoti.
Da Nazareth a Efeso
Nel clima gioioso del tempo pasquale, la Parola di Dio oggi invita a ritornare sul Calvario, per contemplare con amorosa meditazione la straordinaria profondità spirituale del dialogo tra Gesù morente sulla croce, la madre di Gesù e il discepolo amato (presumibilmente l’apostolo Giovanni). Ancora una volta siamo invitati a “stare” anche noi di fronte alla Croce del Signore, partecipi di un sublime dialogo: “Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: Donna, ecco tuo figlio! Poi disse al discepolo: Ecco tua madre! E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé” (Gv 19, 26-27). La maternità di Maria inizia con l’annunciazione del Signore nella casa di Nazareth: dopo l’ascolto dell’angelo Gabriele, Maria offre il suo consenso all’azione fecondante dello Spirito: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38). Il Sì di Maria a Nazareth per il concepimento del Verbo eterno di Dio, passa attraverso il Sì del dolore dinanzi al Figlio crocifisso, e si perfeziona nel Sì dell’accoglienza del discepolo amato come suo figlio. Nell’ora di Gesù crocifisso, che è anche l’ora in cui nel tempio di Gerusalemme si immolavano gli agnelli per l’antica pasqua ebraica, dunque nell’ora del dolore del Signore e del discepolo amato, il dolore della Madre si fa travaglio di un parto per una nuova nascita, e per una inedita maternità: Maria, madre del Redentore, diventa realmente madre dei redenti, madre della Chiesa, madre di ogni discepolo del suo Figlio.
La spiritualità del triplice affidamento
I testi della liturgia che stiamo celebrando[1] rivelano la profonda teologia spirituale dell’affidamento: E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.… In questa scena Gesù vede “la madre”, non “sua madre” come era stata chiamata in precedenza (Gv 2,1.3.5; 2,12): colei che era “sua madre”, passa a diventare madre della comunità nuova. Il discepolo l’accolse con sé: nasce la Chiesa, corpo mistico di Cristo, di cui il discepolo amato è il suo primo membro. L’affidamento tra Maria e il discepolo consolida la reciprocità di un affetto intimo, inseparabile e insuperabile. Il testo originale in greco è molto espressivo, quasi intraducibile se non con l’assemblamento di più termini per esprimere la profondità del gesto e dei sentimenti con cui il discepolo accolse Maria con sé. Letteralmente eis ta idìa significa: l’accolse tra i suoi beni più cari, come il bene più prezioso, la riceve in eredità preziosa dalle mani del Maestro. È un’espressione giovannea che evoca l’accoglienza di una persona o di un dono spirituale all’interno del nucleo più caro, più intimo e prezioso della propria esistenza. Dopo di che, tutto “È compiuto” (Gv 19, 28.30): Vedendo sua Madre e il discepolo amato trova grande consolazione, e dopo aver assicurato il reciproco atto di affidamento perché nessuno dei due rimanesse senza l’altro, Gesù trova la forza e la fiducia per compiere il suo personale e decisivo affidamento al Padre: “Chinato il capo, consegnò lo spirito” (Gv 19,30). Gesù muore solo dopo aver affidato il discepolo alla Madre e la Madre al discepolo, per una reciproca accoglienza e intima confidenza. Tutto questo accade a Canneto. È qui, oggi, che risuonano le medesime parole del Crocifisso, rivolte a Maria e ad ognuno di noi: Donna, ecco tuo figlio! Ecco tua madre! Accogliamo Maria, per essere da lei abbracciati come suoi figli. È tutto profondamente vero.
Da Efeso a Canneto
L’antica tradizione racconta che, dopo l’evento della Pentecoste, Maria e il discepolo amato siano andati ad abitare a Efeso, in Asia Minore (attuale Turchia), oggi meta di pellegrinaggio alla Casa della Vergine. Sarebbe stata trovata, nei pressi di Efeso, una casa in cui avrebbero vissuto Giovanni e Maria, venerata come “casa di Maria” (Meryem Ana) a partire dal X secolo circa. Emmerick, una suora tedesca dell’800, avrebbe avuto in visione la conferma che in quella casa avrebbe veramente abitato la Madonna. Proviamo ad entrare delicatamente nell’intimità segreta delle confidenze scambiate nella casa di Efeso: Maria rivela al discepolo la potenza dei suoi affetti e trepidazioni verso Gesù; mentre il discepolo, che ascolta commosso, narra con tenerezza anche la sua intima amicizia con il Maestro sul cui costato aveva posato il capo durante l’Ultima Cena. Maria e il discepolo prendono il tempo necessario per passare in rassegna, con struggente nostalgia e allo stesso tempo con pacata serenità interiore, gli eventi del Maestro e Signore, i suoi gesti e parole, segni e silenzi. Reciprocamente si aiutano nel ricordare anche il vissuto degli altri apostoli, i loro volti e le loro storie, le loro gentilezze e scortesie, il loro entusiasmo ma anche gli abbandoni illeciti del Maestro nel tempo della prova. Maria e Giovanni fanno memoria soprattutto della scoperta del sepolcro vuoto, quando insieme con gli altri discepoli e con le donne accorse per prime alla tomba di Gesù, hanno avuto conferma che il Figlio aveva sconfitto la morte e si mostrava con le sue piaghe gloriose, rivelando a tutti la sua sconfinata misericordia. Giovanni scrive il suo vangelo prossimo ai novant’anni circa. Eppure, non riferisce nulla dei dialoghi notturni con Maria nella casa di Efeso: le loro reciproche confidenze resteranno per sempre nel segreto della loro relazione spirituali, lasciando aperta anche per noi la grazia possibile di una tale intimità tra la Madre del Signore e i suoi discepoli.
Cari fedeli, devoti e pellegrini,
anche la dimora millenaria di Canneto, come la casa di Efeso, dona a noi l’emozione degli affetti condivisi con la Madre di Dio. Canneto è la nostra Efeso spirituale. Anche qui, ognuno di noi vive un dialogo accorato e serrato con la Vergine Maria, da Madre a figlio e da figlio a Madre. A Lei le nostre confidenze sul senso dell’Oltre, della vita, della sofferenza, dell’amore, della morte, dell’amore. Qui, a Canneto, si entra in confidenza con il cuore di Maria, penetrando nelle corsie del suo amore. Maria conversa con ognuno di noi, raccoglie le nostre ansie e confidenze, ascolta quello che forse non avremmo mai voluto dire a nessuno. Ma a Lei sì! Così Maria dilata la speranza del pellegrino, ridona la gioia di vivere, riaccende la luce della fede, apre scie nella notte, eleva lo sguardo e infonde la nostalgia del Cielo. Proprio qui, a Canneto, Maria accoglie tutti noi come il discepolo amato, felice di vederci “perseveranti e concordi nella preghiera” (At 1,14), come fratelli e sorelle riuniti intorno alla mensa del suo Figlio risorto. Qui impariamo ad abitare il suo cuore materno per apprendere le sue confidenze di madre ed esprimere a Lei le nostre tenerezze di discepoli amati, che a Efeso forse non siamo mai stati, ma a Canneto sì!
Preghiera di affidamento alla Vergine Bruna
Vergine Bruna di Canneto,
con il tuo sguardo sereno e serio,
accarezza l’innocenza dei bambini,
i sogni dei giovani,
l’amore dei genitori, il futuro di chi
si promette amore per sempre,
l’angoscia di chi vive nella paura
e nella prova, la solitudine di chi è anziano,
la depressione di chi ha perso il posto di lavoro,
la disperazione di chi non sa dare un senso evangelico
alla sua malattia, la struggente imprecazione
di chi ha perduto prematuramente
e drammaticamente un figlio, un amico,
una persona cara. Santa Maria di Canneto,
Vergine della consolazione e della tenerezza,
accogli il pianto di chi non ha più lacrime,
il silenzio di chi è smarrito di cuore,
lo sguardo di chi non riesce a distaccarsi da te,
l’attesa di chi in te spera, la meraviglia
e la riconoscenza di chi desidera ritornare a te
e dirti semplicemente: grazie!
+ Gerardo Antonazzo
[1] Messe della Beata Vergine Maria, Affidamento della Beata Vergine Maria, n. 13.
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